Flavio Insinna: “Non entrerò in politica perché la mia politica ce l’ho già. È l’impegno sociale”

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di Cinzia Marongiu   -

Una lunga, appassionata e passionale auto-difesa nel processo mediatico che lo vede da giorni nel ruolo di accusato. È stato questo l’intervento di Flavio Insinna a #CartaBianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer, dove tutto in qualche modo cominciato lo scorso 21 marzo. Allora Insinna tenne un discorso sulla sua voglia di vivere in un paese gentile, un discorso che si tramutò subito in un incredibile successo, facendo diventare quel video virale sui social e illuminando di nuova luce il conduttore di Affari tuoi che di lì a pochi giorni avrebbe ricevuto diverse offerte a candidarsi in politica. Un successo che evidentemente non è andato a genio ai rivali di palinsesto di “Striscia la notizia” che dopo qualche settimana hanno iniziato una vera e propria campagna contro il conduttore, sbeffeggiando la sua voglia di gentilezza con fuorionda e video rubati nel dietro le quinte del suo programma dove si rendeva protagonista di intemperanze nei confronti dei suoi collaboratori e di sfoghi su alcuni concorrenti. Ora Insinna spiega: “Mi vergogno delle parole usate nei confronti della concorrente della Val d’Aosta e per quelle parole ho già chiesto scusa e lo faccio di nuovo qui. Ma il resto, il prendersela se le cose non vengono fatte bene, il cercare di migliorare il proprio lavoro, appartiene al mio modo di essere. Sono come i medicinali. Ho delle controindicazioni e una di queste è che me la prendo se le cose non sono fatte bene. Poi magari esagero nei toni. Ma, intendiamoci, contro di me è stata fatta un vera e propria campagna di odio anche se non ho corrotto, non ho evaso, non ho rubato, non ho sparato. Stiamo attenti a riequilibrare i giusti valori in campo. Il resto è materia di avvocati”.

A diventare virale è solo la monnezza e non il bene che si fa

E poi con evidente amarezza sottolinea: “Mi spiace molto che questa campagna di odio abbia banalizzato il bene che faccio”. E a proposito della sua intenzione di scendere in politica, di cui si parlava nell’intervista concessa al Corriere della Sera a Tommaso Labate, presente in studio ha chiarito: “Non voglio entrare in politica. Ce l’ho già la mia politica ed è il mio impegno sociale. Ho una squadra di persone in carrozzina che non hanno il campo da basket su cui giocare il prossimo campionato. Da qui a settembre lo devo trovare. Ho il mio impegno con Emergency, con la comunità di Sant’Egidio, con i miei disabili. È questa la mia politica. Così come era la mia politica l’aver regalato la mia barca ai migranti. Una barca di un miliardo di vecchie lire pagata con i miei soldi. Mi auguravo che tanti ricci e ricconi mi copiassero e regalassero navi e portaerei. E invece non è successo. A diventare virale è solo la monnezza”.

La parola "Femminicidio" in sovraimpressione 

Infine l’annotazione più dolorosa: “Mandare in onda su “Striscia” una pagina estrapolata e decontestualizzata del mio libro e farla leggere a un’attrice con la scritta in sovraimpressione “femminicidio” è davvero una violenza incredibile. In quel libro raccontavo della morte di mio padre, dei 30 giorni trascorsi da lui in terapia intensiva, del dolore mio, di mia madre e di mia sorella. E raccontavo di un’infermiera che mi aveva negato l’accesso ala sala.  E il regolamento e l’ho accettato e sono rimasto fuori. Poi nel libro raccontavo di un sogno che avevao fatto nel quale me la prendevo con questa infermiera. Ma che c’entra il femminicidio? Sapete dove ero il giorno in cui Striscia ha mandato in onda quel servizio? Ero nel carcere di Rebibbia nel padiglione femminile perché, come dice la Costituzione, il carcere deve essere anche riabilitazione”.