

Un’eccezionale sequenza di capolavori del Novecento, tutti provenienti dal Museo Pushkin di Mosca (nella foto, la facciata), sono in mostra fino al 5 febbraio a Milano, alla Pinacoteca di Brera. L’evento è frutto di uno scambio di favori fra i due musei, in occasione dell’Anno della Cultura Italia-Russia. Dal 22 novembre sbarcherà al Pushkin dall’Italia una mostra record su Caravaggio.
Per il mecenate russo Sergey Ivanovich Shukin (1854-1936) è un colpo di fulmine. Pensare che Pablo non lo può vedere. E in una caricatura l’ha disegnato con una gran testa e una faccia rotonda, simile a quello di un maiale. Ma è bastata una stretta di mano con lo spagnolo al Bateau Lavoir, l’atelier parigino di Picasso, e il russo è diventato un fedelissimo del cubismo. Compra con bulimia, non bada al prezzo.
Letteralmente soggiogato da Pablo, acquista cinquanta tele, per lo più opere del periodo cubista. Tra queste, un capolavoro assoluto: “La Regina Isabeau”. Shuckin si fa spedire i ‘Picasso’ a Palazzo Trubetskoy, la sua abitazione nel centro di Mosca, dove vanno ad aggiungersi alla strepitosa raccolta degli astrattisti russi, Tatlin, Larionov, la Goncharova, Malevich. Senza contare i Kandinsky, Van Dongen, Renoir, Derain, Dufy, de Vlaminck e altre opere capitali delle avanguardie del ‘900.
Contemporaneamente a Shukin, anche i fratelli Morozov, ricchissimi industriali moscoviti della seta, cominciano a interessarsi di pittura moderna francese. Lo fa il primogenito Michail, lasciando erede, alla sua scomparsa nel 1903, il fratello Ivan. Uno dei suoi colpi migliori è lo splendido ritratto di Ambroise Vollard, capolavoro della seconda fase cubista di Picasso. Il giovane russo comprava per passione, lo stesso Vollard, il mercante che gli vendette la tela, lo definì “uno che non contratta!”.
Gli piaceva trattare direttamente con gli artisti, insieme ai quali progettava quadri su misura per la casa. A Maurice Denis chiese una tela simbolista, “Storia di Psiche”, a Bonnard, che era diventato il suo miglior consulente, nel 1912 commissionò due tele, “Mattina a Parigi” e “Sera a Parigi”, pensate su misura per le pareti di palazzo Morozov.
Se Shukin amava rischiare, comprando tutti i Picasso appena usciti sul mercato parigino (una cinquantina) e investendo sul colore di Matisse (37 tele), Morozov aveva un atteggiamento più prudente. Racconta il pittore dei famosissimi “Pesci rossi” (in mostra): “Quando Morozov si recava da Vollard diceva: ‘Voglio vedere un bellissimo Cézanne’. Shukin invece chiedeva che gli mostrassero tutti i Cézanne che erano in vendita e faceva lui la sua scelta”. Una bella gara. Se Shukin fu il primo in Russia a possedere un Cézanne, a Morozov andò il record di essersi aggiudicato un capolavoro assoluto del periodo tahitiano di Gauguin, il dipinto dal nome esotico “Ehaiha Ohipa”.
“Brera incontra il Pushkin. Collezionismo russo tra Renoir e Matisse”.
Pinacoteca di Brera, Milano, fino al 5 febbraio 2012
www.mondomostre.it
Ci sono anche queste…
“Race, alla conquista del Polo Sud”
Una mostra che ci fa rivivere i sogni e i brividi dei due esploratori che cento anni fa giocarono la loro vita tra i ghiacci del Polo Sud: Robert Falcon Scott e Roald Amundsen, il britannico e il norvegese. Il primo, che morì con tutta la spedizione, il secondo tornato vivo e vincitore con i suoi otto compagni.
Dove: sottoporticato di Palazzo Ducale, Genova
Quando: fino al 18 marzo 2012
Info: www.racepolosud.it
Opera cult: la baracca in legno di Scott, l’igloo di Amundsen, riprodotti in ogni dettaglio. Le slitte, le cambuse, le carte, le lettere dei due esploratori alle mogli
“Ai Wei Wei. Interlacing”
Per le sue opere, armi micidiali puntate contro le regole del regime comunista cinese, pagate con quasi tre mesi di carcere, è diventato potente. Oggi il 54enne artista cinese, l’architetto che nel 2008 disegnò lo stadio per le Olimpiadi di Pechino, guida la classifica 2011 di “Art Review”. Al primo posto “per il suo attivismo e il suo talento”.
Dove: museum Joanneum, Graz
Quando: fino al 15 gennaio 2012
Info: www.museum-joanneum.at
Opera cult: le immagini scattate a New York dal 1983 al 1993, il decennio della formazione nell’America di Andy Warhol
“Giancarlo Ossola. Interni di un secolo breve”
Il grado zero dell’umanità, il vuoto dei luoghi di lavoro, l’abbandono delle campagne, il silenzio assordante delle città. Tele, tempere disegni dai toni lividi e i contorni graffianti, per raccontare il vuoto lasciato dalle drammatiche migrazioni del nostro secolo. Un artista in esilio dal mondo, così si definisce Ossola (Milano,1935).
Dove: galleria La Colomba, Lugano Viganello
Quando: fino al 20 dicembre
Info: www.lacolomba.ch
Opera cult: gli interni vuoti che inaugurano l’avventura neoinformale degli anni ‘60
0
0
1
2
1