I 10 momenti indimenticabili del Festival di Sanremo 2018

“Indimenticabile”. Così il direttore generale della Rai Mario Orfeo ha definito il Festival di Sanremo firmato Claudio Baglioni (il nostro Speciale). E in effetti, ascolti record a parte, sono tantissimi i momenti che i 40 milioni e 500 mila italiani (quanti, cioè, hanno avuto un contatto con il Festival, mediamente di 5 ore e 49 minuti) si porteranno nel cuore. Non resta che riavvolgere il filo della memoria e lasciarsi andare ancora un po’ alle emozioni e a quel clima di leggerezza sposata all’impegno e alla professionalità che il “dittatore” artistico ha saputo contagiare a tutti trasformandosi nel "mattatore" artistico. Ecco allora dieci fotografie che ovviamente non hanno la presunzione di essere esaustive di un evento che ha portato sul palco dell’Ariston centinaia di ospiti e di artisti.

1 Fiorello numero uno

Ultra evocato, super-desiderato, pluri-invitato, si è infine materializzato martedì 6 febbraio prima con uno show non previsto in sala stampa e poi sul palco. Il picco più alto di ascolti di tutto il Festival è suo e non potrebbe essere altrimenti. Quando ha dedicato il duetto con Claudio Baglioni sulle note di “E tu” all’ammalata Laura Pausini (con infinito affetto) e ad Antonio Ricci (con dolcissima perfidia) erano 17 milioni e 200 mila gli italiani inchiodati e “accoccolati ad ascoltare il mare”. Che dire se non che è l’indiscusso numero 1 dello spettacolo? La Rai, giustamente, continua a corteggiarlo e lui pare che stia per cedere per un ritorno in grande stile su Rai1 in autunno.

2 Giorgia, lezione di umiltà

A Sanremo ha trionfato nell’Era Baudo tra i Giovani e l’anno successivo tra i Big. Poi è tornata come super-ospite. Che altro poteva fare di sorprendente “The Voice”? Giorgia, occhi negli occhi con il grande James Taylor, ha regalato una versione indimenticabile della celeberrima “You’ve got a friend”. Classe e bravura impareggiabili. Ma soprattutto ha rinunciato alla passerella promozionale sul suo nuovo disco e sul prossimo tour. Non ha eseguito nessun suo successo né duettato con il “mattatore” artistico Baglioni. Seduta sullo sgabello, capelli raccolti su quel suo fisico minuto e su quella sua voce infinita. Standing ovation all’umiltà.

3 Nannini on the rock

Quando ha nascosto gli occhi umidi di lacrime sulla spalla di Claudio Baglioni erano milioni gli italiani che le avrebbero accarezzato quei suoi capelli eternamente scarmigliati. Nella sua carriera Gianna Nannini non si è mai risparmiata e anche stavolta con quella voce rauca ricca di armonici ha demolito le pareti dell’Ariston: il duetto di “Amore bello” è stato proprio come il titolo del suo ultimo singolo, “Fenomenale”. E tutti ci siamo lasciati andare all'emozione di quel lento che ha ballato con Baglioni. "Balliamo ancora, dai... Ma sì, è lo stesso". 

4 Ornella il mito

I miti dovrebbero essere fuori concorso e fuori gara. Lei invece del suo mito se n’è sempre infischiata e, a 83anni suonati, si è buttata nella bolgia sanremese con Bungaro, Pacifico e l’onnipresente Ondina (il suo cagnolino nero). Con la canzone “Imparare ad amarsi” ha dato ripetizioni a tutti di understatement. Esilarante quando, ritirando dalle mani di Baglioni il premio per la Miglior Interpretazione Sergio Enrigo, se n’è uscita con quella sua classe naif: “Grazie, questo premio è di…?”. Divina.

 

5 Gino “cuore ruvido” Paoli

“Vorrei ricordare questo nostro amico, grande musicista, massacrato nell’attimo più giusto della sua carriera da un odio che spesso ancora oggi resiste contro i diversi, i diversi che hanno qualcosa in più e non qualcosa in meno. Era Umberto Bindi. E questa era la canzone che sarebbe stata il suo lancio, se non ci fosse stato questo odio”. Jeans e mano in tasca. Il cuore ruvido di Gino Paoli è arrivato sul palco dopo la mezzanotte di giovedì ma il duetto con Baglioni sulle note di “Il nostro concerto” ha accartocciato il cuore di tutti.

7 “La vecchia che balla”

Da sconosciuti al grande pubblico a rivelazione del Festival. I cinque ragazzacci bolognesi de Lo Stato Sociale hanno perfino rischiato di vincere. Alla fine si sono piazzati secondi, dietro i superfavoriti Fabrizio Moro ed Ermal Meta. In ogni caso l’esibizione più divertente del Festival è la loro, con quelle scritte sulle magliette (“Voglio fare il pornoattore”, “Voglio l’erba voglio”, “Voglio fare il baby pensionato” e via) e soprattutto con la scatenata nonnina acrobatica Paddy Jones. Due mojito, un po’ di cioccolato e via in pista a sognare “Una vita in vacanza”.

8 Il monologo di Favino

Sa suonare il sax, sa imitare chiunque, sa parlare l’inglese come un americano, sa fare la spalla e il primattore. Al grido di #Favinonudo i social lo hanno promosso sex symbol ma lui ha alzato ancora l’asticella. E si è regalato un finale in grande stile, pieno di spessore e bravura. Il suo monologo tratto da “La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Koltès e recitato in un crescendo di pathos con le lacrime agli occhi, è uno dei momenti più alti di questo Festival: “È un testo sull’estraneità in generale. Attraverso quest’uomo si raccontano anche i nostri ragazzi che sono costretti ad andare a vivere all’estero. La mia politica è solo quella di capire le emozioni e di tentare di mettersi nei panni delle persone. Quella paura lì, che se ti muovi ti sparano addosso, era anche la mia paura nel fare Sanremo". E invece ora il “Banderas italiano” può andare dal collega e invitarlo a diventare il “Favino spagnolo”.

5 Pausini on the road

La sua presenza era prevista il primo giorno del Festival ma una brutta laringite (messa in dubbio ingiustamente da qualche giornalista) l’ha bloccata a letto. Laura Pausini però non è tipa da arrendersi. Così, anche se non ancora al massimo, si è presentata per il gran finale e si è presa ciò che è suo: l’Ariston, dentro e fuori. Sì, perché Laura, spavalderia romagnola sottobraccio e laringite sotto i tacchi, ha sfidato il freddo e l’influenza e si è tuffata tra la folla fuori dal teatro per cantare a squarciagola “Come se non fosse mai stato amore”. C’è ancora qualcuno che si chiede perché è la cantante italiana più amata (e venduta) al mondo?

9 Vessicchio re di Sanremo

Sanremo ha un re ormai da molti anni. Passano i conduttori, passano i direttori artistici, ma lui resta. Imperturbabile e silenzioso, se la ride sotto i baffi (e barba risorgimentale). Gli anni scorsi incautamente non era stato previsto sul palco a dirigere qualche artista in gara e i social erano scesi in guerra al grido di battaglia #uscitevessicchio. Quest’anno Baglioni ha saggiamente previsto la sua presenza e, puntuale, ogni volta che è salito su palco in platea saliva un’ovazione. Peppe Vessicchio, da vero re, sa anche prendersi in giro. Eccolo allora fingere una discussione con il divo Claudio sugli arrangiamenti, farsi addirittura spezzare la bacchetta da direttore d’orchestra e pronunciare la buffa espressione “gnigni”, tormentone virale lanciato dai “The Jackal”.

10 Baglioni for ever

Il sopracciglio alzato di molti addetti ai lavori, che prima del Festival lo circondavano di scetticismo, è diventato via via una paresi facciale. Claudio Baglioni ha lasciato tutti di stucco, anche molti suoi fan. Difficile scegliere una fotografia che possa raccontare l’intelligenza e il coraggio che ha portato al Festival. Eccolo gattonare sul palco con Favino mentre canta Michelle. Eccolo farsi strapazzare da Virginia Raffaele e prodursi in un’esilarante imitazione di lei che imita Belen. Eccolo duettare con tutti i più grandi artisti italiani, generoso come un vero grande sa essere, senza mai temere di passare in secondo piano rispetto alla bravura altrui. Ha tolto le eliminazioni e il sangue e arena cui ci hanno abituato reality e talent, restituendo dignità agli artisti e incassando ascolti bulgari. Ha eliminato la serata delle cover (la più amata negli ultimi anni) e soprattutto “gli astronauti e gli sportivi dall’Ariston”. E il pubblico lo ha premiato. Si riparte da lui e dai complimenti di Adriano Celentano: “Caro Claudio, la Rai non potrà più fare a meno di te”. Il corteggiamento è iniziato. Lui nicchia. Ma se Vessicchio è il re di Sanremo, il divo Claudio ne è di sicuro l’imperatore.