Il ritorno della satira politica: Bisio diventa premier e massacra Di Maio, Salvini e l'opposizione

Più che un sequel, un istant movie dove l’uomo qualunque Peppino Garibaldi torna in campo e si ritrova non al Quirinale ma a Palazzo Chigi: qualsiasi riferimento alla reale situazione politica italiana incarognita e ostaggio del consenso social non è per niente casuale

Claudio Bisio in 'Bentornato Presidente'.
Claudio Bisio in "Bentornato Presidente".
di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia Marongiu

Più che un sequel, un istant movie dove l’uomo qualunque dal nome ingombrante si ritrova di nuovo in campo. Stavolta non al Quirinale ma a Palazzo Chigi dove il premier per caso Claudio Bisio si muove in una scena politica incarognita e ostaggio del consenso con una certezza: qualsiasi riferimento alla reale situazione politica italiana non è per niente casuale.

“Il successo di “Benvenuto Presidente” nel 2013 era stato tale che anche noi ci eravamo affezionati al personaggio di Giuseppe Garibaldi e da anni cercavamo l’idea giusta per farlo tornare in campo con un sequel. Avevamo pensato a un'altra elezione per sbaglio e lavoravamo all’idea di metterlo a capo dell’Unione Europea. Ma poi ci siamo resi conto che ridere di qualcosa che si conosce poco come le istituzioni comunitarie non avrebbe funzionato. Poi un giorno abbiamo acceso la televisione e abbiamo visto al telegiornale un premier sconosciuto e si accesa la lampadina. Insomma non abbiamo cercato l’attualità. È l’attualità che ci è venuta a cercare”: così raccontano gli sceneggiatori Fabio Bonifacci e Nicola Giuliano, di “Bentornato presidente” una commedia che si incarica di raccontare l’attualità politica e sociale italiana deformandola attraverso lo sguardo della satira.

Impresa a dir poco ardua visto che noi tutti sappiamo bene quanto l’attualità politica ogni giorno regali “perle” inimmaginabili di involontaria comicità o tragicità, che dir si voglia. Eppure, ed è questa la notizia, ci riesce. Sì, perché “Bentornato Presidente”, diretto da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi e interpretato, oltre che da Bisio, da Sarah Felberbaum e Pietro Sermonti, funziona, diverte e fa pensare.  La commedia è spalmata sulla realtà al punto da risultare un’impietosa ed esilarante fotografia dell’Italia post 4 marzo. Anche qui ci sono due vicepremier egocentrici e litigiosi che vogliono entrambi comandare e che per poterlo fare meglio scelgono un premier-marionetta da manovrare a loro piacimento. Il simil-Salvini si chiama Teodoro Guerriero (interpretato da Paolo Calabresi), è il leader di “Precedenza Italia”, ha uno sterminato team di social media manager che modulano e tengono al guinzaglio la sua rabbia eterodiretta secondo la dialettica da “bar” e gli umori del ventre del Paese.

Da sinistra, il simil Di Maio interpretato da Guglielmo Poggi e il simil Salvini interpretato da Paolo Calabresi.

L’altro, il simil-Di Maio (interpretato da Guglielmo Poggi) si chiama Danilo Stella, è il leader del “Movimento dei Candidi” e sopperisce alla totale incompetenza con smaglianti sorrisi e “bolle del web” che fa scoppiare a suo piacimento pur di denigrare gli avversari e rendere meno pericolosi i rivali. C’è pure l’opposizione di sinistra, quel che resta della Sovranità Democratica di Vincenzo Maceria (il simil Matteo Renzi, interpretato da Marco Ripoldi) rinchiusa in una fumosa e buia stanza in perenne balia di liti infinite, autocritica strumentale e cavilli pretestuosi, ostaggio di se stessa e della propria incapacità di andare oltre il proprio naso.

“Il mio Peppino Garibaldi resta un naif, un pescatore di trote buttato lì per caso”, racconta Claudio Bisio, attentissimo a non scivolare su nessuna polemica dopo il pieno di visiilità e conflittualità respirato in quel di Sanremo. “Eppure c’è una scena in cui dice qualcosa che non ho mai sentito dire a nessun politico. Quando durante la conferenza stampa si toglie gli auricolari attraverso i quali i due vicepremier lo dirigono e dice la sua. E cioè un sincero e onesto “non lo so ma mi informo”. Una novità clamorosa. Questo è un film rivolto a quelli che si sono stufati di questo odio continuo, di questa lotta perenne, perfino sulle parole, in cui i social non aiutano affatto e spesso nemmeno i giornali. Non lo definirei un film buonista, ma anti-cattivista”.

Si ride, si ride tanto, e si ride amaro, come quando la social manager ricorda al suo leader Guerriero che “il web è come la cistifellea si nutre di bile e tu sei il fegato”. Perché poi in mezzo a questi politici inconsistenti e incompetenti, disposti a tutto per un pugno di like in più, a venire chiamati in causa siamo tutti noi. Quelli che si lamentano di tutto ma che non pretendono la fattura pur di avere uno sconticino.

Pietro Sermonti: "In "Benvenuto Presidente" si raccontava la dittatura dei sondaggi, il "Bentornato presidente" si racconta la dittatura dei social"