Applausi per il "naufrago" Redford nella giornata dominata dallo sport

Applausi per il 'naufrago' Redford nella giornata dominata dallo sport
di Emanuele Bigi

Doveva essere la giornata di Refn e del divo Gosling, invece è stata quella di Robert Redford che non perde lo charme, l’eleganza e la bravura alla vigilia dei 77 anni. Qui a Cannes ha lasciato il segno per la sua prova d’attore in Lost is All, del giovane regista J. C. Chandor, alla sua opera seconda (dopo Margin Call). Ha voluto proprio il sex symbol degli anni Settanta per il suo piccolo film ambientato su una barca in avaria che viene governata dall’unico protagonista, appunto Redford. Avete capito bene l’attore americano de La stangata si sobbarca tutto il peso della messa in scena, seppur aiutato dalla regia che riesce a tenere sulle spine lo spettatore. Un compito arduo che sembra rendere omaggio a Il vecchio e il mare di Hemingway. "Non ci sono dialoghi, non ci sono parole e neppure altri attori, solo io, il mare e una barca alla deriva – afferma l’attore - una sfida così non si poteva rifiutare”.

C'è anche il documentario sulla Formula Uno - Se Redford deve cercare di cavarsela con una barca a vela, di tutt’altro genere è lo sport praticato da Jackie Stewart. A molti questo nome suonerà famigliare, si tratta infatti del tre volte campione del mondo di Formula 1. A incontrarlo nel 1971 è Roman Polanski durante il Grand Prix di Monaco. Fu un week-end speciale da cui nacque il documentario Weekend of a Champion, prodotto dallo stesso regista e diretto da Frank Simon. Venne presentato nel 1972 al Festival di Berlino e a distanza di quarant’anni i due decidono di rincontrarsi nello stesso hotel di Monaco per discutere del passato e di come oggi sia cambiato l’automobilismo. Il documentario è stato presentato a Cannes in versione restaurata con l’aggiunta di questa nuova parte girata nel 2012. “Lo considero un film su un amico, un campione, una star e su un’era di cui provo nostalgia”, ha commentato Polanski.

L'omaggio a Muhammad Ali - E di sport si parla anche in Muhammad Ali’s Greatest Fight di Stephen Friers, prodotto dalla HBO, presentato come evento speciale. È facile capire quale sia il protagonista: il famoso campione di pugilato Cassius Clay che adottò il nome di Muhammad Ali quando si convertì alla religione islamica. Il film del regista di The Queen non si sofferma tanto sulle vicende sportive dell’atleta, quanto su quelle processuali. Dopo la conversione all’Islam il pugile rifiutò di partire per la guerra in Vietnam, come suggeriva il suo credo religioso, ma viene denunciato e arrestato. A questo punto decide di appellarsi alla Corte Suprema che ribaltò il giudizio di primo grado. Frears racconta questa storica battaglia legale intervallando immagini e video di repertorio con una rappresentazione cinematografica del processo, interpretata da attori del calibro di Frank Langella, Christopher Plummer e Danny Glover. Ritornando a Refn, anche lui non rinuncia allo sport: nel suo Solo Dio perdona viene praticata la thai boxe.