Passeggiando per i portici con Zagor

di Giada Pellicari per Cyou

Passeggiando per i portici è una rubrica nata con l'idea di creare un percorso visivo attraverso i murales che compaiono sulle pareti di Padova: una città conosciuta principalmente per la sua università, ma anche per la storia artistica collegata soprattutto alle vicende carraresi. Padova, però, non è solo questo, poiché si pone come una città importante e rappresentativa per l'epoca contemporanea grazie all'effervescenza di una tipologia di arte che, nata per strada, ha dato via ad uno dei movimenti legati al mondo dei graffiti tra i più innovativi in Italia. La rubrica è online sul sito www.festivalartecontemporanea.it ogni due mercoledì.


Passeggiando per i portici, si sofferma, oggi,  su Zagor, uno dei writer storici padovani più volte citato fino ad ora. In questo modo si affronta la parte più storicizzabile del writing a Padova e si aggiungono dei pezzi al puzzle già iniziato precedentemente, perché insieme a Boogie, Kennyrandom e Trace, Zagor si pone come uno degli iniziatori della scena urbana di questa città.


Zagor inizia a dipingere dalla fine degli anni Ottanta ad appena tredici anni (si ricorda che quando questi writer cominciano sono tutti ragazzini dai tredici ai quindici anni) e si possono trovare i primi esempi dei suoi lavori già nel 1989, quando  in maniera solitaria si muove nel suo quartiere della Sacra Famiglia, appena vicino a Prato della Valle, dove in una fornace abbandonata, ora ristrutturata, inizia a fare le prime tag e i primi esperimenti. Inizialmente la sua tag originaria è quella di Graffio, ma dopo la scoperta attraverso le poche fanzine in circolazione dell'esistenza di un writer milanese con lo stesso nome, decide di chiamarsi Zagor, prendendo spunto dal personaggio dei fumetti.  Quando vengono trattate le prime esperienze di writing italiano (ci si riferisce, quindi, principalmente agli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta), bisogna tener presente come fosse difficile essere a conoscenza di quello che avveniva nelle altre città e soprattutto nel mondo. In realtà, infatti, i primi pezzi che si vedono sono nelle poche fanzine esistenti, nei film Wild Style e Style Wars e, soprattutto, nei lavori sui treni che iniziano a circolare, però, dalla metà degli anni Novanta e che divengono il reale mezzo di comunicazione tra i writers di città in città.


Zagor in questo senso si pone come un caposaldo dei graffiti di Padova e dello stile italiano in generale, anticipato però dagli esempi di Rusty e di Boogie, poiché combina insieme fin dall' inizio il puppet con il lettering, dando il via, così, a quella che sarà la peculiarità dei muri padovani, i quali si ricorda sono  caratterizzati essenzialmente dalla complementarietà tra i due aspetti e dalle "murate tematiche", le quali vedono come primo esempio la murata a tema dell'Arcella eseguita da Yama, Jeos e Greg (SPC) raffigurante una fattoria degli animali, che viene creata prima della più conosciuta di Via Ticino del 1998 rappresentante l'Inferno, uno degli apici della storia degli EAD.


Purtroppo molti muri sui quali Zagor ha dipinto non esistono più, ma la storicità e l'importanza fondante dei lavori che ha prodotto ne rendono fondamentale la visione, per capire la precocità del suo talento. In questo caso, quindi, si fa un "piccolo strappo alla regola" rispetto a quello che la rubrica mostra di solito, ovvero verrà sia creata la mappa dei muri esistenti con i suoi lavori, ma si mostreranno nella gallery anche alcuni pezzi storici.


Se si prende ad esempio il pezzo della Sacra Famiglia, che viene eseguito da Zagor ad appena quattordici anni, si può notare la grande capacità tecnica e coloristica precoce per un ragazzino, soprattutto considerando i mezzi di allora, quindi con colori presi dal ferramenta e praticamente avendo visto ben poco in giro. In questo caso non compare la sua tag ma  la scritta "peace", e tra l'altro si può notare come molto spesso nei primi pezzi dei writers vengano scritte altre cose e non il proprio nome. Oppure si ricorda anche il piccolo soldato eseguito in centro a Padova su una serranda, che in realtà è divenuto un caso famoso grazie a degli articoli usciti su un quotidiano locale.


Fin da subito Zagor entra a far parte degli EAD che contribuisce a creare, e coinvolge anche Axe e Jam nella disciplina dei graffiti  portandoli a contatto con la crew, poiché frequentano insieme la stessa classe alle superiori, una scuola tra l'altro frequentata anche da Made. Se ne approfitta per ricordare qui che gli EAD nascono ufficialmente nel 1991 e quest'anno ricorre il loro anniversario ventennale.


Già dagli anni Novanta si inizia a riscontrare lo stile prettamente corsivo di Zagor, dove l'outline ben delineata e ingrossata diviene l'elemento caratterizzante, permettendo alle lettere di incastrarsi a vicenda e creando dei percorsi ad intreccio tra l'una e l'altra.  Alla fine degli anni Novanta si nota un'ulteriore evoluzione, poiché Zagor si avvicina alla tridimensionalità della lettera, passaggio evidentemente obbligato per i writers padovani (si rimanda agli articoli precedenti e all'intervista a Dado) , uno stile sviluppato probabilmente grazie alla frequentazione con la crew ma soprattutto grazie ai pezzi  fatti in collaborazione con Joys, in cui i due si pongono come complementare l'uno dell'altro. Successivamente, invece, figurativo e lettering diventano un tutt'uno e le lettere si trasformano in elementi di illustrazione, come si può si notare nel lavoro del 1998 al Parco Fantasia, dove si trasformano in formaggio e dove appare in Zagor l'elemento dell'ironia, che caratterizzerà molta sua produzione successiva. Come esempio si riporta anche la prima versione della murata al Parco Brentella del 2000, prima di quella famosa per il MOS 2007,  dove le sue lettere si trasformano in insetti, vale a dire  il tema di quell'occasione, una murata che si vuole ricordare qui perché ha visto la presenza di numerosissimi writer nazionali e internazionali.


Particolarità di Zagor è quindi quella di riuscire a combinare insieme figurativo e lettering, una peculiarità che lo porterà poi ad avvicinarsi al mondo dell'illustrazione vincendo molti premi. In Zagor infatti vi è la presenza anche di un'arte fuori dal mondo del writing, che vede soprattutto la sua capacità di creare illustrazioni fiabesche e sognanti, dove molto spesso si trovano dei personaggi paccioccotti e dalle guance rosee e dove la sua particolarità calligrafica del lettering diventa qui caratterizzata da uno stile minuzioso nei dettagli e dalle linee molto sottili. Questo mondo in realtà traspare bene dagli ultimi suoi graffiti, tra i quali spiccano quelli allo Stadio Appiani, dove si vede il suo tipico personaggio che si combina al lettering e se lo "mangia interagendovi in maniera molto simpatica e ironica";  mentre nella parete dei Comboniani il suo personaggio prende le somiglianze di un pesce-sottomarino da cui partono tutti i filamenti dell'arcobaleno colorato che caratterizza la base di tutta la parete. Forse sarebbe più corretto parlare di writing in una forma addolcita nel caso di questi ultimi esiti, i quali si pongono,così, come dei lavori davvero molto piacevoli da vedere e da camminarci accanto.

15 novembre 2011
 
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