

Un talento incontenibile, quello di Paul Cézanne. Debordante da ogni schema, capace di misurarsi coi grandi maestri (Pissarro, Monet, Renoir, ma anche Poussin, Rubens, i fiorentini del Quattrocento) e di essere sempre unico, inimitabile. S’impegnano ad arginarlo due mostre, al Palazzo Reale di Milano e al Musée du Luxembourg di Parigi, entrambe fornite di copiosa presenza di capolavori dai musei di tutto il mondo, dall’Ermitage di San Pietroburgo alla National Gallery di Washington, per citare le due provenienze più estreme.
Nella rassegna milanese si racconta Cézanne attraverso le memorie dei celebri atélier aperti in Provenza, da quello di Jas de Bouffan, prestato dal padre, e poi Lauves, e i luoghi più cari del Midi, come l’Estaque, Gardanne, Bellevue, Bibémus. A Parigi s’indaga invece sul rapporto conflittuale fra l’irrequieto maestro e i colleghi impressionisti e post-impressionisti. Ci sono i ritratti realizzati guardando dalle finestre delle sue tante residenze (ne cambiò una ventina) e i paesaggi dipinti sulle sponde della Marne, a Fontainebleau, o ripensando il vecchio Monet a Giverny.
Facile oggi dire: senza Cézanne (Aix en Provence 1836-1906) non avremmo avuto Picasso. E nemmeno i Surrealisti sarebbero entrati nella storia. In realtà, il percorso che portò il pittore provenzale al ruolo di ‘padre nobile’ dei movimenti d’avanguardia del Novecento, non fu una passeggiata. Stimato in vita, idolatrato dopo la morte. Diceva l’allievo prediletto Emile Bernard: “Più che un pittore, Cézanne era la pittura stessa divenuta vita. Non c’era un istante in cui egli vivesse al di fuori di essa: era come se, tra le dita, egli tenesse sempre il suo pennello”.
Rapito dal genio del maestro, Bernard forse ignorava che sotto il sacro fuoco ardeva la tempra di un pittore tenace e solitario, miracolosamente sfuggito ai desideri del padre, che l’avrebbe voluto avvocato. Un pittore che nella Francia di Napoleone III, subì all’umiliazione di vedersi cassare i lavori alle mostre dei Salon, in favore dei soliti accademici. E ciononostante, restò caparbiamente attaccato al suo lavoro, capace di inchiodare il pennello per mesi e anni su uno stesso tema, un ritratto, un paesaggio, una natura morta, studiando e ristudiando, in una specie di corpo a corpo, la stessa visione, fino a ottenerne la trasfigurazione in una pittura armonica e bastante a sé stessa. Diceva Paul al prediletto Emile: “In natura, tutto è modellato secondo tre modalità fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste semplicissime figure, poi si potrà fare tutto ciò che si vuole”.
“Cézanne. Les atéliers du Midi”. Palazzo Reale. Milano. Dal 20 ottobre al 26 febbraio. www.comune.milano.it/palazzoreale
“Cézanne et Paris”. Musée du Luxembourg. Parigi. Fino al 26 febbraio.
Ci sono anche queste…
“Majolique. La faïence italienne au temps des Humanistes”
Un centinaio di maioliche faentine (dai musei italiani, francesi e britannici) di cui si possono ammirare i fantastici decori ispirati ai temi della cultura umanista: grottesche, putti, motivi araldici e mitologici, istoriati da grandi pittori del Rinascimento
Dove: Musée national de la Renaissance. Château d’Ecouen, val d’Oise, Ile de France
Quando: fino al 6 febbraio
Info: www.musee-renaissance.fr
Opera cult: la sezione di ceramiche storiche del XV° secolo (Cafaggiolo, Deruta, Faenza, Gubbio…)
“Alfonso Leoni. Sentimenti del gioco”
Retrospettiva di un centinaio di opere del ceramista e scultore faentino, scomparso prematuramente nel 1980, a soli 39 anni. Un’antologia di lavori che comprende dai “Ciotoloni” alle composizioni optical, alle sperimentazioni concettuali con carta ripiegata.
Dove: Casa natale di Raffaello. Urbino
Quando: fino al 30 novembre
Info: tel. 0722 320105
Opera cult: la piccola ma preziosa mostra di disegni dell’artista aperta in contemporanea alla Bottega Bertaccini di Faenza (tel. 0546 681712)
“Piet Mondrian. L’armonia perfetta”
La ricerca del maestro del neoplasticismo (Amersfoort 1872 - New York 1944) a tutto tondo: dalle tele figurative dell’Aja alle figure geometriche del minimalismo, costruite proseguì togliendo, tagliando e sottraendo furiosamente, e religiosamente,per arrivare all’ “opera totale”.
Dove: Complesso del Vittoriano, Roma
Quando: fino al 29 gennaio
Info: www.comunicareorganizzando.it
Opera cult: l’astrazione totale di “Composizione con grande piano rosso, giallo, nero, grigio e blu” (1921)
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