Luca Zingaretti in via Caetani con la R4 rossa: "Ecco perché la verità su Aldo Moro non verrà mai fuori"

L'attore è regista e interprete dell'orazione civile "55 giorni - L'Italia senza Moro" che sarà trasmessa da Rai1 martedì 8 maggio, per il quarantesimo anniversario della morte dello statista

Codice da incorporare:

“La verità sulla morte di Aldo Moro non credo che uscirà mai fuori. Troppe forze hanno agito per far sì che non se ne venisse a capo. Pensate al Comitato di crisi di Cossiga. Sei mesi prima lo stesso Cossiga smantellò l’antiterrorismo di Santillo, che guarda caso era uno dei pochi che non apparteneva alla P2. Dopo sei mesi rapiscono Moro e Cossiga dice “Fermi tutti. Date tutto a me, tutto a me”. In pratica i magistrati si vedono portare via le carte. Poi dopo scopriamo che nel Comitato di crisi, nove componenti su dieci erano piduisti. E lo sappiamo bene che la P2 non era un’associazione benefica. Quindi credo che la verità su Aldo Moro non si saprà mai. Ma allora uno mi potrebbe dire: perché fai questa orazione civile? Perché penso che mia figlia e mia nipote devono sapere queste cose. Dobbiamo mantenere viva la nostra testimonianza. Non è possibile accettare che i giochi vengano fatti sopra le nostre teste”. Luca Zingaretti non nasconde un senso di frustrazione mentre parla con un gruppo di giornalisti che ha assistito alla registrazione dell'orazione civile “55 Giorni – L’Italia senza Moro”, che sarà trasmessa martedì 8 maggio su Rai1 alle 20,30, in una serata dedicata allo statista ucciso dalla Br 40 anni fa.

Luca Zingaretti. Dietro di lui R4 rossa, riportata in via Caetani per la prima volta dopo 40 anni.

Zingaretti ha scelto di iniziare la sua orazione civile proprio in via Caetani, lì dove quei terribili 55 giorni terminarono con il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro la mattina del 9 maggio del 1978. E per farlo ha girato nella strada deserta, dove è stata riportata per la prima volta da quel giorno la Renault 4 rossa, quella “con la targa che inizia per N5”, proprio come si sente dire nell’ultima, drammatica, telefonata del brigatista Morucci al professor Franco Tritto. Un fantasma di lamiera scoperchiata come una scatoletta di tonno dagli artificieri prima di essere aperta per rivelare la presenza del cadavere. E dalle parole di Luca Zingaretti si evince il senso di frustrazione e di rabbia che ancora oggi domina tanti italiani al pensiero di una delle pagine più nere della storia repubblicana, una pagina che ha sconvolto e deviato la storia del nostro Paese. “L’eccidio di via Fani e i 55 giorni che ne seguirono è qualcosa che ha cambiato direzione alla mia vita come a quella di milioni di italiani. Mi ricordo perfettamente cosa facevo e dov’ero quando ne arrivò la notizia, dov’ero e cosa stavo facendo quando arrivò la notizia del ritrovamento del corpo dentro una R4 rossa a via Caetani…. Perché allora parlare ancora di Moro e della barbara uccisione della sua scorta dopo 40 anni? Perché dopo 40 anni ancora non sappiamo quasi nulla di quella tragedia”.

L’orazione civile è tratta dall’omonimo libro del drammaturgo Stefano Massini, è prodotta dalla Bibi Film di Angelo Barbagallo e diretta dallo stesso Zingaretti. L’intento è quello di raccontare cosa succedeva in Italia in quei 55 giorni plumbei nel corso dei quali Corrado conduceva "Domenica In" e Rino Gaetano cantava “Gianna”. “Ho voluto aggiungere alcuni documenti a cui tenevo in maniera particolare. Il primo è l’articolo di Pier Paolo Pasolini comparso sul Corriere della Sera nel 1974, quello in cui parla del golpe borghese, della strage di Bologna e di Milano, quello in cui dice "io so, ma non ho le prove". Ho aggiunto la lettera ai Corinzi di San Paolo perché Aldo Moro secondo me aveva messo al centro della sua vita l’amore: quello per la vita, per i familiari, ma soprattutto per le persone che rappresentava. Un uomo che ce ne fossero così oggi. Un politico capace di interpretare il presente e di capire dove si stava andando. Il compromesso storico era un tentativo di far entrare delle masse importanti nelle stanze dei bottoni, Non li si poteva più tenere fuori perché altrimenti il Paese si sarebbe spaccato. E poi la lettera alla moglie Noretta, l'ultima che scrisse poco prima di venire ucciso, perché è la più bella lettera d’amore che mi sia mai capitato di leggere”.