L'arte dei Simbolisti italiani, tra sogno e visione. A Padova nelle sale di Palazzo Zabarella

di Melisa Garzonio

Se Charles Baudelaire ne era stato involontariamente il portavoce, a dare un nome alla possente virata del pensiero creativo in chiave visionaria e immaginifica, è un greco naturalizzato francese, Jean Moréas, il primo a mettere nero su bianco (sul Figaro) la parola Simbolismo, condensandone i principi in un Manifesto. E’ un movimento che sconfina in tutta Europa, un’epidemia che decreta la morte del reale in nome di un morboso ‘cupio dissolvi’ nel sentimento. Contagia la letteratura, la musica, il cinema, la filosofia e, soprattutto, la produzione degli artisti.


In Italia, il Simbolismo irrompe in maniera plateale alla Triennale di Brera del 1891, quella in cui, sul tema della maternità, si confrontano Segantini e Previati. Se l’opera del primo, un interno di stalla rischiarato dalla luce soffusa di una lanterna, tanto da farci vedere una giovane mamma che allatta il suo bambino e una mucca che ha vicino il suo vitello, è simbolico ma anche allusivo al mondo reale dei contadini, il dipinto di Previati provoca aspre critiche. E’ una pittura che sembra lana sfilacciata, polverosa come un muro grezzo.


I due capolavori si confrontano nell’eccezionale mostra dedicata al Simbolismo in Italia, aperta fino al 12 febbraio a Padova, a Palazzo Zabarella, curata da Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria Vittoria Marini Clarelli. Un centinaio di opere imperdibili, momenti chiave di un intrigante viaggio che parte dal Realismo dell’ultimo decennio degli anni Ottanta e si chiude con le poetiche del Decadentismo, alla vigilia della prima guerra mondiale.


I Simbolisti dipingono l’amore e la morte, il sogno e il mistero, i valori ineffabili della giovinezza e la desolazione della vecchiaia. Il loro acerrimo nemico è il progresso scientifico e tecnologico, che tutto appiattisce col suo rullo compressore. Sosteneva Alberto Martini, presente a Padova con le sue mirabolanti opere grafiche raccolte nella sezione in bianco e nero, un “Notturno” e la “Diavolessa”: “Chi vive nel sogno è un essere superiore, chi vive nella realtà uno schiavo infelice”. Quella del sogno è, infatti, la dimensione preferita dai Simbolisti. Boccioni, che giudicava il discusso Previati “Il più grande artista che l’Italia ha avuto da Tiepolo a oggi”, prima di farsi futurista si dedica a un’inquietante interpretazione del tema dantesco di Paolo e Francesca, dipingendo i due amanti sospesi in volo in un mortale abbraccio simbiotico.


Anche la natura diventa “un paesaggio dell’anima” (Henry-Frédéric Amiel). Poco sole e rare stelle, inclini alla malinconia, preferiscono dipingere la nebbia e i fulmini, il vento e le sferzanti tormente di neve (Previati, Pellizza da Volpedo e Alberto Grubicy). E la donna ha sempre un doppio volto. Di fata e strega. Di musa e sfinge (Bistolfi). E’ Cleopatra (Previati) e Sirena (Sartorio). Fino a diventare emblematico simbolo di amore e morte ne “Il Peccato” di Franz von Stuck (1909) e nella scandalosa “Giuditta” di Gustav Klimt (1910). Due opere che da sole valgono il viaggio a Padova.


 “Il Simbolismo in Italia”. Palazzo Zabarella. Padova. Fino al 12 febbraio. www.palazzozabarella.it


Ci sono anche queste…


Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del Quattrocento
Quando l’allievo supera (o quasi) il maestro. E’ il caso del talentuosissimo Filippino Lippi, nato nel 1457, entrato a 15 anni nella bottega di Sandro Botticelli, astro senza pari del quattrocento fiorentino, e diventato il suo maggior rivale. Opere superbe arrivate dai musei di tutto il mondo.
Dove: Scuderie del Quirinale. Roma
Quando: fino al 15 gennaio
Info: www.scuderiequirinale.it
Opera cult: l’emozionante “Storia di Lucrezia” di Filippino o la misteriosa “Derelitta” di Botticelli?


“Dalí, Ernst, Miró. Surrealismo a Parigi”.
Vita e miracoli del Surrealismo, dalla nascita a Parigi, a cavallo delle due guerre  mondiali, sotto la guida del guru André Breton, al suo dispiegamento a livello mondiale. Quadri, sculture, oggetti e fotografie dei maggiori rappresentanti del movimento.
Dove: Fondation Beyeler. Basilea
Quando: fino al 29 gennaio
Info: www.fondationbeyeler.ch
Opera cult: il monumentale Picabia della collezione di Simone Collinet, la moglie di André Breton


“Turner, Monet, Twombly”
Il modo di intendere la bellezza, la malinconia, la natura e lo scorrere del tempo di tre fra i massimi artisti degli ultimi duecento anni, J.W.Turner (1775-1851), Claude Monet (1840-1926) e Cy Twombly (1928-2011). Lontani ma vicini per essere stati, ciascuno nel proprio tempo, i pionieri di una pittura rivoluzionaria.
Dove: Moderna Museet, Stoccolma
Quando: fino al 15 gennaio
Info: www.modernamuseet.se
Opera cult: il mondo fluttuante di Turner dove si specchierà Monet

10 ottobre 2011
 
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