Alessandro Borghi irriconoscibile: "Mi trasformo in cattivo maestro. E poi cambio lavoro"

"È il film più popolare che ho fatto, mi aspetto lo vedano in molti", racconta l'attore a Venezia per presentare "Mondocane": "Amo fare l’attore, ma adesso vorrei lanciarmi sempre di più nella produzione. Ambivo a Hollywood, ora so che possiamo fare bene anche in Italia"

Essere ambiziosi, cercando di costruire un racconto di formazione e d’amicizia, marcando però stretta una cifra, intima e personale, proteggendone valori e caratteristiche. In molti ci provano, in pochi riescono davvero ad avvicinarsi, coinvolgendo.

Succede in questo caso ad Alessandro Celli, regista all’opera prima di Mondocane, in sala proprio dal 3 settembre (distribuito da 01 e prodotto tra l’altro da Matteo Rovere), presentato alla Settimana Internazionale della Critica, durante la Mostra di Venezia, coraggioso, nel mettere in scena un ritratto tridimensionale, a tinte da fiaba urbana-dark, ambientato in una Taranto deserta, perduta, minata dalle acciaierie e dai cambiamenti climatici.

Uno scorcio vicino (lontano?) distopico, in cui chi rimane in vita, cerca di sopravvivere, unendosi ai più forti, sognando di entrare nelle gang come quella de Le Formiche, capeggiata da Testacalda, interpretato da Alessandro Borghi, e provare a farsi adulti. Succede a due tredicenni, Pietro, detto appunto ‘Mondocane’, e Christian, il ‘Pisciasotto’ (gli ottimi debuttanti Dennis Protopapa e Giuliano Soprano), che d’un tratto dovranno mettere in discussione, tutto quello che hanno costruito fino a quel momento, e in cui davvero credono fortemente. Un film, nel cast Barbara Ronchi, nei panni di una poliziotta, e Ludovica Nasti, già prodigiosa Lila ne L’amica geniale, che per la sua natura e struttura, si presterebbe anche un sequel o addirittura ad un lavoro seriale, perché variopinto nell’esplorare personaggi e dinamiche, si scovano ispirazioni che vanno da Carpenter a Oliver Twist, in grado di esplorare su un genere, inedito da noi fino a qualche anno fa, ma che ora, invece, viene portato a generare nuovi codici e frontiere, mescolando realtà, divertimento, e qualcosa di anarchico, a livello visivo che di contenuto.

 

«Mi sono molto divertito, dice Alessandro Borghi. Ero, e sono, innamorato dei racconti legati al tema dell’amicizia, perché a differenza dell’amore, lì viene perdonato di più, anche se magari succedono tante cose sbagliate. Testacalda è un personaggio tridimensionale, quasi una forma di educatore, se vuoi un “cattivo” maestro, che però cerca, a suo modo, di ricreare una nuova generazione di valori. Lavorare con i ragazzi? Qualcosa di unico, hanno purezza e istinto».

 

«Questo, continua l’attore è il film più popolare che ho fatto, mi aspetto lo vedano in molti, ragazzi, adulti, genitori. Fare cinema è un regalo, è un contenitore capace di dare la possibilità di farti conoscere e comunicare. Amo fare l’attore, ma adesso vorrei lanciarmi sempre di più nella produzione, mi piace mettere su squadre diverse dando vita a storie e contenuti. Professionalmente sto crescendo, adoro cambiare idea. Ricordo quando ho iniziato a vivere di questo lavoro, ambivo al mito di Hollywood, a quel sistema, ora, dopo qualche anno, so che possiamo fare bene anche in Italia. Stiamo vivendo un nuovo momento storico, e non possiamo perdercelo».