Cinema in lutto: è morto a Los Angeles il produttore Dino De Laurentiis

Cinema in lutto: è morto a Los Angeles il produttore Dino De Laurentiis
TiscaliNews

Ammaliato dal sogno del cinema, Dino De Laurentiis, morto a Los Angeles all'età di 91 anni, figlio di un pastaio, partì alla fine degli anni Trenta dalla natia Torre Annunziata per Roma. E finì per conquistare l'America, da emigrante di successo per una carriera lunga 70 anni, disseminata di quasi 500 film, tra cui l'Oscar del '57 per La strada di Federico Fellini (onore condiviso con Carlo Ponti). La Mostra di Venezia gli diede il Leone d'oro alla carriera nel 2003, l'Academy nel 2001 gli diede il Thalberg, una sorta di Oscar per i produttori di successo, mentre nel 2006 ha avuto il David di Donatello del Cinquantenario.

Il suo posto era alle spalle del regista - De Laurentiis pensava di diventare attore, si iscrisse al primo corso del Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1937. Gli bastò poco, appena un'apparizione davanti alla macchina da presa e un colloquio con il Direttore, Luigi Chiarini, per capire che tra luce del set e l'ombra degli uffici di produzione il suo posto era alle spalle del regista. La sua "Linea d'ombra" prende forma alla Lux Film dove entrò nel '45 su raccomandazione dell'amico Mario Soldati. Ad arruolarlo fu un altro mitico produttore italiano, Riccardo Gualino, che di lui diceva: "Non so se ha talento, ma di certo è un ragazzo che non si fermerà mai".

Il successo negli Cinquanta - Pochi anni e pochi film fanno di lui, tra il '49 e il '59 il genio che oggi si celebra: Riso Amaro con Giuseppe De Santis (sul set incontrò il grande amore della sua vita, Silvana Mangano), Napoli Milionaria con Eduardo De Filippo, Dov'é la libertà con Roberto Rossellini, Miseria e Nobiltà con Mario Mattoli, La Grande Guerra con Mario Monicelli che gli fece vincere, giusto 50 anni fa, il Leone d'Oro a Venezia. Di certo il primo Oscar con Federico Fellini e il lungo sodalizio con Carlo Ponti, cominciato nel '48 e foriero di una seconda vittoria all'Academy con Le notti di Cabiria (1957), cambiarono la sua vita; tanto quanto la famigerata Legge Corona che impediva di fatto vere coproduzioni italo-americane.

L'amore per Hollywood - Stimato a Hollywood, voglioso da sempre di pensare in grande, Dino De Laurentiis si scopre negli anni '50 un vero tycoon hollywoodiano imprigionato in Italia. Allora porta a Cinecittà King Vidor per Guerra e Pace (1956), valica i confini con Lattuada e la sua Tempesta, ingaggia Anthony Quinn per fare Barabba (1961), convince John Huston a firmare un kolossal come La Bibbia (1966), fonda gli studi di Dinocittà sulla via Pontina; finalmente si convince al "grande salto" e dal 1972 emigra negli Stati Uniti fondando il suo personale Studio.

Luci e ombre della sua carriera - Tra un successo e un fallimento (sempre eclatanti, sempre felicemente ammalati di gigantismo), De Laurentiis è comunque l'uomo che dà fiducia a Sidney Lumet (Serpico, 1973) e Sydney Pollack (I Tre Giorni del Condor, 1975), lo spericolato artefice di Kong Kong (1976, Oscar per gli effetti speciali a Carlo Rambaldi), colui che ridà fiducia a Michael Cimino dopo la catastrofe dei Cancelli del Cielo con L'Anno del Dragone (1985) e Ore Disperate (1990). Ogni volta sembra sull'orlo dell'abisso e viene guardato con sospetto dai suoi nuovi colleghi d'oltre oceano. E ogni volta si risolleva, tra il guerriero Conan (due volte vincitore al box office con Arnold Schwarzenegger) e il genio del male Hannibal Lecter (da Manhunter di Michael Mann al prequel del Silenzio degli Innocenti diretto da Ridley Scott nel 2001). Le storie del cinema gli assegneranno il merito di aver reinventato la science fiction fantastica prima con Barbarella (Jane Fonda) e poi con Flash Gordon, prodotto Dune a David Lynch (catastrofe commerciale nel 1984), scommesso su Sam Raimi (The Army of Darkness, 1993), "sdoganato" Valerio Massimo Manfredi a Hollywood con L'Ultima Legione (2007).

Tre matrimoni e tanti figli - De Laurentiis si è sposato tre volte e per i suoi 90 anni, l'8 agosto dello scorso anno, riunì la tribù di figli e nipoti, con il produttore Aurelio arrivato dall'Italia. Incontrò la prima moglie Bianca all'indomani della guerra mondiale. Le cose andarono diversamente con la sua scoperta, Silvana Mangano, ex finalista a Miss Italia, nata mondina sul set di Riso Amaro, sposata con Dino nel 1949 e poi levigata a dama di gran classe fino all'eterea apparizione in Morte a Venezia e Ludwig per Luchino Visconti. Nonostante quattro figli, tra cui Veronica, Francesca e Raffaella che poi affiancò il padre nel lavoro, la coppia, piegata dal dolore per la perdita dell'unico figlio maschio Federico, non resse e il divorzio fu pronunciato nel dicembre del 1989. L'anno dopo scoccava l'ora del terzo matrimonio: dalla bella e bionda Martha Dino ha avuto ancora due figlie, Carolyna e Dina: un autentico gineceo per un inimitabile padre-padrone del cinema internazionale.