[Il ritratto] Povertà, abusi e tristezza: i demoni che sono tornati a portarsi via Anthony Bourdain

Mancano dettagli sulle ragioni del suicidio dello chef e star tv, compagno di Asia Argento. Ma molti emergono dalle sue stesse dichiarazioni

[Il ritratto] Povertà, abusi e tristezza: i demoni che sono tornati a portarsi via Anthony Bourdain
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

"Non riesco ad entrare in una cucina, vedere come lavorano duro molti ragazzi in cerca di affermazione ed evitare di sentirmi triste, sentirmi in colpa. Ricordando quel che ero". Questa dichiarazione, fatta tempo fa in una intervista televisiva negli Usa, aiuta a capire cosa si agitasse dietro l'esuberanza tv e l'energia nel corpo scolpito di Anthony Bourdain. Mentre il mondo è ancora sorpreso dalla scomparsa precoce dello chef che era uscito presto dalle cucine per diventare una star, grazie all'autobiografia Kitchen Confidential e ai fortunati programmi sui mille sapori del pianeta, nelle sue pubbliche ammissioni si trovano tracce e presagi di quel che è poi accaduto. E non solo nei giorni prima della scomparsa.

"Mai capace di pagare un conto in tempo"

Bourdain è stato l'esperto di gastronomia che meglio di tutti ha saputo esplorare e spiegare le cucine di strada di tutto il mondo. Perché è alla strada che apparteneva. Se Sid Vicious l'avesse smessa di giocare con i coltelli, le fidanzate autodistruttive quanto lui e le droghe, sarebbe potuto essere un perfetto Tony Bourdain. Un animo punk che aveva deciso di viaggiare per il mondo e far vedere come mangia la gente tra un impegno e l'altro, tra una fatica e l'altra, reinventando lo street food in modi dirompenti almeno quanto il carattere dello chef che quei piatti presentava in tv. Uno che aveva conosciuto la povertà: "Fino ai 44 anni non sono mai riuscito a pagare in tempo una rata, una bolletta". Che aveva a lungo frequentato le droghe: "Ci ho dato dentro, e pesantemente. Mi aiutavano a reggere lo stress". Quello di aspirante chef con due soldi in tasca e fatiche massacranti addosso nei turni in cucina. Senza trascurare l'alcol: "E' stato un compagno, ma non sono mai diventato veramente alcolista". Amava il Sudest asiatico, Bourdain, quel tale caleidoscopio di modi di fare, di vestire e di mangiare, da diventare una terra di nessuno. Una terra ideale. Fra tutti, Hong Kong era il Paese che adorava, pure questo aveva rivelato in uno dei suoi programmi tv: "E' un dono, un sogno, una maledizione. La cosa più felice del mondo sa diventare la più solitaria del mondo". Perso nella notte di Hong Kong in un tempo sospeso, lo chef e divulgatore tv stava descrivendo il paesaggio della sua anima. Segnata da demoni che sono andati a riprenderselo nella stanza dell'hotel francese dove un collega chef lo ha trovato nel bagno della sua stanza, il collo stretto dalla cintura dell'accappatoio, senza vita. 

La tristezza che ti insegue

Il senso di colpa non ha mai abbandonato Anthony Bourdain. Il successo della sua cruda, divertente, esplicita biografia Kitchen Confidential lo strappò dalla precarietà economica. Un libro che non aveva niente della crudeltà stilizzata degli chef pluristellati e raccontava la gastronomia come una guerra di trincea: "Chi lo legge troverà terribili ubriacature, droga, scopate nella dispensa e rivelazioni poco piacevoli su come viene maneggiato il cibo". Visse quell'affermazione come una sorta di furto: "So che dovrò avere a che fare con questo". E con i segni psicofisici lasciatigli dagli abusi di eroina, cocaina, alcol: "Ho cominciato a lavorare in cucina a 17 anni, spesso quelli erano i miei unici sostegni". In un selfie su Instagram insieme all'ultima compagna, l'attrice Asia Argento, regista dell'ultimo episodio del suo show Parts Unknown (in Italia Cucine segrete) la cui lavorazione era terminata qualche giorno prima del suicidio, Bourdain citava un verso di Perfect Day, il capolavoro di Lou Reed: "You Made Forget Myself". Cioè: "Mi hai fatto dimenticare di me stesso". E quel verso prosegue: "Ho pensato di essere qualcun altro, qualcuno buono". I mille sapori del mondo, specie quelli di strada, non hanno tolto il gusto della tristezza, della depressione, della solitudine che rendeva più severe le rughe sul viso di Bourdain. Linda Bastianich, sua amica e vera "boss" della celebre e potente famiglia dell'enogastronomia da cui viene il masterchef Joe, ha detto: "Mi mancherà la sua capacità di rialzarsi quando cadeva. Lo avevo trovato terribilmente invecchiato. Come se sul suo viso fossero apparsi improvvisamente tutti gli anni che aveva".

Solo, al centro della scena

Nelle prossime ore verranno fuori altri dettagli degli ultimi giorni di vita di Bourdain. Ma fin qui, c'è già abbastanza per capire come la celebrità, una volta di più, non fa altro che aggravare gli effetti della depressione (i casi recenti di Cornell e Bennington ne sono esempi eloquenti). E che le luci della tv e i sorrisi del pubblico, quando si allontanano lasciandoti al centro di una scena che torna buia, contengono l'ossessione che ti portavi dentro. Resta la rabbia. Come quella di Asia Argento, che sui social posta la foto di una maglietta che indossa, non a caso raffigurante Sid Vicious, con le scritte: "Fottetevi tutti. Voi sapete chi siete". Una rabbia può essere figlia della paura di venire in qualche modo additata come responsabile del crollo di Bourdain. Si è già vociferato di un suo flirt con il giornalista francese Hugo Clement. E deve essere tremendo portarsi addosso le polemiche piovutele dopo la denuncia degli abusi subiti da Weinstein. Sarebbe terribile se le cose andassero così, se il gossip maligno esondasse su una morte esemplare nella sua tragicità. E che dice molto dei nostri tempi di sbornie social e solitudini infinite.  

"Mi hai fatto dimenticare chi fossi. Un giorno perfetto"