Santoro torna in Rai e avvisa: "Abolire il canone? Populismo". E ai politici dice: "Non vi permetterò di fare battute"

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di Cinzia Marongiu   -

Combattivo, coerentemente controcorrente e anche un po’ emozionato. Michele Santoro torna in diretta in Rai dopo 20 anni (il suo ultimo programma, “Tempo reale” chiuse i battenti nel 1996) e lo fa dalla “sua” Rai3, dove tutto è cominciato. “Questa è la mia casa” ha detto prendendo la parola in una conferenza stampa affollatissima. Tornerà in prima serata da giovedì 11 gennaio per quattro settimane con il suo “M”, programma con il quale aveva esordito lo scorso giugno con due puntate monografiche dedicate ad Adolf Hitler. Ma stavolta sarà in diretta e si occuperà della più stretta attualità, visto che nella prima puntata tratterà l’argomento banche, nella seconda quello dell’immigrazione, nella terza il caso Roma e nella quarta il tema dell’evasione fiscale. Poi a maggio andranno in onda altre quattro puntate, tutte dedicate al caso Moro, dalle quali si attendono importanti rivelazioni, anche se Santoro al riguardo ha mantenuto la bocca cucita.

La nostra è una strada nuova

“Il mio programma “M” è un tentativo di fare qualcosa di nuovo e di diverso, così come ho sempre fatto nella mia vita. So bene che il 50 per cento degli italiani appena vedono un programma di approfondimento politico si fanno venire un attacco di orticaria. E allora il mio dilemma è stato questo: che faccio? Tradisco anche il restante 50% facendo qualcosa di completamente diverso e magari rischio di perdere anche quel pubblico, oppure cerco una strada nuova? Naturalmente con “M” ho voluto fare qualcosa che sia fuori dal flusso dell’informazione: noi ci occupiamo di tutto ciò di cui non si occupano i telegiornali. E soprattutto cerchiamo di non essere subalterni ai politici e alla politica che in questi anni si sono impadroniti dei talk show. Ormai siamo al kamasutra delle trasmissioni politiche. Cioè il politico di turno arriva e pretende di andare in onda in piedi, oppure sdraiato tra altri due, oppure alle quattro del pomeriggio perché alle nove non viene bene. Ecco da noi tutto questo non succederà. Per quanto possiate criticarci, da noi chi vene dovrà sottoporsi a un rito, dovrà entrare dentro una trasmissione e non pretendere che quella trasmissione gli sia cucita addosso”. E così, con quella sua solita aria di sfida annuncia: “Alla prima puntata abbiamo deciso di non invitare nessun politico”. E anticipa: “per la quarta, ovvero l’ultima, invece, abbiamo ricevuto l’ok di Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio che verranno a parlarci delle loro ricette in tema fiscale”.

Sul servizio pubblico ho cambiato idea

Santoro naturalmente ha parlato anche della Rai e non ha nemmeno atteso che gli venisse rivolta una domanda a proposito dell’idea rilanciata dal Pd di abolire il canone Rai. “Più che un’idea mi sembra una boutade, di quelle che si fanno in campagna elettorale”. Populismo allora? “Il populismo non è un movimento ma una malattia che si annida anche in quelli che dicono di volerlo combattere. Ragionare in maniera non populista vuol dire avere strategie per cambiare la società e farlo in nome delle persone che si intende rappresentare: questo è il mio modo di vedere le cose. Sarà anche antico ma non mi piacciono i politici che chiedono in giro cosa si vuol fare, tipo: “vuoi abolire il canone? Va bene, allora facciamolo. Trovo allucinante costringere una grande azienda strategica come questa a vivere in condizione di continua incertezza. Alla Rai non viene mai dato il tempo per potersi organizzare e ristrutturare e invece trovo che il servizio pubblico nel sistema in cui viviamo sia fondamentale. Anni fa non la pensavo così. Ma ho cambiato idea. Oggi viviamo in un’Europa totalmente subalterna agli americani. Non abbiamo un nostro motore di ricerca, non abbiamo una nostra piattaforma di e-commerce. Di fronte a questi tendenziali monopoli che si manifestano in Occidente dire che noi rinunciamo ad avere un servizio pubblico non va bene. Facciamo, allora, le cose serie: quando si rinnova il contratto di servizio della Rai i politici stabiliscano che cosa la Rai deve fare. Poi, però, per il resto degli anni non rompano le scatole”. E ai politici che se la cavano col gossip dice: “Il mio programma “M” è proprio il tentativo di metterli di fronte alla necessità di non fare battute”.

Freccero: "perché solo 4 puntate?"

Ad accogliere Santoro in viale Mazzini, oltre al direttore di Rai3 Stefano Coletta, c’era anche il direttore generale Mario Orfeo che ha espresso “grande soddisfazione nel riavere Santoro di nuovo su Rai3, di nuovo in diretta, e in un momento in cui la Rai festeggia un inizio anno di successo e qualità " e ha assicurato che “queste quattro puntate sono solo l’inizio di un nuovo percorso con Michele Santoro". In prima fila anche il consigliere di amministrazione Carlo Freccero che ha espresso “stupore per le sole quattro puntate" d'attualità offerte al conduttore "visto che per creare un pubblico ci vuole la lunga serialità". A rispondergli è stato prima Stefano Coletta: "In origine Santoro avrebbe dovuto fare soltanto le quattro puntate dedicate al caso Moro a cui sta lavorando da molto tempo. Siamo stati noi a chiedergli di fare anche delle puntate di attualità e di farle con una serialità settimanale e non come evento mensile. Ma avevamo budget sufficiente per sole quattro puntate". Anche Santoro è intervenuto sul tema: "Anche se non mi è stato proposto, non sarei più disponibile a fare 30 puntate l'anno. Semmai potrei fare da consulente per un programma lungo che facesse crescere un nuovo conduttore".