[Il caso] Alain Delon razzista, omofobo e violento. Come si distrugge un mito: "Ora parlo io"

[Il caso] Alain Delon razzista, omofobo e violento. Come si distrugge un mito: 'Ora parlo io'

I nostri cugini d’Oltralpe, si sa, sono piuttosto competitivi con noi italiani. E stavolta ci si sono davvero messi d’impegno per rubarci uno dei nostri primati incontrastati, quello delle chiacchiere inutili e delle polemiche pretestuose. Già perché per rimanere in tema con il Festival di Cannes la Palma d’oro alla querelle più assurda va senz’altro alle femministe di Women and Hollywood che stanno contestando e boicottando con tanto di raccolta firme il premio alla carriera ad Alain Delon. Un signore di 84 anni, va ricordato, che ha scritto pagine importanti del cinema francese e non solo.

Faccia d’angelo e occhi di ghiaccio. Una bellezza delicata e inquieta quella di Delon che lo ha eletto a sex symbol planetario e che per decenni ha fatto innamorare di lui legioni di donne e, spesso, di uomini. Fascino indiscusso nutrito da un carattere spigoloso e dall’incontro con registi leggendari, a cominciare da Luchino Visconti che lo lanciò in “Rocco e i suoi fratelli” e lo consacrò tra le stelle affidandogli il ruolo del principe Tancredi accanto a Burt Lancaster e a Claudia Cardinale in quel capolavoro de “Il Gattopardo”. Una carriera sfolgorante che negli anni Settanta e Ottanta lo ha visto alternare cinema d’autore a film da botteghino, magari in coppia con l’altro bello e maledetto di Francia, Jean Paul Belmondo , suo partner in “Borsalino” e nel sequel. Eccolo, ne “La piscina”, al culmine della fama e della bellezza in coppia con quella che allora era anche la sua compagna nella vita, Romi Schneider. Eccolo, silenzioso e tormentato ne “L’ultima notte di quiete”. Eccolo, eroe duro alla hard boiled col destino inevitabilmente segnato in tanti polizieschi d’Oltralpe, da “I clan dei siciliani” a “Frank Costello faccia d’angelo”.

Gli amori e la depressione

 

A un certo punto il bell’Alain, con gli occhi turchesi circondati dalla mascherina nera, ha pure conquistato i più piccoli con il suo “Zorro”. Sempre al centro del gossip per le sue love story con Nathalie Delon, Mireille Darc, Romy Schneider, Anne Parillaud, Dalida Di Lazzaro e Silvia Kristel, ha anche tentato la strada della produzione e della regia con alterne fortune. E qualche tempo fa, dopo aver confessato di aver sofferto di depressione, malattia contro la quale ha lottato e vinto, ha deciso di ritirarsi dal grande schermo. Che cosa dunque avrà fatto di così imperdonabile il bel tenebroso di Francia? A venir messe sotto accusa sono le sue idee di destra e il suo sostegno al Front National di Marine Le Pen, che, comunque, va ricordato essere un partito assolutamente legale che in Francia raccoglie fior di consensi. Come uomo di destra e in ogni caso appartenente a una generazione ormai passata Delon quindi non vede di buon occhio le adozioni delle coppie gay, come gli rimproverano le femministe d’Oltralpe. Ultimo peccato a lui imputato quello di essere stato violento con alcune donne visto che in un’intervista l’attore avrebbe ammesso di aver dato in passato qualche schiaffo. Insomma, un omofobo violento e razzista. Ma siamo sicuri?

Ma stavolta il Movimento MeToo non c'entra

 

Ora qui occorre chiarirlo subito il movimento #MeToo non c’entra. Delon non è accusato di aver molestato o violentato nessuno. Né ha avuto denunce in tal senso. Siamo piuttosto nel campo del politically correct a tutti i costi, quello secondo il quale solo se si è di idee progressiste si è degni di essere ospitati in certi consessi. E sembra quasi superfluo ricordare che il premio viene dato all’attore e non all’uomo e che comunque, come ha detto il delegato generale del Festival di Cannes Thierry Fremaux “nessuno è perfetto e le contraddizioni sono nella storia di ciascuno. Posso non essere d'accordo con quello che Delon ha detto in passato, ma dobbiamo anche contestualizzarlo: Delon appartiene a un'altra generazione e a ben dire il Fronte di Le Pen rappresenta il 20 per cento dei francesi. Noi qui premiamo l'attore, l'artista che ha incantato Visconti e ci ha fatto sognare al cinema con Il Gattopardo. E poi gli stiamo dando la Palma d'oro alla carriera non il Nobel per la pace".

"Hanno voglia di mettersi in mostra. E perché ora?"

Ora interpellato da Le Figaro è lo stesso Delon a scendere in campo e a ribadire: "Mi si può amare oppure no, ma non si può contestare la mia carriera". Riguardo alle accuse che gli vengono mosse, l’attore adombra che dietro ci sia “soprattutto la voglia di mettersi in mostra. E poi perché proprio ora?”. E rispetto all’accusa di presunta omofobia chiarisce una volta per tutte che la polemica risale al 2013, durante una trasmissione tv: "Avevo soprattutto detto che non me ne importa assolutamente nulla se i gay si sposano. Ma che c'è una cosa che non voglio, e sono le adozioni, perché un figlio ha bisogno, a mio parere, di una mamma e di un papà".