Lino Banfi e il no a "Un medico in famiglia": "Allibito per il silenzio della Rai. Ma ho capito chi è contrario"

Lino Banfi e il no a 'Un medico in famiglia': 'Allibito per il silenzio della Rai. Ma ho capito chi è contrario'
di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

“Sono allibito”. Non usa mezzi termini Lino Banfi, uno degli attori più amati d’Italia per il suo innato buonumore e il gusto per la battuta. Stavolta però non ha molta voglia di scherzare: “Dalla Rai mi sarei aspettato un altro trattamento, sia per rispetto della mia età sia perché sono da 22 o 23 anni che lavoro soltanto per Rai1 pur non avendo firmato mai nessuna esclusiva. Mi sarei aspettato che qualcuno mi chiamasse e mi facesse sapere qualcosa. Invece finora c’è stato silenzio”. Il silenzio che rischia di essere tombale riguarda “Un medico in famiglia”, una delle serie televisive più longeve e più apprezzate della nostra fiction. Dopo la decima serie, andata in onda nel 2016, sembrava scontato che si facesse anche l’undicesima, quella che dovrebbe chiudere in bellezza la saga della famiglia Martini, di dottor Lele e nonno Libero, di Annuccia e di nonna Enrica. Tanto più che la serie cadrebbe nel ventennale, visto che la prima messa in oda risale al 1998. E invece…

“E invece sembra un rebus. Da tempo si parlava dell’undicesima serie e dei possibili snodi narrativi. Si era ipotizzato che si potesse spostare il set e portarlo in qualche bel posto del nostro Paese. La gente, d’altra parte, guarda fiction come Montalbano anche per vedere quei bellissimi posti. Così, visto che nonno Libero è pugliese, si era pensato che il set potesse spostarsi in Puglia . Poi però a furia di fare indagini come se fossi il brigadiere Zagaria ho scoperto che chi non vuole rifare “Un medico in famiglia” è la dottoressa Tinni Andreatta che dirige Rai Fiction. Il direttore di Rai1 Andrea Fabiano, interpellato da alcuni giornalisti, ha detto che per lui si può fare. E anche il Consiglio di Amministrazione della Rai mi risulta favorevole. Magari con una riduzione del numero di puntate che potrebbero scendere da 13 a 6”.

Da sinistra, Milena Vukotic, Eleonora Cadeddu e Lino Banfi, tre pilastri di "Un medico in famiglia".

Sicuramente nelle scelte pesa anche il calo di ascolti della decima serie.
“È vero, il calo c’è stato ma “Un medico in famiglia” continua ad avere un pubblico di milioni di spettatori molto affezionati. Credo che per rispetto a loro si dovrebbe chiudere in bellezza. E poi i milioni di spettatori del Medico dovrebbero essere contati il doppio perché mentre un episodio di “Don Matteo” o di “Montalbano” si apre e si chiude lì con il colpevole di turno, la nostra è una serie dove bisogna rispettare tanti snodi narrativi, oltre che la crescita dei nipotini. Io credo che il nostro pubblico andrebbe premiato con una serie conclusiva che chiuda degnamente questa fiction. Tra l’altro mi hanno pure detto che su Internet è partita una petizione e che hanno già raccolto migliaia di firme”.

Non crede che al “Medico in famiglia” abbia nuociuto tutta la faccenda sulla vera paternità di Annuccia, non più figlia di dottor Lele – Giulio Scarpati ma di un altro uomo?
“In effetti quando lo seppi dissi che rischiava di essere un errore. Il fatto è che tanti dirigenti e produttori televisivi stanno dietro a questi dannatissimi social dai nomi impronunciabili e si fanno influenzare da poche migliaia di persone, anziché dai milioni che compongono la platea televisiva. Volevano dare uno scossone. Ma è indubbio che per i fan della serie sia stata una grande delusione”

Se dipendesse da lei che cosa farebbe succedere in questa undicesima serie, ammesso che la Rai decida di farla?
“Ricompatterei la famiglia Martini. Si potrebbe anche girare nel Nord Italia dove nonno Libero insieme con nonna Enrica potrebbe aprire un negozio di specialità pugliesi, dalle orecchiette alla burrata. Farei fare al mio nonno delle indagini approfondite sul dna di Annuccia dalle quali risulterebbe che la vera paternità è quella di Lele e anche la crisi matrimoniale di mio figlio la farei superare. Insomma, un lieto fine intorno ai pilastri di questa serie così amata. Infine lo farei ritornare nella casa di Poggio Fiorito”.

Ha sentito o ha incontrato Tinni Andreatta?
“No, per ora non ci sono stati contatti. Vedremo”.

Intanto di cosa nutre i suoi 81 anni?
“Ora sono in vacanza al mare vicino a Roma anche se purtroppo mia moglie ha una fastidiosa sciatalgia. Ma a breve battezzerò due importanti novità”.

Nonno Libero e il dottor Lele martini: due beniamini della fiction interpretati da Lino Banfi e Giulio Scarpati.

Di cosa si tratta? Ce lo vuole anticipare?
“Sto mantenendo la promessa che avevo fatto tantissimi anni fa a mio padre Riccardo. Lui era un agricoltore, uno che ci ha insegnato a mangiare bene, uno che parlava di tracciabilità e genuinità del cibo. Ecco, a lui avevo promesso che, a una certa età, mi sarei dedicato all’agroalimentare. E così sto per inaugurare le “Bontà Banfi”, ovvero dei prodotti pugliesi da me selezionati che saranno distribuiti nei supermercati. Si tratta di un accordo con dieci-dodici aziende che producono olio, orecchiette, mozzarelle e burrata e tutte le altre specialità pugliesi. Non solo. A settembre a Roma aprirò “L’Orecchietteria Banfi”, un posto dove si cucineranno 5-6 tipi di orecchiette”.

Un ristorante?
“Non proprio. Se vuoi mangi lì, altrimenti fai il Take away. Che nel mio caso si chiamerà “porta a chesa”. Ci saranno tutte le ricette “Banfizzate”, come ad esempio il sugo alla “porca puttena”.

Insomma, l’iniziativa non le manca.
“Già. E tra poco farò il grande salto”.

Ovvero?
“Quando giravo commedie con bellissime attricette mi ricordo che ce n’era qualcuna che mi definì non bello, simpatico e anche “virile”. Quella parola mi inorgoglì molto. Bene, ora vorrei diventare “virale”,

In che senso? Non si vorrà buttare anche lei sui social?
“E perché no? Mi hanno sempre detto che sono altruista e attento al sociale. Basta togliere la “e” e il gioco è fatto”.