"50 cose che puoi fare con un libro": oggi che non si legge più. Parola di Bruce McCall [Ancora del Medit., 2011]

di Gianfranco Franchi

Stando a quanto ci racconta Bruce McCall, oltre la metà dei nordamericani non ha letto nemmeno un libro nel corso dell'ultimo anno: il dato, a ben guardare, potrebbe corrispondere all'elettorato della ventennale dinastia Bush, quello forgiato sul logoro stampo reaganiano. E si tratta d'una stima prudente: equivalente al neoanalfabetismo forzista italiota, figlio della cultura catodica, a ben guardare. Tenendo presente la discreta quantità di alienati da iPhone e smartphone di ogni ordine e grado, compulsivi pigiatori di schermi liquidi e allegri sfogliatori (per ditate, si capisce) di tavolette digitali, sembra proprio che per noialtri figli della civiltà del libro, bibliomani, bibliofili e letterati vecchio stile, si sia avvicinata l'apocalisse. Per viverla con allegria e con un briciolo di speranza, lo scrittore e illustratore canadese, classe 1935, storico collaboratore del “The New Yorker”, “Vanity Fair” e di diverse altre riviste, ha pensato di farne una farsa illustrata. “50 cose che puoi fare con un libro oggi che non si legge più” [Ancora del Mediterraneo, 2011] è una risposta intelligente e particolarmente snob a quella incivile parte dell'occidente che intende cancellare sei secoli di storia e di evoluta tecnologia con uno stupido, yankee click. E no cari, mica finisce così.


Ma cosa ci racconta, il saggio McCall? Che prima di morire, e di essere disintegrati o sparpagliati in migliaia e migliaia di fogli, i libri potrebbero vivere tante altre vite, per tante diverse persone. Tanto per cominciare gli ossessi dalle spedizioni polari potrebbero emulare le avventure dei capitani coraggiosi: basterebbe infilare le pagine dei loro vecchi libri dentro un maxiventilatore, chiudere gli occhi e farsi schiaffeggiare da quella neve di coriandoli.


Chi ha una buona mira potrebbe trasformare il tiro al piattello nel tiro al libro. Serve un figlio complice, abbastanza atletico. Chi ha un cane sa già che fine possono fare i libri più saporiti, un po' di ciccia sopra la carta e alè. Chi ha discreta manualità potrebbe riciclarsi come giocoliere. Chi ha bisogno di creativi e stimolanti sottobicchieri non sa da dove cominciare. Chi è in crisi mistica può impilarne molte migliaia e costruirsi una scala a chiocciola che possa portare fino al paradiso. Chi è basso come un sultano brianzolo può servirsi dei libri come alzatacchi. Ma poi ci sono soluzioni più spettacolari. Tipo quella degli appassionati di Hemingway:


“Gli appassionati di Ernest Hemingway amano lanciare le proprie copie personali delle opere dell'amato Papa giù per i dirupi o nel folto dei boschi, per poi mettersi alla loro ricerca con la stessa tranquillità risoluta con cui il loro eroe dava la caccia ai bufali africani o alle giovani antilopi. Imporre un limite temporale ben preciso alle operazioni di ritrovamento non può che accrescerne il grado di tensione, e, quindi, il divertimento. Se poi volete proprio spassarvela, disseminate la zona di leoni vivi” [p. 31].


Come hanno scritto sul "New Yorker", questo libro è una raccolta di “peppy suggestions of what you can do with those poor, huddled masses on your uselessly teeming bookshelves (or benches)”. Naturalmente, tutti ci aspettiamo che preferiate restare fedeli alla linea, e che finiate per limitarvi a ridere di quelli che girano per i bus o per le metro fissando uno schermo piatto, freddo e anonimo, anestetizzati alla bellezza, dimentichi della civiltà. Del libro. Vero?ì


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE


Bruce McCall (Simcoe, Ontario, Canada 1935), scrittore e illustratore canadese. Collabora con “The New Yorker”, “Vanity Fair” e diverse altre riviste. Vive a New York, NY.


Bruce McCall, “50 cose che puoi fare con un libro oggi che non si legge più”, Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2011. Traduzione di Taddeo Roccasalda. Copertina di Emanuele Ragnisco per Mekkanografici Associati.


Prima edizione: “50 Things to Do With a Book (Now That Reading is Dead)”, 2009.


Approfondimento in rete: The New Yorker / Wuz.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2012.

18 gennaio 2012
 
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