L'addio a Boncompagni è una festa gioiosa. Il pianto di Arbore, l'ultimo bacio di Raffaella

L'addio a Boncompagni è una festa gioiosa. Il pianto di Arbore, l'ultimo bacio di Raffaella
di Cinzia Marongiu   -

Una festa gioiosa e allegra, con tanto di luci colorate e soul music tirata di chitarre elettriche e voci nere, le migliori, da Aretha Franklyn a Otis Redding e a James Brown. “Che poi era la musica che lui aveva lanciato a Bandiera Gialla”, mi racconta il nipote che l’ha scelta in nome di quel nonno pazzo e adorato. L’addio a Gianni Boncompagni nella sala B di via Asiago 10, la stessa dove in coppia con Renzo Arbore ne ha combinate di tutti i colori divertendosi a rivoluzionare per sempre la liturgia radiofonica e a sostituirla con un happening inimitabile di musica, comicità e improvvisazione, non ha niente di triste o macabro. Sembra un party pieno zeppo degli amici di una vita, tutti prosaicamente matti e fuori dai canoni proprio come lui che qui, oggi, di sicuro si sta divertendo tantissimo. Il suo sguardo ironico e colto sbuca da ogni parte: eccolo nella foto in bianco e nero sui cartelloni nei corridoi, eccolo nel montaggio con le immagini di una vita negli schermi della sala: lui e Arbore, lui e Raffaella Carrà, lui e la figlia Barbara, lui e i nipoti, lui. Eccolo travestito da donna di Van De Heyden, buffo e beffardo, nell’immagine scelta per rappresentarlo davanti alla bara, ricoperta di tulipani colorati. Accanto ci sono i girasoli.

Renzo e Raffaella, le due R della vita di Gianni

Sul fondo la corona di rose gialle e arancioni di “Renzo per i ragazzi di Bandiera Gialla”. Poco più in là un enorme cuore rosso di rose e una sola lettera, R. Come Raffaella Carrà. E lei è lì in prima fila accanto a Renzo. Renzo e Raffaella, le due R della vita di Boncompagni. Diversi e uniti da quell’amicizia che non conosce stagioni per un uomo che ha colorato le loro vite. Ci sono le tre figlie, Claudia, Paola e Barbara che tra tutti è quella che sembra più serena, quella che racconta a Marisa Laurito che il suo papà poco prima di morire è riuscito a mangiare un cucchiaio di minestra, quella che fa gli onori di casa, perché “questa di via Asiago è la nostra casa”, quella che ha un sorriso e un abbraccio per tutti, che va ad accogliere uno spaesato Maurizio Ferrini, quella che quando la sala è stracolma di amici e personalità prende la parola per salutare una festa “serena e in armonia di cui papà sarebbe molto contento”. Da mezzogiorno si può entrare: ecco Alba Parietti, ecco Nino Frassica, ecco Isabella Ferrari, ecco Michele Mirabella. E poi via via Gegé Telesforo, Carlo Freccero, Walter Veltroni, Barbara Palombelli, Bruno Vespa, Enrico Mentana, Dario Salvadori, Riccardo Rossi, Enrica Bonaccorti, Irene Ghergo, Ambra Angiolini, Laura Freddi, Brigitta Boccoli. Pezzi di Alto Gradimento e di bandiera Gialla, di Macao e di Non è la Rai e di Domenica in. Alle due in punto la musica si fa da parte e la figlia Barbara dà inizio a una messa laica fatta di ricordi e di risate, di applausi e di scherzi ormai entrati nella mitologia. Il primo a parlare è Renzo Arbore ma il dolore gli sfuma le parole in gola più volte. Arbore fa appello allo strepitoso showman che è in lui e racconta di che pasta era fatto il loro geniale sodalizio: “La nostra intesa era strana. Gianni era avanti, anche stavolta è avanti a me. E io, da meridionale, seguivo le sue elucubrazioni inventate ma credibili. Aveva la furbizia del toscano e io l’incredulità del foggiano. Devo a lui tante cose. Innanzitutto l’invenzione di Bandiera Gialla con cui abbiamo violato tutte le regole della radio. “Non si può parlare sui dischi”. "E perché no?". Questo era lo slogan di Gianni, il perché no. Per me stare qui è molto emozionante, perché è proprio qui che andava in onda Bandiera gialla. Qui oggi è pieno dei ragazzi di allora. Qui, proprio in quell’angolo abbiamo messo in mano una chitarra a Lucio Battisti e lo abbiamo convinto a cantare. Diceva che non sapeva cantare, che cantava peggio di Mogol. Noi lo obbligammo e da allora diventò un cantante. E poi c’è stato il momento di Alto Gradimento con Giorgio Bracardi e Mario Marenco, è stato un momento bellissimo della nostra carriera e della nostra amicizia perché noi arrivavamo qui decisi a rompere tutti gli schemi. Gianni mi ha insegnato la fantasia e l’improvvisazione. Per noi il copione non esisteva. Gianni mi diceva: gli americani improvvisano e io che ero filoamericano mi feci convincere anche se poi non era vero niente perché gli americani scrivono tutto”.

Le parole dei due nipoti

Arbore racconta di come si facevano beffe della censura politica, di come inventavano i nomi dei ministri, di come riuscivano a uscire indenni dalle sfuriate dei funzionari. Poi parlano i nipoti di Boncompagni, Mattia e Brando, i figli di Barbara: “Che ci avresti fatto un ultimo scherzo era previsto”, dice il primo. “Solo tu potevi rubare la scena a Cristo. "Roba da matti", diresti tu. Grazie nonno, sei stato un grande. Grazie per le mille risposte e le mille domande, grazie per la musica di cui ci hai fatto innamorare, grazie dei mille racconti che ci hai fatto sognare. Grazie per la mamma su cui posso contare e grazie per tutti questi personaggi fenomenali che ci hai fatto incontrare. Ma soprattutto grazie per averci insegnato a scherzare anche in situazioni come queste che lasciano un vuoto molto difficile da colmare”.

Raffaella e quell'ultimo bacio

Poi è la volta di Mattia, poche frasi dettate dal cuore, gli occhi lucidi, stanchi di piangere: “Per me sei sempre stato un grande eroe, un idolo, rimarrai sempre nella mia anima”. Parlano anche Roberto D’agostino, Irene Ghergo, Ambra Angiolini, il regista di Bandiera Gialla. In tutto 40 minuti. Breve ma incisivo, proprio come sono sempre stati gli interventi radiofonici di Boncompagni. Raffaella viene invitata a parlare ma scuote la testa. Ha detto poche parole prima di entrare: "Mi tengo stretta il Gianni uomo. Sono stata vicino a lui e alle sue tre straordinarie figlie fino all'ultimo. Abbiamo riso e scherzato e poi lo abbiamo dovuto lasciar andare". Le sue parole oggi sono solo quelle sussurrate ai nipoti del suo Gianni che abbraccia fortissimo. E quelle che dice da sola inginocchiata dietro alla bara, prima di poggiarci le labbra per un ultimo bacio.