Giancarlo Magalli: "Le elezioni politiche? Ecco cosa succederà in Rai. Purtroppo"

"Non sono mai stato così contento di non essere Presidente della Repubblica": così il conduttore che tre anni fa era stato clamorosamente il più votato alle Quirinarie. In questi giorni è anche al cinema con "Benvenuti a casa mia", film francese che prende di mira la sinistra radical chic

Giancarlo Magalli: 'Le elezioni politiche? Ecco cosa succederà in Rai. Purtroppo'
di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

“Non sono mai stato così contento di non essere presidente della Repubblica”. Se la ride Giancarlo Magalli che tre anni fa clamorosamente risultò il più votato alle Quirinarie, un sondaggio fatto dai lettori del Fatto Quotidiano, su chi volessero nel gradino più alto delle istituzioni. Il conduttore de “I fatti vostri”, decano della Rai mai emigrato altrove (“in pratica di fedelissimi ci siamo solo io e Renzo Arbore”) in questi giorni è anche al cinema, ma solo in voce, nel film francese “Benvenuti a casa mia” dove doppia il protagonista Jean-Etienne Fougerole, un intellettuale esponente della cosiddetta 'gauche caviar', la sinistra ricca ed elitaria che sbandiera grandi ideali non sempre però facili da tradurre in azione, interpretato da Christian Clavier. E accetta volentieri di commentare il risultato delle elezioni anche dal punto di vista di chi lavora nella più importante azienda pubblica culturale d’Italia, da sempre soggetta agli smottamenti politici.

Non le è mai venuta la tentazione di fare il salto dalla tv alla politica? Nessuno glielo ha proposto dopo quel clamoroso risultato?
“No, per carità, non voglio nessun impegno politico. La politica è una cosa utile e bella ma bisogna saperla fare. Lo stesso, ad esempio, può dirsi dell’opera lirica ma non è che poi mi metto a fare “La Traviata”. A me non interessa, né ha mai interessato. Sì, ho avuto dei prudenti sondaggi da parte di qualche amico ma ho sempre declinato. E poi nel caso delle Quirinarie il mio nome era stato fatto un po’ come protesta nei confronti della vecchia nomenclatura e degli esponenti della vecchia politica”.

Si aspettava un risultato del genere?
“Il successo del Movimento 5 Stelle era abbastanza prevedibile. Non avevo previsto invece il sorpasso di Berlusconi da parte di Salvini. Comunque l'affermazione di Destra e 5 Stelle si spiega con le promesse che hanno fatto in campagna elettorale. In quanto al Pd credo che gli abbia nuociuto la troppa litigiosità. E poi la gente giudica a pelle e a pelle Renzi non è che sia un campione di simpatia”.

Ora in Rai cosa succederà?
“Quello che succede sempre. La Rai è lo specchio del Paese. Se c’è instabilità politica c’è anche instabilità in Rai. Ogni volta che cambiano i politici, cambiano anche i direttori delle varie reti e il gruppo direttivo della Rai. E naturalmente questa è una provvisorietà che nuoce all’azienda. Qualunque grande azienda campa anche di programmazione a lunga scadenza, di piani quinquennali, di pieni triennali. In Rai invece tutto questo non si può fare perché un direttore sa che al massimo resta due anni e poi lo cambiano. E poi ognuno che arriva si porta i suoi favoriti e ricambia tutto. È una provvisorietà nemica della sperimentazione e della stabilità. Pero è così. E noi da sempre siamo rassegnati al fatto che a ogni elezione cambierà il direttore generale, poi i direttori di rete e quelli di sotto e si ricomincia tutto da capo. La cosa che dispiace è che appena hanno imparato a fare questo lavoro li ricambiano un’altra volta”.

Parliamo invece di “Benvenuti a casa mia”, un film per certi versi urticante nella rappresentazione di certi intellettuali radical chic. Il personaggio che lei doppia è un grande promotore dell'accoglienza dei migranti e accetta la sfida che gli lancia in tv un avversario populista, e cioè quella di rendersi disponibile ad accogliere nella sua villa una famiglia rom. Il passaggio dalla teoria alla pratica, però, si dimostra complicato quando la numerosissima famiglia rom bussa alla porta dei raffinati Fougerole, con tanto di roulotte e maiale al seguito.
“Addirittura urticante? Ma no. In Francia esistono, da noi in Italia un po’ meno. Sono quelli che loro chiamano “la gauche caviar”. Ma il mio personaggio si evolve, smussa i preconcetti, si integra, fa amicizia. Parte da una posizione radical chic. È uno che campa con i soldi della moglie nella villa con piscina. Lui fa il professore e cerca di vendere il suo libro. Poi, certo, è chiaro che quando gli danno da mangiare la talpa si sente male. Ma tutto sommato alla fine fa un bel cambiamento”.

E la rappresentazione dei rom? Le è sembrata vittima di certi stereotipi?
“Non è che siano stati maltrattati più di tanto. Cantano, fanno casino, ma è vero. È così. E poi tutto il piano a scapito del protagonista è architettato da un francese, dall’unico “clandestino” che non è rom ma è fondamentalmente un mascalzone che gli insidia la moglie. Gli altri non sono così. Si vestono da peruviani per andare a chiedere l’elemosina, come i rom fanno davvero. Non sono stati rappresentati in modo malevolo. Anzi, nessuno di loro ruba. E poi sono perfino autoironici e si sfottono da soli”.

Cosa ne pensa della posizione di chi in Italia se la prende con gli immigrati e di chi invece esorta a essere accoglienti?
“I rom e gli immigrati non si possono mettere sullo stesso piano. Gli immigrati sono persone che scappano da una guerra, dalle carestie, che cercano un po’ di pace in un Paese in condizioni migliori del loro e certamente, nei limiti di un’organizzazione che non può essere improvvisata, vanno aiutati. I nomadi invece vivono qui, non è che sono arrivati. Stanno qua da sempre, al massimo vanno da una città all’altra e non lavorano, semmai campano un po’ di espedienti. Gli immigrati cercano lavoro, si rendono in qualche modo utili e vengono dalla disperazione. Sono due mondi completamente diversi”.

Sì, certo, ma io intendevo chiederle degli immigrati. Ci sono due posizioni nettamente opposte.
“Il problema è far sì che queste persone non restino bisognose di aiuto economico e sociale e che quindi non diventino degli invasori. È chiaro che se si permette a centinaia di migliaia di venire in Italia la gente li vede come invasori. E più ne entrano, più è facile che tra di loro si nascondano e si mescolino dei delinquenti e dei ladri che creano diffidenza. Noi italiani siamo un popolo generoso. Ma siamo anche tendenzialmente diffidenti”.

L’intellettuale protagonista del film le ha ricordato qualcuno in Italia?
“Ma ne abbiamo avuti tanti da Lucio Magri in poi. Erano tutti in genere di sinistra. Quelli che Montanelli definiva intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra. Una bella definizione”.

A lei è capitato, magari in tutt’altra situazione, di difendere un’idea di principio e invece al lato pratico di trovarsi in difficoltà?
“In genere non mi lascio prendere dalla retorica o dalla demagogia. Non dico una cosa perché suona bene: se la dico è perché la penso. E infatti nella vita mi sono fatto amici che mi adorano e nemici che non mi sopportano proprio perché non sono un buonista, non dico quello che la gente si aspetta o che vuole sentirsi dire. Se chiedesse a diversi miei colleghi se sarebbero pronti ad accogliere a casa loro una famiglia di rom, sono sicuro che il 45% direbbe: “sì, certo”. E invece io dico no, perché non è vero e non voglio sembrare più buono di quello che sono. Non li accoglierei perché mi farebbe paura”.

Immagino che tanti nemici se li sia fatti per il suo ormai proverbiale gusto per la battuta, che a volte può risultare offensiva.
“Beh, gli amici lo sanno e mi perdonano anche se magari mi dicono “certo che tu per una battuta saresti pronto ad ammazzare anche i tuoi parenti”. Chi non è amico invece può sentirsi toccato e reagire male. Ma adesso ne faccio meno. Non dico che sto diventando buono ma sto diventando vecchio. È tanto che non litigo con nessuno. Devo recuperare”.

Mi racconta una battuta cattiva che ha fatto, di quelle di cui poi si è pentito?
“Una persona con cui sono molto amico, quasi fratello è Pippo Baudo. Con Pippo ci vogliamo bene, abbiamo lavorato in teatro, insomma siamo veri amici. Anni fa, dopo che lui andò a Mediaset, si pentì e voleva tornare in Rai. E sui giornali non faceva altro che dire “Riprendetemi, faccio tutto, anche le previsioni del tempo”. Poverino, era disperato. E in quel periodo venne fuori la notizia che c’era una banda di pastori sardi che voleva sequestrarlo. E io me ne uscii con questa battuta: “Beh, non mi stupisce perché è diventato talmente pecora che i pastori quando lo vedono se lo vogliono prendere”. Era una battuta un po’ così, nemmeno troppo cattiva ma non mi sono reso conto che in quel momento a lui potevo ferirlo davvero. E lui se ne dispiacque. E io ci soffrii per il suo dispiacere. Ecco quella è stata una battuta che mi sarei dovuto risparmiare”.