Lucarelli: "Racconto il disagio sociale attraverso la mente di un serial killer"

Lucarelli: 'Racconto il disagio sociale attraverso la mente di un serial killer'
di Maria Elena Pistuddi

Ci sono modi poco convenzionali per raccontare una società, un periodo storico e coglierne il disagio, quello che spesso genera mostri. Uno di questi lo ha scelto Carlo Lucarelli, personaggio noto al grande pubblico come scrittore noir, regista, giornalista e conduttore televisivo, che dal 23 giugno tornerà in tv, sul canale Crime+Investigation per condurre "Profondo Nero", un programma che va ad esplorare il lato oscuro delle cose, passando attraverso la mente di un serial killer. Sei puntate dedicate ad altrettanti spietati assassini, "meno conosciuti rispetti ai soliti Chiatti, Profeta o Stevanin, ma significativi - spiega l'autore e conduttore in un'intervista a Tiscali -  per raccontare un pezzettino della nostra storia".  

"Partiamo dalla location, Montalto di Castro. Una scelta casuale?"
"No, la scelta di ambientare il programma a Montalto di Castro non è casuale. Abbiamo pensato contemporaneamente sia al programma che alla location. E quello è un set adatto alle storie che volevamo raccontare. E' un posto incredibile, basta aprire una porta e ci si trova dentro dedali e labirinti di tubi, di cose che ora sono ferme ma che prima funzionavano. Insomma, è anche un pezzo di storia d'Italia in qualche modo. Quando abbiamo iniziato a pensare al programma "Profondo Nero", il posto giusto per farlo ci è sembrato quello."

"Sei puntate dedicate alla storia di sei spietati serial killer. Sono vicende che bene o male si conoscono: perché ricordarle?" 
"In realtà, molte delle storie che raccontiamo non si conoscono bene. Quella di Cesare Serviatti per esempio racconta del periodo del fascismo; quella di Leonarda Cianciulli (la vedova nera, ndr), la più conosciuta di tutti, ci racconta l'immediato dopoguerra. Li abbiamo scelti perché la loro storia, anche se appena abbozzata, per questione di tempo, ci permetteva di fare una piccola riflessione in generale su che cosa può aver prodotto quel problema, quel mostro".

"Ma perché la mente di un serial killer è così affascinante. Si è forse masochisticamente attratti da qualcosa che si teme?"
"Indubbiamente sì, il serial killer altro non è che la metafora di un disagio contemporaneo. Un po' come erano gli orchi nelle favole che rappresentavano sempre qualcosa. Se si va ad analizzarle si scopre che l'orco o il lupo, quelle figure che venivano fuori dal bosco, rappresentavano qualcosa che ci faceva paura, nascondevano timori veri che appartenevano alla società di allora. Vale anche per il serial killer. Con gli effetti speciali riesce a fare cose tremende. La struttura, cioè raccontare qualcuno che salta fuori dal buio all'improvviso e fa delle cose che non avremmo mai pensato, ti permette poi di raccontare e di riflettere su tante cose. Diventa davvero la metafora di un disagio storico e sociale che deve essere realizzato altrimenti continuiamo a portarcelo dietro.

"Conduttore, regista, ma soprattutto scrittore di gialli. Come nascono le sue storie? C’è già un finale?"
"Quando racconto storie tratte dalla realtà sì, anche se in molti casi il finale manca ed infatti spesso mi occupo di misteri italiani. Quando si tratta delle mie storie il finale non lo conosco. Diversamente da altri miei amici, ho bisogno di scoprire il finale pagina dopo pagina".

"Visto che li ha citati, ecco l'altra sua grande passione: i misteri. Qual è quello che in assoluto vorrebbe veder svelato?
"Ce ne sono tanti, perché alla fine tutti fanno parte - anche se con fili diversi - di un mosaico generale che è la storia d'Italia, dove tutte le tessere sono importanti".

"Si è occupato spesso della strage di Bologna. C'è un motivo particolare, oltre al legame affettivo che la lega alla città?"
"Ecco, per tanti motivi questo è il mistero che più di tutti vorrei veder svelato. Sicuramente perché sono di Bologna, perché passo spesso da quella stazione e conosco parecchie delle persone che sono rimaste coinvolte nella strage. Insomma, la sento come una strage mia. A parte questo, che già basterebbe, è per il fatto che fare luce su quel momento di passaggio che sono gli anni 80 è importantissimo. Non parlo tanto di chi ha messo la bomba, per questo c'è già una verità giudiziaria, ma del sapere perché è stata messa e soprattutto perché sono state depistate le indagini. Questo aspetto, secondo me, è fondamentale per conoscere la politica di allora e di adesso".

"Perché la storia italiana è così piena di misteri?"
"Per la nostra storia in generale. Siamo sempre stati un paese di frontiera e si sa come nei porti di mare succedono tante cose, la gente va e viene. Aggiungiamo anche che per un sacco di tempo abbiamo avuto persone che dovevano scoprire la verità e invece la nascondevano. Se io scrivessi un romanzo giallo, dove il detective nasconde le prove, non arriveremmo da nessuna parte. Poi ci sono i tanti interessi che si sono scontrati nel nostro paese".

"A furia di raccontare il male non teme - come disse Dario Argento -  che 'quel vaso di mostruosità si spacchi' - e la travolga?"
"No, devo dire che non ho questa paura: il raccontare storie vere mi dà consapevolezza e quelle che scrivo io restano comunque li. Per fortuna c'è un altro pezzo di vita dove vivo e dove torno".

"Parliamo proprio dell'altro pezzo di vita: è papà di due bambine gemelle. Data la 'deformazione', ha difficoltà a raccontare alle sue figlie delle storie a lieto fine?"
"No, ci riesco. Ci sono tante storie che finiscono bene, anche se il mio mestiere è raccontare quelle che finiscono male. Poi in realtà, adesso me le raccontano loro. Io inizio e dopo un po' mi dicono che la storia non è così e cominciano a raccontarla a modo loro. Io le ascolto perché, si sa, i bambini sono sempre un'ottima fonte di ispirazione".

"Oltre a 'Profondo nero', che altro bolle in pentola?
"Sto ragionando sul proseguimento di un'altra cosa che avevo fatto per Sky Arte: "Le muse ignoranti". Continuo a fare qualche cosa su Rai Storia, sto finendo di scrivere un romanzo che dovrebbe uscire a breve. E stiamo girando altre puntate dell'ispettore Coliandro."