Automatic, la prima personale italiana di Eric White

di Loretta Morelli per Cyou

La galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea di Milano ospita dal 15 settembre al 19 novembre Automatic, la prima mostra personale in Italia di Eric White.
Illusioni ottiche, giochi di riflessi, apparenze, umori sospesi inquietanti e dubbiosi o incantati e divertiti. Tutto ciò si nasconde dietro alle creazioni di questo artista, apparenti riproduzioni fedeli di un consumato immaginario dell'American dream che, se meglio contemplate, svelano dimensioni surreali e psichedeliche.


Come grande pioniere del realismo onirico, attraverso la sua pittura, sembra scavalcare costantemente quel sottile confine tra spazio dell'opera e spazio reale di osservazione. A prima vista i suoi dipinti sembrano semplici opere che traggono ispirazione dalla cultura cinematografica americana pre-bellica, ma poi senza accorgertene ti spingono oltre, verso nuove riflessioni, a cercare risposte messe in dubbio da particolari contrastanti, effetti di luce-ombra, presenze-assenze. L'autore sembra indagare anche i moti interiori dei suoi personaggi che spesso si sdoppiano o sono rappresentati in vari momenti che si intrecciano in scenari che aprono ad una percezione stratificata.


Per questa mostra White ha realizzato una serie di quadri che ritraggono interni di macchine d'epoca ripresi da stravaganti angolazioni che raffigurano protagonisti estrapolati da film hollywoodiani degli anni '40 e '50. Mediante la sua straordinaria manualità dipinge come se guidasse una cinepresa, gestendo i piani e le inquadrature a suo piacimento, condensando con abilità l'essenza di un film nel perimetro racchiuso di un frame. Ad esempio nell'ampia tela 1973 Ford Pinto with Tangury Sky (3 Women) raffigura il close up di due giovani donne viste attraverso il parabrezza, alla guida di una terribile Pinto gialla. Le due ragazze subiscono una mutazione interiore con l'aiuto di una terza figura chiave, mediante la quale scambiano l'atteggiamento dell'una verso l'altra. L'artista provoca una tensione che si taglia con il coltello, stimolando nello spettatore il desiderio di poter ascoltare il discorso che ha preceduto il congelamento del quadro.


Tutti i personaggi femminili dipinti risentono dell'idealizzazione hollywoodiana delle star che sembrano incarnarsi in donne perfette, ma trasformate in soggetti di un moderno voyeurismo con predilezione per un Grande Fratello dell'assurdo. I veicoli stilizzati dalle grandi carrozzerie e dalle forme erotizzanti si legano alla car culture che ha entusiasmato gli USA, testimoniando il crescente benessere e i progressi dell'industria nel secondo Novecento. Gli interni delle auto raffigurate sono scenografie delle sue esplorazioni in cui le trame delle storie non appaiono mai lineari ma più realtà possono convivervi e intrecciarsi.


Come punto cardine della sua ricerca, White insegue la Metafisica. Secondo lui, è l'uomo medesimo a originare la sua realtà così com'è la coscienza che crea la forma. In questa accezione l'io sorge come un brandello di una coscienza superiore. Egli opera e genera uno spazio che appare credibile e reale ma la cui esistenza risulta fisicamente impossibile.




30 settembre 2011
 
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