Soundgarden: "Mai usato la parola grunge. Ma quella scena è sempre nel nostro cuore"

Trent'anni fa cominciava una rivoluzione musicale nel rock, dato da tutti per morto. La band presenta la riedizione del primo album e torna in tour. Intervista

Kim Thayil e Chris Cornell, chitarra e voce dei Soundgarden
di Cristiano Sanna   -   Facebook: @Crikkosan   Facebook: Cr.S. su Fb

Più di venti milioni di dischi venduti in tutto il mondo, e brani che sono nella memoria di tutti, non solo dei grandi appassionati di rock, non sono frutto del caso o di un momento di fortuna. Rabbia, piuttosto. Fame. E duro lavoro. Dal 1984, quando i Soundgarden si incontrarono per la prima volta, ai 20 mila dollari che il dj Poneman, della radio KCMU di Seattle decise di investire su di loro dopo averli ascoltati in un piccolo concerto. Con quel capitale nacque l'etichetta discografica Sub Pop e prese il via il grunge. Cioè il sonoro calcio in faccia dato a rockstar annoiate come Sting (che in preda al tantra sentenziava in quegli anni: il rock è morto) da una generazione di kids alle prese con la recessione economica in America, la depressione post anni Ottanta, il rimontare dell'eroina dopo gli anni cocainici e devastanti dello yuppismo. Grunge, dunque. Rabbia, sudore, insofferenza ed elettricità. Nirvana, certo, Mudhoney, Pearl Jam e Screaming Trees, anche. Ma al centro di tutto, i Soundgarden. Ancora in pista dopo 30 anni. Tanti ne sono passati dalla pubblicazione del loro primo vero album Ultramega Ok di cui viene ora presentata ricca ristampa. La band si prepara a cerebrarli in tour (partenza il 28 aprile da Tampa, Florida). Come raccontano un pacificato Chris Cornell (voce, e chitarre) e un brizzolato e monumentale Kim Thayil (chitarra solista) in questa conversazione. 

Trent'anni fa l'uscita di Ultramega Ok e l'esplodere del grunge, come i media cominciarono a chiamare il vostro suono e quello delle altre band che conquistavano la scena. Ma cos'è veramente grunge? Che considerazione avete di quella etichetta appiccicata sulla vostra musica?
Chris Cornell e Kim Thayil - "Tutto era cominciato un po' prima. I Soundgarden si sono formati nel 1984. I nostri primi pezzi sono stati pubblicati nella compilation della Deep Six con altre cinque band di Seattle. Poi il primo mini album, Screaming Life, su Sub Pop nel 1987, quindi l'ep Fopp ed ecco Ultramega Ok. In realtà fu la nostra terza pubblicazione. La Sub Pop fu abile nell'attirare l'attenzone internazionale su quel che stava succedendo a Seattle. Grunge era un termine comodo usato dai media. Ha finito per essere il modo in cui veniva definito il suono dei gruppi di Seattle, quella mistura di metal, punk, indie e psichedelia. Le band non lo usavano mai".

Chris, più di recente hai mostrato il lato black e soul della tua voce. Avevi la musica nera come riferimento anche negli anni dei Soundgarden?
Chris Cornell - "Mi piaceva un sacco si musica diversa. Metal, prog, art, punk, il noise, la musica sperimentale. Ma anche il jazz, il country, e i dischi Motown".

Kim, anche il tuo stile chitarristico è sempre stato particolare rispetto al solito approccio rock.
Kim Thayil - "C'è un sacco di roba che mi influenza e con cui costruisco il mio stile. Potrei continuare a imparare anche solo suonando insieme ad amici, e imparo di continuo da quello che ascolto in radio o nei dischi". 

Vi siete mai sentiti parte di una scena? Voglio dire, okay, si mettono nello stesso calderone Nirvana, Pearl Jam, Mudhoney, Screaming Trees, Soundgarden. Era davvero una specie di plotone di truppe musicali con la stessa motivazione oppure ciascuno seguiva semplicemente la sua strada?
Chris Cornell -  "Sì, eravamo davvero parte di una scena in cui era un vero piacere scambiarsi contatti e fermenti culturali. C'era amicizia. In termini di lavoro creativo, mantengo il mio apprezzamento per gli artisti che seguono il loro percorso con carattere e personalità". 

Potremmo dividere la storia dei Soundgarden idealmente in due periodi, il primo che parte dagli esordi e arriva fino a Louder Than Love e il secondo che da Badmotorfinger con il vostro boom mondiale arriva fino ad oggi?
Chris Cornell - "Direi che se uno volesse dividere in due parti la nostra carriera, la prima andrebbe individuata con i primi tre album in cui il bassista della formazione era Hiro Yamamoto, e la seconda coincide con l'arrivo al basso di Ben Shepherd. Oppure si potrebbe parlare dei primi 12 anni assieme e di quanto sta accadendo da quando ci siamo riformati. Ma qualcuno, come fai tu, magari separa gli anni "indie" da quelli del grande successo. Dipende da quale storia uno vuole raccontare. Ma io preferisco un altro tipo di narrazione, che non limiti la nostra carriera a due periodi".

I Soundgarden giovanissimi, agli inizi della loro carriera

Come vi spiegate l'enorme successo avuto dai Soundgarden?
Chris Cornell - "E' stato frutto di molti fattori diversi. Il duro lavoro di tutti i membri del gruppo, e della nostra manager Susan Silver (prima moglie di Cornell, ndr). Il supporto avuto da altri gruppi, le recensioni positive e il modo in cui le radio indipendenti e poi Mtv hanno dato spazio alla nostra musica. Poi è arrivata l'era di Internet, con i video, i social media".

Kim Thayil - "Certo è servita anche la fortuna, e siamo capitati nel momento giusto perché certe cose accadessero". 

Chris Cornell - "Se c'è una combinazione che ha contribuito al successo dei Soundgarden, direi che la band ha espresso un mix dinamico di talento, duro lavoro, etica, impegno nei confronti degli altri e la capacità di godersi le cose che abbiamo creato e imparato assieme. Questo ha permesso di combinare, in vari gradi, gli elementi di innovazione, rischio artistico e appeal commerciale che il pubblico ha premiato". 

La band nella formazione del 2017