Massimo Giletti parte all'attacco: "La mia dignità, la Rai e l'uomo che mi ha cacciato"

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di Cinzia Marongiu   -

Luci basse, inquadratura sui piedi che si muovono verso il centro dello studio. Occhi puntati sulla telecamera, giacca, cravatta, voce ferma, senza sbavature di commozione o rabbia. Parte all’attacco Massimo Giletti. Il monologo di apertura di “Non è l’Arena” dura poco meno di tre minuti. Il tempo necessario per riavvolgere il filo con il suo pubblico, proprio da dove si era bruscamente interrotto. "Quando uno entra in una tempesta non sa se ne uscirà vivo. Spera solo di attraversarla, di fare in fretta. Quando, quel giorno di fine giugno, il direttore generale della Rai mi ha convocato al settimo piano di viale Mazzini per dirmi che aveva l'intenzione di chiudere per sempre L'Arena e per propormi di fare il varietà, non ho potuto fare altro che sbattere la porta e andare via".

Sono un gior-na-li-sta

Ancora una volta Giletti ci tiene a sottolineare il suo incondizionato amore per la Tv di Stato che chiama “la nostra azienda” e il suo grande dolore per essere stato costretto ad andare via dopo quasi 30 anni di onorato servizio. “Mentre me ne andavo, scendendo quelle scale ho riavvolto nella mia memoria tutto quello che ho vissuto in 27 anni in quell'azienda che amavo. Ho incontrato i volti di tante persone, quelle note ma anche quelle dei titoli di coda che fanno grande la nostra azienda. Ho pensato agli amici, ne cito due e voi capite perché non cito gli altri, Lamberto Sposini e Fabrizio Frizzi. E ho ricordato, per paradosso, quando da ragazzo salivo quelle scale, giovane, pieno di sogni, e Giovanni Minoli mi permise di realizzare il sogno di entrare in Rai. Ecco perché devo dire grazie all'azienda che continuo ad amare e che amerò per sempre, perché mi ha dato tante possibilità, ma soprattutto perché lì sono entrato ragazzo e sono uscito uomo. Ma sono uscito giornalista. Gior-na-lista”,  ha aggiunto scandendo la parola.

Il video di auguri di Fiorello

“E vorrei che fosse chiaro, forse qualcuno non lo aveva capito. Poi ho pensato anche a mio padre e al suo più grande insegnamento: “non perdere mai la dignità. Se avessi accettato non avrei tradito solo me stesso ma anche voi, quei 4 milioni di persone che siete stati gli unici padroni dell'Arena. Non so se sono uscito da questa tempesta perché le lacrime che ho versato durante la conferenza stampa mi fanno capire che la ferita è ancora aperta. Ma siccome credo, io sono convinto che in fondo al tunnel c'è sempre una luce e si arriva in un mondo migliore". E a quel punto sono partite le note di "Un mondo migliore”, il brano di Vasco Rossi. Poi, spazio il video di auguri di Fiorello, inviato di prima mattina dall'Edicola: "In Rai non hanno capito, ti hanno lasciato andare così... meno male che quel gran volpone di Cairo è stato pronto a carpire la tua qualità".  La prima inchiesta di “Non è l'Arena”, come annunciato, è stata dedicata a Giancarlo Tulliani, cognato dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini, arrestato all'aeroporto di Dubai la scorsa settimana proprio grazie al pedinamento di uno dei suoi giornalisti. In studio arrivano Alessandra Moretti del Pd (sua ex a lla quale per tutta la puntata darà del "lei"), Nunzia De Girolamo di Forza Italia, Gianmarco Chiocci, direttore de "Il tempo", il giornalista Massimo Giannini de "La Repubblica", "Guido Paglia, ex dirigente Rai. Il dibattito inizia, interrotto dai vari servizi che ricostruiscono la vicenda. "Non è l'Arena" somiglia moltissimo all'Arena. Anche se, come lo stesso Giletti ha ribadito anche nel "Faccia a faccia" che alle 14 gli ha dedicato proprio il suo maestro Giovanni Minoli, "sono io che non sono più lo stesso".