90 volte Monica Vitti: la memoria svanisce ma noi non ti dimenticheremo mai

Il 3 novembre la diva più antidiva che ci sia compie gli anni, nel silenzio di una malattia che le toglie i ricordi e la rende ancora più vicina a noi. Il ritratto

Monica Vitti: il 3 novembre i suoi 90 anni (Foto da Listal)
Monica Vitti: il 3 novembre i suoi 90 anni (Foto da Listal)

Ciò che ha grande dignità provoca particolare indignazione quando viene offeso. E dunque è giusto cominciare questo omaggio ad una delle attrici più amate di sempre, ripartendo alle parole di suo marito Roberto Russo. Cinque anni fa, di fronte al moltiplicarsi incontrollato delle voci secondo cui Monica Vitti fosse ricoverata in una clinica in Svizzera, Russo chiarì: "Non capisco come sia nata e quale sia la fonte di questa fake newsDesidero pertanto smentire questa voce che con insistenza circolarompendo per un attimo quella riservatezza da me tenuta in questi anni. Monica vive a Roma da sempre a casa nostra ed è assistita assiduamente da me, con l’aiuto di una badante. Spero di aver chiarito l’equivoco". Niente Svizzera, ma prosegue il silenzio e il ritiro romano della diva forse più antidiva di sempre, nel dispiacere collettivo per la sua memoria che se ne va, mentre è impossibile cancellare il nostro ricordo di lei che il 3 novembre compie 90 anni

Monica Vitti: ritratti di una diva antidiva

"Oggi, a quest'ora perché sono così stanca da non poter andare avanti?"

La frase fa parte della biografia ufficiale della Vitti, scritta da Laura Delli Colli (figlia del grande Tonino, direttore della fotografia, tra gli altri, dei capolavori di Sergio Leone) e ben racconta come già nel 1987 (data di prima pubblicazione) Monica Vitti si sentisse sperduta. Sempre più fragile, tra i presagi della malattia che arrivava a cancellarne la memoria e la coscienza. Alzheimer, una forma di demenza, Parkinson che si aggrava? Non lo si è mai saputo con certezza. Nell'assenza, nel silenzio che l'ha rubata ai tanti che la amano, Monica Vitti diventa un'icona. Facile, quando non ci sei più, quando non muovi invidie e frecciate velenose sulla tua fortuna e fama, potranno obiettare i maligni. Ma la ragione dell'amore infinito del pubblico (e dei critici) per l'attrice romana è un'altra.

La Vitti in una delle ultime foto che la ritraggono, col marito Roberto Russo (Foto da Twitter)

Fatta per spiazzare, e per restarti vicinissima

Nel pudore, nell'insicurezza e nel perfezionismo si è snodata la carriera di Maria Luisa Ceciarelli (questo il suo vero nome) rimasta precocemente orfana di una madre che non approvò la sua decisione di fare l'attrice. Mai nuda, né al cinema né su qualche rivista patinata, sempre lieve e sempre profonda, quasi impenetrabile. Un misto di commedia dell'arte, popolare e ridanciana, e di sofisticatezza nevrotica e sofferta che sono poi i due poli attorno ai quali è gravitata una carriera dai picchi altissimi e dal finale non all'altezza di tanta gloria. Bellezza levigata e irregolare, con un sole che accendeva i capelli biondi, amplificando contemporaneamente i chiaroscuri dell'anima. La voce roca, insolita, che fece non poca fatica a convincere gli insegnanti di recitazione e dizione, e poi divenne la firma apposta su interpretazioni indimenticabili che restano nella storia della settima arte. Fatta per spiazzare, Monica Vitti, e per restare comunque vicinissima ai suoi tanti estimatori. Il 3 novembre sarà ricordata dalle programmazioni speciali di diversi canali tv (dalla Rai a Cine 34, che annuncia una no stop con tutti i suoi film) e che fra il 2017 e quest'anno è stata al centro della proiezione di alcuni dei suoi lavori cinematografici più amati (alla Mostra di Venezia) e del recente documentario Vitti d'arte, Vitti d'amore di Fabrizio Corallo presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Monica Vitti, senza altre parole (Foto da Listal)

La versatilità e il pudore

Monica Vitti è stata La ragazza con la pistola e l'icona dell'incomunicabilità borghese nella celebrata quadrilogia formata da La notteL'avventuraL'eclisse e Il deserto rosso. Diede corpo e carne (esangui) allo sguardo affilato di Michelangelo Antonioni, all'epoca suo compagno. Di quell'amore, oltre a film indimenticabili, resta il nido: la casa avveniristica fatta costruire all'architetto Dante Bini in Sardegna, che oggi sembra un disco volante che si degrada nel paesaggio mozzafiato dell'isola. 

Monica Vitti si reinventò attrice brillante, con doti comiche al di sopra della media. Amore mio aiutami (con Sordi), L'anatra all'arancia (con Tognazzi), Dramma della gelosia (con Giannini e Mastroianni) sono l'altra faccia di una diva talmente versatile da poter lavorare con Vadim e Brass, con Monicelli e Bunuel, talmente antidiva da sparire quando il grande schermo non ne richiamava l'estro, sempre pudica a raccontare se stessa. Fino alla biografia Sette sottane e quella, che porta il nome e cognome dell'attrice, che racconta la decisione di appartarsi anche prima degli anni del silenzio, del dolore cristallizzato in ricordi che lentamente svaniscono dalla mente. Ultime tracce di lei, la presenza al Quirinale nel 2001 in occasione dei David di Donatello, e alcune foto a passeggio col marito regista Roberto Russo a Sabaudia in quello stesso periodo.