Georges de La Tour. A Milano dal Louvre due capolavori del maestro francese che dipingeva a lume di candela

di Melisa Garzonio

I dipinti sono due. Il primo, datato agli anni 40 del Seicento, ci mostra un interno notturno, abitato da due persone: un vecchio e un bambino. Si tratta del San Giuseppe carpentiere mentre lavora una trave, assistito da Gesù fanciullo che gli fa luce con la fiammella tremolante di un cero. L’altra tela, probabilmente del 1644, rappresenta, nell’interno buio di una stalla, cinque personaggi in preghiera, intorno a un fanciullo che riposa, avvolto in fasce, nella mangiatoia.


 


Personaggi da presepe-vivente. C’è un pifferaio che tiene in braccio un agnellino e una puerpera che porge una zuppiera fumante alla nutrice. L’atmosfera è sospesa, rischiarata da paradisiaci bagliori che sprigionandosi da una lunga candela investono dal basso l’abito rosso e il collo delicato della Vergine, assorta nella contemplazione di Gesù Bambino.


 


L’allestimento della sala Alessi non fa una grinza. Anzi, quella parete ondulata e intonacata con calce e argilla e la pavimentazione in prezioso legno antico, progettata da Elisabetta Greci, rendono ancora più esclusiva l’ostensione dei due capolavori assoluti, eccezionalmente prestati dal Louvre (in collaborazione con Eni) a Palazzo Marino (Valeria Merlini e Daniela Storti curatrici, catalogo di Skira). Si tratta dell’ “Adorazione dei pastori” (nella foto) e del “San Giuseppe falegname”, due opere straordinarie di Georges de La Tour, uno degli artisti più seducenti ed enigmatici del Seicento francese, la cui riscoperta, da parte della critica, risale a meno di un secolo fa.


 


Di Georges de la Tour abbiamo scarne notizie, nessuna biografia, ma numerosi atti giudiziari, spia di un temperamento violento e litigioso. Figlio di fornai, era nato nel 1593 a Vic sur Seille, roccaforte della controriforma in Lorena. A 24 anni si era sposato con Diana Le Nerf, che gli diede dieci figli. Visse e lavorò a Luneville, dove aprì bottega e si fece detestare dai concittadini per il pessimo carattere. Morì nell’inverno del 1652, stroncato da un attacco di pleurite.


 


Discutibile come uomo, trovò ampio riscatto nella sua arte. Una pittura misteriosa, dai toni moraleggianti (bari, prostitute, indovine e chiromanti che ricattano stolidi ricconi, vecchi miserabili), ma che è poesia. I peccati di cui si parla sono redenti  dall’atmosfera, che qualcuno ha definito caravaggesca, per la capacità di disegnare senza sfondi o prospettive, usando le ombre per dar corpo alle immagini. Dove trovava Georges de La Tour l’ispirazione: nell’inferno dell’uomo o nel paradiso dell’artista? 


 


“Georges de La Tour a Milano ”, Palazzo Marino, fino all’8 gennaio 2012. www.eni.com 


 


Ci sono anche queste…


 


Ernest Biéler


Pietra miliare fra i grandi pittori svizzeri, Biéler (1863-1948) lascia un’opera estremamente ricca e varia. La mostra, forte di 120 opere, ricostruisce la formazione di uno stile che pesca nell’art nouveau e si apre al simbolismo per inclinare, alla fine, verso un realismo alla Courbet. 


Dove: Fondation Pierre Gianadda, Martigny (Svizzera)


Quando: fino al 26 febbraio 2012


Info: www.gianadda.ch


Opera cult: il sensazionale dipinto di matrice simbolista “Le deux Blanches”


 


“Transavanguardia”


Ultimo decennio anni Settanta, il concettuale è ormai arenato nei propri giochi mentali, in Europa e negli Stati Uniti si reclama a gran voce la pittura, come la si faceva una volta. In Italia il critico Achille Bonito Oliva raduna intorno a sé cinque pittori che amano la figurazione: Sandro Chia, Nicola de Maria, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Francesco Clemente. Nasce la Transavanguardia.


Dove: Palazzo Reale, Milano


Quando: fino al 4 marzo 2012


Info: www.comune.milano.it


Opera cult: Almeno cinque, una per ogni artista, per non far torto a nessuno


 


“Quelli che restano”


A partire dal titolo di un’opera di Umberto Boccioni, una mostra che le esplorazioni sul paesaggio (in senso fisico, mentale, intellettuale, spirituale) di quindici artisti di età compresa fra i 35 e i 60 anni, tutti di formazione milanese. Alessandro Papetti, Giovanni Frangi, Luca Pancrazi, Alberto Garutti, per citare qualche nome.


Dove: Spazio Oberdan, Milano


Quando: fino al 29 gennaio


Info: tel. 02 77406302


Opera cult: la doppia scultura della coppia Vedova Mazzei, due diversi punti di vista dello stesso luogo

05 dicembre 2011
 
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