Critiche e insulti a Pif: "L'incontro tra Andreotti e la mafia che lui mostra in tv è un falso"

Il feroce attacco del quotidiano Il Foglio, che tratta l'autore e regista come un calunniatore. Ma a guardare le carte dei processi si scopre ben altro

Pif, Stefano Bontate, Giulio Andreotti
Pif, Stefano Bontate, Giulio Andreotti
TiscaliNews

La mafia uccide solo d'estate, magari fosse così, come ha dimostrato Pif prima con il suo film benissimo accolto da critica e incassi, poi con la serie televisiva tuttora in onda. Ma il problema principale non è dimostrare in modo ironico e lucido la pervasività della mafia nella società italiana, quanto permettersi di rappresentare in televisione il colloquio tra il divo Giulio Andreotti e Stefano Bontate, boss di Cosa Nostra. Cosa che Pierfrancesco Diliberto, questo il vero nome di Pif, ha fatto, attirandosi le ire e gli insulti del Foglio. Che lo definisce "calunniatore" e "pifferaio male informato".

La verità nelle carte processuali

Il quotidiano diretto da Claudio Cerasa si scagli contro la la scena dell'incontro fra Andreotti e Bontate, avvenuto per cercare di scongiurare (inutilmente) l'assassinio di Piersanti Mattarella, che sarebbe un falso e una forzatura perché, stando al Foglio, la Cassazione stabilì a suo tempo che il leader della Dc non era in Sicilia in quel periodo, mentre date di altri incontri sarebbero "non ricostruibili". Ma a spulciare con attenzione le carte processuali si scopre altro. Il Tribunale di Palermo in primo grado assolse Andreotti, che poi però fu condannato in Appello e in Cassazione (con prescrizion, poiché i fatti risalivano a prima del 1980). Già in Appello fu confermato come Andreotti avesse avviato trattative con la mafia per proteggere Mattarella (fratello dell'attuale presidente della Repubblica e allora presidente della Regione Sicilia). Che fu ucciso nel 1980. Nessuna forzatura, dunque. Laconico il commento di Pif: "Invece di criticarmi scrivendo stupidaggini, e perdere tempo con me, pensino a studiare".