L'Arte Contemporanea? Muove le montagne...

di Giulia Del Monte per Artribune

Sempre più spesso i progetti interessanti arrivano dalla provincia. Stavolta tocca a quella di Belluno, tra le Dolomiti. Con un'iniziativa che recupera una struttura industriale ormai in disuso e si sforza di fare network con altri poli culturali della Penisola. Parliamo di "Dolomiti Contemporanee".


E voi che speravate, facendo armi e bagagli e dirigendovi verso le montagne, di scampare almeno per un breve periodo a curatori cervellotici e artisti in fermento. Niente di più sbagliato. Ormai neppure in alta quota si sfugge all'art-hub. Accade a Sospirolo, precisamente in località Sass Muss, a pochi chilometri da Belluno, dove il 30 luglio ha inaugurato Dolomiti Contemporanee, nuovo progetto di Gianluca d'Incà Levis, già noto alle cronache dell'arte per GaBls, progetto che tra il 2008 e il 2010 ha scandagliato le risorse artistiche e non solo del bellunese.
L'epicentro dell'iniziativa trova luogo in una location di per sé suggestiva: un ex complesso chimico, abbandonato per vent'anni e poi recuperato grazie a un intervento promosso da una cordata formata da Regione, Provincia e soggetti privati nel 2006, in vista di una seconda destinazione produttivo-industriale, che però non ha avuto seguito. L'occasione è stata colta al volo perché, come ci racconta D'Incà Levis, questo luogo "aspettava solo di essere acceso".
A partire dall'inaugurazione, due blocchi di esposizioni (uno a luglio e il secondo a settembre) si succederanno fino al 16 ottobre, con un board curatoriale formato dallo stesso d'Incà Levis con Alberto Zanchetta, Andrea Bruciati, Daniele Capra, Alice Ginaldi, Francesco Urbano e Francesco Ragazzi. Più di cinquanta gli artisti e un programma di residenze che è destinato a far lievitare il numero delle personalità coinvolte. Il progetto è ambizioso e – come direbbe qualcuno – anche troppo per la provincia, ma il nodo gordiano si situa proprio qui: in modo crescente il de-localizzato si assesta come il territorio, dove la ricerca contemporanea trova nuovo stimolo, e gli esempi non si trovano solo in Veneto ma in tutta Italia.


Ѐ davvero il caso di superare l'annosa diatriba tra centrale opposto a periferico, locale e (inter)nazionale, non in senso geografico quanto nell'offerta culturale. La falsa opposizione tra il provinciale e il cittadino viene colta al volo, tanto da giocare un ruolo importante  anche sul piano della comunicazione: nella grafica occhieggiano un cervo impagliato e un cappello d'alpino, tutti i classici stereotipi sulla montagna come luogo fisico e culturale, che la rendono apparentemente lontana dal mondo dell'arte contemporanea. L'aspirazione al superamento di questa falsa problematica si legge però nel coinvolgimento di realtà quali la veneziana Fondazione Bevilacqua La Masa e, all'estremo opposto dello stivale, Palazzo Riso, che con iniziative come il "Museo diffuso" e la recente apertura dei Frigoriferi Milanesi sposa questa duplice spinta di attivazione del proprio contesto geografico e culturale, ma al contempo, attua uno sradicamento dalla chiusura localista.
Il tutto ufficialmente chiude il 16 ottobre, ma le caratteristiche intrinseche al progetto si presentano come segnali che inducono a pensare che questo sia solo uno start-up, il "grado zero" di un progetto che auspica a diventare una realtà continuativa. Se ciò succedesse, forse "provincia" avrà perso quel significato negativo che invece persiste ancora.  L'abortita passata destinazione industriale del luogo centra una dicotomia ancora diffusa, che individua da una parte il pragmatismo imprenditoriale, opposto alla presunta impossibilità di autosostenibilità del settore culturale: se il progetto continuasse in modo progressivo, Sass Muss riaprirebbe dopo vent'anni non grazie ad una produttività industriale, ma creativa. "Inducendo una riflessione sul concetto di produttività e sostenibilità", come suggerisce D'Incà Levis.
Vale la pena di andare, ma anche di ritornare, fra tre mesi: segniamolo sul calendario.


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03 agosto 2011
 
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