"Harpo coniglio e il mistero di Facebook": una favola postmoderna e web. Firmata Martello [Piano B, 2011]

di Gianfranco Franchi

Nostalgia della “Collina dei conigli” di Richard Adams? Siete in compagnia dell'autore di questo giocattolo pianobista, il sardo Luca Martello, classe 1983: uno che ha pensato di raccontare la dipendenza dal web, l'alienazione di una generazione intera e la farraginosa cultura dei social network con una favola postmoderna, molto strampalata e bizzarra, protagonista e narratore un coniglio:


“Sono un coniglio. E quando parlo di 'noi' non mi riferisco a tutto il regno animale, bensì ai miei simili, gli intellettuali lapini, fratelli nella cultura e spesso antagonisti nel prendere determinate posizioni. Perché due sono i mali che meno tolleriamo: l'ignoranza e la pododermatite. Se la seconda può essere prevenuta stendendo dei tappetini sul pavimento, la prima è spesso un torto ereditario” [p. 13].

Luca Martello, saggista e critico cinematografico, alle spalle un notevole esordio (la monografia “Groucho e i suoi fratelli”, Castelvecchi, 2010], ha omaggiato una volta ancora la storia e lo spirito dei suoi amati Fratelli Marx, dando il nome del biondo, muto e riccioluto Harpo al coniglio parlante (…) di questo libro. E della bambinesca allegria dei suoi idoli è composto questo strambo pamphlet, che nasce per essere satira di facebook e del web e finisce per diventare un romantico tributo alla fantasia, alla creatività, alla povertà, all'assurdo e alla letteratura pura.

Harpo è un coniglio con diversi punti deboli: i gambi di sedano, le mele, le coccole e le prime edizioni autografe. È molto istruito e molto viziato. Crede nell'ozio e nel sesso responsabile. È uno a cui piace studiarci: è un antropologo. Ha un pensatoio (la lettiera) e un netbook. E una missione: liberare la sua padrona dalla dipendenza dai social network. In questa missione, ha un virgilio: Zygmunt Bauman.

E cosa ci racconta? Eh. Ci racconta che noi esseri umani siamo gli unici animali attratti da ciò che è inutile. Ci racconta che i social network come Facebook vanno a costituire una tana per chi è inabile al mondo reale: per i timidi, in prima battuta. E che sono dei punti di ritrovo, e delle piazze aperte comunque a tutti, senza nessuna discriminazione e nessuna selezione. E che si finisce per ritrovare vecchi compagni e amici, e per incontrarne di nuovi, e in generale, a un tratto, c'è qualcuno che sembra finire per essere geloso di chi vanta un gran numero di “amici”, perché è come se sapesse stare meglio al mondo. E così...

“[...] senza rendersene conto, si comincia a dedicare troppo tempo a lustrare la propria immagine virtuale, a ritoccarla, a renderla come la si vorrebbe. E l'iscritto può cadere nella trappola di realizzare in un cosmo virtuale ciò che non è stato capace di essere in quello reale” [p. 30].

E fin qua, tutto bene. Ma poi, con discreta sorpresa, che succede? Che Bauman appare in carne e ossa, chiama “Hoppo” il povero Harpo e si mette a dargli manforte nella sua missione. Che è diventata un giallo: perché la sua padrona è sparita da un giorno intero. E questo giallo passa per uno dei milioni di gruppi fantasma che esistono su Fb, per la botola delle chat, per un cameo di un improbabile De Niro e di un altrettanto vago Mark Zuckerberg (con riferimenti alla morte della privacy), strani eventi, cinquemila templi birmani, un omaggio al grande “Anno della lepre” di Paasilinna e un altro a Rodari, un poster di Edoardo Sanguineti (!) e rapsodiche e sagge prese di posizione politiche:

“Chi sta davanti alla tv, a eccezione di qualche raro caso, è un fruitore passivo. Recepisce informazioni che in gran parte stimolano una reazione studiata a tavolino dai programmatori tv. Sul web si ha una possibilità in più: si può intervenire. […]. Il dato importante è questo: su Fb la possibilità di cambiare, reagire, far sentire la propria voce c'è. Su giornali e televisioni no. E forse non c'è mai stata. Il web è un valido nemico delle dittature. Morbide o ufficiali che siano. Lasciatevelo dire da un coniglio” [p. 92].

E quando un coniglio parla, parla chiaro: c'è poco da fare.

Concludo con una piccola annotazione editoriale. “Harpo coniglio e il mistero di Facebook” è stato pubblicato dalla Piano B in una collana, Zeitgeist, che vanta copertine e illustrazioni firmate da Maurizio Ceccato. L'artista capitolino ha ideato, per questa edizione, una copertina con un buffo coniglio carroliano, dalle orecchie somaresche e dal cappello collodiano. Ci piace.

 

Nella stessa collana, era stato pubblicato, qualche mese fa, un robusto e intelligente saggio del nordamericano Lee Siegel, “Homo Interneticus”, di cui “Harpo Coniglio” può considerarsi il flglio bislacco, buffo e vagamente nonsense, nato dalla creatività di un giovanotto sassarese pieno di verve.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Luca Martello, detto “Epicentro” (Sassari, 1983), saggista e scrittore sardo. Ha esordito pubblicando la monografia “Groucho e i suoi fratelli” (Castelvecchi, 2010). Ha studiato Lettere Moderne a Sassari, dopo qualche anno passato al DAMS di Roma III.

Luca Martello, “Harpo Coniglio e il mistero di Facebook”, Piano B, Prato, 2012. Copertina di Maurizio Ceccato. Collana “Zeitgeist”, 4.

Approfondimento in rete: Wrong / Martello lettore e spettatore.
In Lankelot: schede sui libri di LUCA MARTELLO.

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2012.

23 gennaio 2012
 
Diventa fan di Tiscali Spettacoli su FB
Stampa
 
 
 
  
Trovacinema

Box Office

Incassi della settimana dal 07/05/2012 al 13/05/2012
Incasso: € 2,131,779
Regia: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Attori: Alyson Hannigan, Jason Biggs, Seann William Scott
Genere: Commedia
€ 1,986,938
€ 1,969,599
€ 686,584
€ 455,113
€ 342,130

Cerca le aziende e servizi della tua città

Sei a:
Cerca:
Cerca film in TV
© Tiscali Italia S.p.A. 2012  P.IVA 02508100928 | Dati Sociali