

L'International Talent Support è un concorso per giovani fashion designer provenienti dalla migliori scuole di moda del mondo, che ogni anno si svolge a Trieste. Il premio in palio è sempre lo stesso: la POSSIBILITA'. Quella di lavorare per grandi case di moda, ma anche quella di farsi notare da un pubblico di esperti che continuano a seguire ed a promuovere i loro vincitori, insomma la possibilità di ottenere un trampolino di lancio.
Unico italiano nell'elenco dei finalisti di quest'anno, il ventitreenne Kristian Guerra che ha tenuto alto l'onore della cultura made in Italy aggiudicandosi il primo premio e dimostrando che non sempre il nostro è solo un paese per vecchi..
Cyou ha voluto parlare con lui e ne è venuto fuori un ragazzo al di fuori dello stereotipo mediatico, preparato e sicuro di sé, che crede nel lavoro e nell'impegno quali unici mezzi per raggiungere i propri obiettivi.
Assolutamente da promuovere.
I.: Alla decima edizione del concorso International Talent Support hai sbaragliato i tuoi colleghi stranieri, affermando ancora una volta non solo il talento italiano ma certamente anche la qualità dell'istruzione in Italia. Quale credi sia la situazione della moda italiana, svestita della grande tradizione che l'ha resa famosa nel mondo? E quanto è possibile per un giovane della tua età inserirsi in tale meccanismo?
K.G.: Sono ottimista, penso che si possa ripartire dall'Italia, percepisco un gran fermento. Esistono ancora grandi eccellenze. Il progetto che ha messo in piedi lo IUAV sotto la direzione di Maria Luisa Frisa è da ammirare. E' il tentativo di dare una risposta ed una alternativa alle strutture che fino ad adesso hanno regolato l 'istruzione nell'ambito moda. Come già detto in altre occasioni, stiamo assistendo ad un ricambio generazionale. Credo che i giovani, proprio perché slacciati dal sistema di business possano essere più' utili di quello che si crede, con ovviamente il presupposto che tali giovani siano maturi ed interessati. Entrare nel meccanismo e prendere parte al sistema moda oggi penso sia possibile, ma sicuramente non facile. E' importante aver chiaro in che maniera ci si vuole inserire coscienti del fatto che è fondamentale poter poi dare continuità al proprio progetto. Le dinamiche attraverso le quali un designer emergente acquisisce notorietà e fama non sempre sono direttamente collegate con le sue riuscite imprenditoriali. E' importante cercare di non essere un fenomeno estemporaneo, ma riuscire a radicalizzarsi in maniera solida all'interno del sistema.
I.: In un'intervista hai citato come tuo riferimento Henrik Vibskov. Le sue "sfilate" in realtà sono delle vere e proprie messe in scena, quasi delle performance artistiche estremamente teatrali e scenografiche. Dato che il prossimo tema del festival dell'arte Contemporanea sarà Art n' Performance, ci interessa: credi davvero che la moda debba, o possa essere performativa?
K.G.: La moda e l 'abbigliamento prima di tutto è la messa in scena di se stessi, si impersonano personaggi continuamente; è il tentativo di focalizzare la propria identità o avvicinarsi il più possibile ad un immagine a cui si aspira. Per questo, penso che la moda sia assolutamente performativa, a seconda del punto di vista in cui la si prende in analisi. Il lavoro di Vibskov, aiuta a leggere in maniera più chiara l 'immaginario su cui si concentra; crea il sogno, vendendo qualcosa di più complesso di semplici capi di abbigliamento. Trovo che il suo lavoro fatto di capi molto leggibili se pur articolati sia il bilanciamento perfetto.
I.: Sempre più gli stilisti hanno un approccio tecnologico alla creazione, dove il disegno del capo è integrato ad una ricerca di materiali nuovi. I tuoi capospalla della collezione AM.E.N. sono certamente pezzi street wear dalla linea originale ma traggono la loro forza anche dal tuo studio sui materiali. Quanto credi sia importante questo aspetto?
K.G.: Uno dei più grandi vantaggi dell'epoca in cui viviamo è proprio il progresso tecnologico. L'abbigliamento prima di tutto necessita di essere "contemporaneo" ed è fondamentale essere coscienti dei codici che connotano il nostro tempo al fine di tradurli e ritrasmetterli. Allo stesso tempo essere consapevoli dei mezzi che si hanno a disposizione permette senz'altro di convogliare gli sforzi della progettazione di un capo o di un oggetto in maniera più chiara, senza disperdere energie. Il prodotto e la gestione della materia prima ad oggi può fare davvero la differenza, e regalare ancora l'opportunità di essere originali; specialmente dopo che le forme e la tecnica sono state approfondite in maniera così accurata.
I.: Come tu stesso hai affermato in altre occasioni, il tuo progetto è un'intensa commistione tra reale e soprannaturale, tra concretezza ed atteggiamento onirico. I tuoi capi sembrano rimandare ad un'armatura samurai, a sculture totemiche di civiltà future..a questo punto siamo curiosi: come funziona il processo creativo di un capo? Qual'è il trait d'union che lega fotografie di mani ossessivamente intrecciate ed il corpo incapsulato e destrutturato dai tuoi capospalla?
K.G.: Credo nell'individuo, e nella forza dei contenuti che contraddistingue ogni persona in maniera diversa. Penso che proprio questa diversità sia un luogo di esame interessantissimo. Nei miei lavori parlo di me, sono un sognatore, ma cosciente e con i piedi per terra. Cerco di essere il più coerente possibile, chiaro e leggibile, senza però dare troppi punti di riferimento. Da questi presupposti lavoro sui capi, tutto gira intorno al materiale. Una commistione tra l applicazione (e la sperimentazione) delle tecnologie ora disponibili e un immaginario ultraterreno (da allunaggio ) ma pur sempre umano (e metropolitano). Il punto focale di AM.E.N. e' l' identità'. L' idea è nata guardando una foto che ho fatto alle mani di mia madre, così intense e delicate, cariche di storia; cariche di sensazioni, solo sue. Per questo le mani, trattate appunto in maniera ossessiva prese in considerazione come indice di individualità.
Esaminate in tutti i loro aspetti, ne ho poi fatto una sintesi. Usando semplici guanti bianchi uniti insieme a simulare la gestualità' che comunemente utilizziamo nel raccontarci; ho costruito piccoli fantocci di pezza con la quale mi e' poi risultato facile individuare i volumi degli importanti capispalla che sarei andato a realizzare. A questo poi e' stato unito lo studio del materiale (lavorato a livelli mettendo insieme uno strato di seta spalmato, una tela adesiva con uno strato di fili liberi nel mezzo), che mirava a riprodurre le sembianze della pelle umana in tutti i suoi aspetti. Il tessuto infatti muta se sollecitato da una fonte di calore come la pelle reagisce ustionandosi se scottata. Messi insieme tutti i dettagli, ho completato i look realizzando delle silhouette fatte di capi leggeri costruiti toccando tematiche sportive e tecniche, trattati in maniera evanescente, come se fossero dei ricordi sfuocati.
I.: Come va? Prima e dopo il International Talent Support, prima e dopo questa intervista..
K.G.: Molto bene, in continuo fermento, ma sereno. L'esperienza di ITS di sicuro mi ha cambiato, mi ha aperto gli occhi; mi ha permesso di confrontarmi con culture di tutto il mondo, ragazzi come me che lavorano duro. Capire le dinamiche che regolano il loro lavoro, vedere come si muovono e comunicano quello che fanno. Mi ha fatto acquisire molta più' consapevolezza, oltre che un po di sicurezza. Ma prima di tutto è stata una grandissima esperienza umana, mi ha dato i segnali per capire che forse sono sulla strada giusta. Di sicuro è stata una conferma, e uno step importantissimo, l' opportunità di potersi rapportare con talenti di così alto livello mi ha fatto crescere molto, e mi ha dato la conferma che l'umiltà, l' educazione e il lavoro pagano. ITS e' un'isola felice, e' una manifestazione circondata da una magia inspiegabile che dà modo di presentare creazioni slacciate dal sistema di mercato. Si respira un'aria speciale, tutto e' svolto con una serenità' atipica per questo tipo di cose, mettendo a loro agio tutte le persone che ne prendono parte.
ITS e' l'opportunità' che si spera di poter avere prima o poi, un mezzo di relazione pazzesco, luogo di incontri e di crescita. Penso che farò altri concorsi. Adesso, passato un po' di tempo dalla manifestazione, vediamo.
I.: Dopo questa intervista?
K.G.: Sono lusingato, è stato un gran piacere un altro esempio di come la manifestazione inneschi relazioni.
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