

Protagonista il lago, con le antiche ville e gli ombrosi giardini all’italiana. Le rive all’ombra dei cedri e dei cipressi centenari. La sponda piemontese e quella svizzera, al mattino e al tramonto. La strada di Ronco sopra Ascona, in pieno sole. Cannero (nella foto), Oggebbio e la chiesa di Trarego, coi tetti geometrici delle case, quasi un omaggio a Giorgio Morandi.
“Quando, per caso, uno possiede sia un cuore che una camicia, deve vendersi la camicia per vedere i dintorni del Lago Maggiore”. Che Francis Hamel abbia letto l’emozionata lettera che un emozionantissimo Stendhal, in viaggio in Italia, scrisse nel 1811 all’amica Pauline? C’è da crederlo, tanta è la devozione che il pittore britannico da sempre innamorato del nostro paese, felice proprietario di un casale nella campagna marchigiana, dimostra nei ritratti ispirati al lago e ai suoi dintorni.
Accadde la primavera di due anni fa. Hamel si trovava all’Isola Bella, ospite dei conti Borromeo, prima tappa di un percorso lungo cinque mesi da dedicare ai più celebri giardini italiani (fatica poi onorata da una bella mostra “Italian Formal Gardens and their Lanscapes” alla John Martin Gallery di Londra). Ma non finì lì. L’incontro con le sirene del Lago era stato così avvolgente che l’inglese, alla maniera dei pittori stranieri che nel primo ottocento si mettevano in viaggio alla scoperta del BelPaese, decise di tornare, con l’intenzione di dedicarsi unicamente al Lago e alla sua fascinazione.
Fu così che Francis si accorse che quello era un lago speciale, bello e complicato. Lo colpirono la vegetazione, un po’ selvaggia un po’ artisticamente domata, la varietà del paesaggio che alterna scorci montani, declivi collinari e il verde piatto della pianura lombarda. Un lago difficile da inquadrare, inscritto in una forma sinuosa che rende quasi impossibile godere della sua superficie in un solo colpo d’occhio. Dai dipinti, adesso raccolti in mostra alla Edward Cutler Gallery di Milano, si capisce il desiderio dell’artista di catturare in una forma semplice, ma non banale, la straordinaria bellezza di quei luoghi incantati.
“Francis Hamel. Lago Maggiore”, Edward Cutler Gallery, Milano, fino al 21 gennaio 2012. www.edwardcutler.com
Ci sono anche queste…
“Gli occhi della guerra”
Fausto Biloslavo, Gian Micalessin, Almerigo Grilz e Fabio Polenghi, gli ultimi due morti sul campo. Grilz ucciso in Mozambico durante un reportage nel 1987; Polenghi assassinato nel 2010 a Banglok. Le immagini in mostra ritraggono le vittime e i padroni della guerra in tanti coraggiosi reportage.
Dove: Palazzo Isimbardi, Milano
Quando: fino all’11 dicembre
Info: www.liveeurope.net
Opera cult: ogni scatto, immagine, sensazione che ci porta a capire il senso tragico e inutile della guerra
“Hokusai, Gakutei, Shinsai…Le stampe giapponesi di Frank Lloyd Wright”
L’architetto Frank Lloyd Wright (1867-1956), iniziò a interessarsi alle stampe giapponesi alla fine dell’Ottocento, a Chicago. In mostra settantacinque esemplari della sua strepitosa collezione di Surimono, parola che in giapponese si traduce con ‘oggetto dipinto’. Appena uscito da Electa “Le stampe giapponesi. Una interpretazione” di F.L.Wright
Dove: Casabella laboratorio, Milano
Quando: dal 29 novembre al 20 dicembre 2011
Info: tel. 02 63793930
Opera cult: le cento vedute del monte Fuji, capolavoro della maturità di Hokusai (1760-1849)
“Claudio Favelli, “Manatthan Club”
Prima personale milanese di Claudio Favelli, bulimico accumulatore di oggetti che verranno modificati, rielaborati, combina tra loro. La mostra racconta la storia dei consumi, attraverso mobili, luci al neon, collages di immagini che l’artista assembla, con spirito alchimistico, trasformandolo in altro.
Dove: Cardi Black Box, Milano
Quando: fino al 21 gennaio
Info: www.cardiblackbox.com
Opera cult: i lavori che citano Sandokan, eroe personale di Savelli bambino
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