Ovunque tu sarai, mai sola mai

valerio sammarco

Ovunque tu sarai, mai sola mai
di Cinematografo

“Il calcio è un pretesto per raccontare una grande storia d’amicizia”. L’esordiente Roberto Capucci presenta Ovunque tu sarai, opera prima che M2 Pictures porterà nelle sale a partire dal 6 aprile: la storia è quella di quattro tifosi della Roma, e della loro “ultima” trasferta insieme, al Santiago Bernabeu di Madrid, nel 2008, quando la squadra giallorossa del “primo” Spalletti portò a casa la storica vittoria (1-2, reti di Taddei e Vucinic) che le permise di arrivare ai quarti di finale di Champion’s League.

“Il Ministero ci ha supportato, anche economicamente, perché dal film emerge la parte sana del tifo. Ed è una cosa importante, perché proviamo a raccontare che cosa significa essere davvero dei tifosi”, dice uno dei produttori, Roberto Cipullo. “La Roma poi ci ha dato un ottimo supporto e il 29 marzo faremo un’anteprima insieme all’associazione benefica Roma Cares dove ci saranno anche alcuni giocatori della squadra”, aggiunge Cipullo, che ha prodotto il film insieme a Mario Pezzi e a Miriam Ruiz Mateos della spagnola Ulula Films.

Interpretato da Primo Reggiani, Ricky Memphis, Francesco Montanari e Francesco Apolloni (anche sceneggiatore), Ovunque tu sarai segue il viaggio di Francesco, prossimo al matrimonio, Carlo (pokerista e ludopatico), el Loco (primario di una clinica sessuomane e alcolista) e Giordano (fobico e scaramantico a livelli maniacali, fratello di Francesco): il traguardo sarà il Santiago Bernabeu, ma il percorso lungo la Spagna – dove incontreranno anche la bellissima Pilar (Ariadna Romero) – permetterà loro di fare chiarezza sulle proprie esistenze e sulle tante insicurezze.

“È stata un’esperienza intensa, siamo partiti da un’idea sviluppata in tre anni con Francesco Apolloni. Fare un film in Italia è difficile, ma ho avuto la possibilità di dirigere un cast incredibile, attori con cui è stato facile costruire insieme i personaggi”, dice ancora il regista, classe 1975: “Tra le ispirazioni ovviamente c’era anche Febbre a 90°. Lì si parlava di Arsenal, qui di Roma, ma in entrambi i casi è facile per i tifosi di qualsiasi altra squadra potersi immedesimare”, spiega Capucci, che in un flashback del film inserisce anche il rigore sbagliato da Graziani durante la maledetta finale dell’84 tra Roma e Liverpool: “Quella partita segna per sempre il nostro essere tifosi della Roma. E la Roma credo sia tra le squadre più romantiche che esista, visto che l’amore nei suoi confronti cresce sempre di più dopo ogni sconfitta, soprattutto quelle dolorose”.

Passione, quella nei confronti della squadra giallorossa, che il regista condivide con Primo Reggiani e Ricky Memphis: “E’ una vera e propria malattia, altroché. E proprio per questo il film è rivolto ai tifosi di tutte le squadre, non solo della Roma”, dice Reggiani. “La sensazione – spiega invece Memphis a proposito del film – è quella di aver fatto qualcosa di onesto. In fondo questo è un film d’amore. Il rapporto che ho col calcio è quello di una grande passione verso la Roma, non da intenditore ma da tifoso viscerale, da innamorato. Ancora piango o rido se la Roma perde o vince”.

Si dice invece “simpatizzante ma non tifoso accanito” Francesco Apolloni: “Quando Roberto (Capucci, ndr) mi ha accennato questa idea mi è sembrato un ottimo pretesto per buttare giù questa storia on the road con quattro amici, ognuno con qualcosa da risolvere. È un film sulla passione, sull’amicizia, dice ancora l’attore-sceneggiatore, già regista nel 2001 di La verità, vi prego, sull’amore, e ironizza: “Ho visto che a giorni uscirà La verità, vi spiego, sull’amore (la commedia di Max Croci, ndr). È come se uno facesse Perfetti conosciuti, una grande idea!”.

Chi invece ammette di non essere mai stato un grande appassionato di calcio è Francesco Montanari: “Non avevo nessun rapporto col calcio prima di questo incontro, ma quando Roberto mi ha chiamato e stando poi a contatto con gli altri ho scoperto l’aspetto molto bello e passionale di un amore onesto. Quello che invece mi è appartenuto, ed ora per fortuna ne sono uscito, è l’aspetto maniacale legato a gesti scaramantici abbastanza folli, come ad esempio la mattina prima di mettere una maglietta la dovevo lanciare in aria e farle fare un giro di 360 gradi. Ma è una cosa da cui fortunatamente sono guarito”.

Appaiono poi in poche pose, in partecipazione amichevole, due laziali doc come Pino Insegno e, soprattutto Bruno Giordano, mentre le musiche del film sono curate da Marco Conidi de L’Orchestraccia, già autore di Mai sola mai, la canzone dedicata alla Roma, dove compare appunto il verso “A te, a te la mia fedeltà / Il mio coraggio, la lealtà / La mia voce nella gola / A te che sei la mia Roma / Ovunque tu sarai, mai sola mai”.