Luca Barbareschi: "Io, gli abusi dei preti e quel mio essere morboso e seduttivo"

Nel suo ultimo romanzo, autobiografico, l'attore racconta la sua vita, i suoi successi, ma anche la terribile esperienza vissuta da bambino

di Maria Elena Pistuddi   -   Twitter: Just_Mep

Non è la prima volta che parla della sua infanzia, delle profonde ferite inferte alla sua giovinezza da un manipolo di preti pedofili. Ma alla soglia dei suoi 61 anni, Luca Barbareschi, che ha fondato una onlus proprio per aiutare i bambini che subiscono violenze, prova per una volta a rovesciare il vaso dall'altra parte, parlando delle capacità seduttive che anche un bambino di otto anni si trova, quasi a sua insaputa, ad avere. L'insolita analisi è contenuta tra le righe del suo ultimo romanzo, un'autobiografia dal titolo: "Cercando segnali d'amore nell'universo", già portato in scena all'Eliseo qualche anno fa.

Chi è che seduce?

"Mi guarda, io sono davvero bellissimo. Mi chiama il suo angioletto preferito", scrive Barbareschi nel suo romanzo, dove descrive con minuziosa cura quella drammatica esperienza vissuta dai nove ai dodici anni. Pur definendo imperdonabili i suoi aguzzini, azzarda, appunto, una lettura diversa della storia. Ero un bambino molto seduttivo, precoce e morboso", ammette. "I preti mi hanno molestato, ma anche le tate". Quindi la domanda, che un po' sconvolge gli schemi: "Chi seduce chi?", si chiede Barbareschi che vuole provare per un attimo anon apparire la vittima, ma quasi l'istigatore. 

Un romanzo per chi non ha smesso di credere nei suoi sogni

Seduzioni, violenze subite ma anche gli amori, il rapporto con i genitori, i tradimenti. Nel romanzo di Barbareschi si colgono tutte le sfumature di una vita vissuta sopra le righe, che comprende anche una breve parentesi politica, poi quasi "ripudiata" insieme all'innamoramento per quel Gianfranco Fini, rivelatosi una delusione. Confrontandosi con i grandi - da Shakespeare a David Mamet - Barbareschi ha in sintesi voluto scrivere un romanzo autobiografico dedicato a quanti non hanno smesso di credere nei loro sogni, nei cieli notturni, nelle storie antiche, nelle lunghe attese, nella voglia di fare festa perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare.