Giovanni Minoli: "La Bignardi a Rai Tre? Non sono d'accordo e vi spiego perché"

Intervista esclusiva: "Nella vita ha sempre e solo fatto la conduttrice. Bene Dallatana, ha il giusto mestiere alle spalle

di Cristiano Sanna   -   Twitter: @Crikkosan

"Il mio nome? Non è mai stato fatto, non ci ho mai pensato". Giovanni Minoli stronca così ogni passata indiscrezione sulla sua possibile candidatura alla guida di uno dei canali Rai. La sua valutazione sulla nomina a direttori di Andrea Fabiano (Rai 1), Ilaria Dallatana (Rai 2), Daria Bignardi (Rai 3) e Gabriele Romagnoli (Rai Sport) si concentra sulle competenze. E sui dati di audience e share. "Penso che queste nomine, come tutte le nomine, vadano valutate nel fare e non nel dire. Mi sembra che la signora che è stata nominata alla seconda rete abbia una storia professionale".

Gli altri direttori no?
"La signora che è stata nominata alla terza rete (Daria Bignardi, ndr) ha fatto un programma in tutta la sua vita, Le invasioni barbariche. Può piacere o meno ma è un programma, gestire una rete è cosa diversa. Per l'attuale direttore di Rai Tre (Andrea Vianello, uscente, ndr) vale lo stesso discorso".

Quindi Vianello paga l'inesperienza.
"Non ci si inventa in nessun mestiere. Ci si può illudere, si può avere un talento sovrumano e improvvisamente farcela ma, mediamente, una cosa che i latini chiamano cursus honorum, cioé imparare a fare le cose, è molto importante".

Può darsi anche che Vianello paghi la scelta di Giannini come conduttore di Ballarò?
"Ma no, assolutamente. Mi sembra un modo facile di dare una spiegazione. Giannini si spiega da solo. Non ha avuto successo, punto. Credo che il problema sia il 4% medio del programma. Se tu erediti un prodotto che faceva il 12-13% di share e poi non ti schiodi dal 5-6% non è un successo".