

Nella sala centrale del museo lo spazio si curva ad accogliere la “Grande Porta”, quattro metri di solida lamiera in metallo dove penzolano, agganciate, immagini feticcio in bronzo, fantastiche sporgenze di un immaginario che si fa a tre dimensioni. “Sono sculture con le gambe che vanno in processione”. Immagini e generi sono in continuo rimescolamento. Poco più in là è esposto l’inedito “Robin Wood” (nella foto), omaggio all’immagine di Vincent van Gogh, quasi un’apparizione clandestina che sbuca da uno sfondo alberato. L’artista agisce per sconfinamenti, coinvolge sacro e profano, la materia e l’inafferrabile.
L’artista è Enzo Cucchi, il dreamer, il sognatore della Transavanguardia, il grande visionario del gruppo.
A lui, il museo Marca di Catanzaro e il suo direttore artistico,
Alberto Fiz, dedicano, dal 17 dicembre, una delle cinque mostre del progetto ideato da Achille Bonito Oliva per gli artisti del suo movimento, mostre che hanno il loro centro propulsore nella storica rassegna sulla Transavanguardia in corso al Palazzo Reale di Milano.
Le altre sono: Sandro Chia all’ex Foro Boario di Modena, Nicola De Maria al Centro Pecci di Prato, Mimmo Paladino all’ex-Gil di Luigi Moretti a Roma e Francesco Clemente a Palazzo Sant’Elia di Palermo.
Nato a Morro d’Alba, una paese contadino nell’entroterra di Ancona, Cucchi, classe ’49, sebben romano da una trentina d’anni, non ha dimenticato le icone del suo passato bucolico: certi paesaggi col sole rovesciato, uomini che scavano tronchi d’alberi, cani e galli, case e teschi. Ce n’è dappertutto, leggeri come un leit motiv, appiccicati sulla suola di una scarpa, adagiati sullo sfondo di una tela imbullonata.
Il teschio, trasformato dalla cultura pop del Terzo Millennio in simbolo fetish, per l’artista marchigiano è un oggetto familiare che ci è vicino da sempre. “Il cimitero fa parte del mio paesaggio” confida Cucchi, “è una delle cose che conosco meglio. Nelle e campagne intorno a Morro si trovano molto spesso dei teschi. Per me si tratta di un’immagine non di un soggetto. E’ un legame spirituale molto forte con quel che mi sta intorno. Il mio cimitero vive. E’ una cosa naturale”.
“Enzo Cucchi”, Marca, Catanzaro, dal 17 dicembre al 1° aprile 2012. www.museomarca.com
Ci sono anche queste…
“Robert Mapplethorpe”
Imponente retrospettiva dell’opera del fotografo statunitense (New York 1946 - Boston 1989), tra i massimi ritrattisti del XX secolo. 178 scatti, dalle polaroid in bianco e nero dell’amica Patti Smith alle serie di foto a contenuto scabroso.
Dove: Fondazione Forma, Milano
Quando: fino al 9 aprile 2012
Info: tel. 02 58118067
Opera cult: l’autoritratto a torso nudo, quasi una scultura, segnato dall’ambivalenza angelo/demonio
“Picks”
Una mostra che raccoglie le ‘scelte’ (in inglese ‘Picks’ come nel titolo) di Mario Giusti, curatore di grandi eventi musicali nella Milano degli Anni 80, recentemente convertito all’arte contemporanea. Una ventina di artisti, dall’inglese Bansky alla russa Kazinkina, passando per un drappello di agguerriti italiani, tra cui Tom Porta, Fabio Giampietro e Alessandro Spadai.
Dove: galleria HQ - HeadQuarter, Alzaia Naviglio Pavese 50, Milano
Quando: dal 14 dicembre al 7 gennaio 2012
Info: +39-3356478444; skype: mr.giusti
Opera cult: il mitico manifesto del concerto di Bob Marley, svoltosi a San Siro, Milano, nel giugno del 1980
“Fausto Melotti”
Oltre duecento opere, tra terrecotte, maioliche e gessi, sculture a tecnica mista e in ferro, ceramiche e lavori in inox, disegni e bozzetti. Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986). Si va dai primi lavori astratti degli Anni 30 alle sculture fluttuanti dell’ultimo periodo.
Dove: Museo Madre, Napoli
Quando: dal 16 dicembre al 9 aprile 2012
Info: www.museomadre.org
Opera cult: l’insieme de “I Sette Savi”, 1960, in cui la figura umana viene tanto asciugata da sembrare un manichino
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