La malattia e il corpo che si sfalda: la lotta di Phil Collins per stare sul palco

L'ultima apparizione del batterista e cantante ha sconcertato i fan. Invecchiato e sempre più spesso seduto, dopo un intervento alla schiena e una brutta caduta

Phil Collins con la moglie Orianne qualche giorno fa. A destra, all'apice della fama
Phil Collins con la moglie Orianne qualche giorno fa. A destra, all'apice della fama

A febbraio scorso finì in cella per una sola ora. Tanto bastò a scatenare i media di mezzo mondo. Per una stupidaggine, un inciampo, un errore burocratico che lo vide in bloccato e in arresto all'aeroporto di Rio De Janeiro, dove era atterrato per fare tappe con il suo tour, dimenticando di rinnovare il permesso per lavorare in Brasile. Il vero ostacolo per Phil Collins è il suo corpo. Il piccolo uomo dall'energia di una dinamo nucleare, quello che diventò un mito per i batteristi di tutto il mondo con i Genesis e poi ne prese il timone all'abbandono di Peter Gabriel, trasformandoli in senso pop e macinando insulti dai vecchi fan e ovazioni miliardarie dai nuovi, va spegnendosi. Lentamente, con carattere, perché continua ancora a macinare palchi, ma è sempre più spesso costretto a cedere alle esigenze di un corpo debole e affaticato. Molti sono rimasti sconvolti nel vedere il batterista e cantante (con carriera solista multimilionaria) invecchiato, fragile e quasi sempre seduto, presenziare all'evento pubblico a Miami in cui la moglie Orianne (visibilmente appesantita dalla chirurgia estetica) mostrava la sua nuova collezione di gioielli. Ma Phil, la pallina impazzita dei tamburi e dei grandi successi pop, da tempo segna il passo.

L'udito che se ne va, l'impossibilità di suonare

Già da tempo Phil Collins parlava di una importante perdita dell'udito che gli rendeva problematico stare sul palco e riuscire a sentire quel che lui e la band producevano in tempo reale. E' il danno collaterale di una intera generazione di musicisti rock degli anni Settanta, per tanto tempo attorniati da muri di grossi amplificatori sparati a tutto volume. Del pericolo si accorse presto Roger Waters dei Pink Floyd, lesto a suonare dal vivo con cuffie attorno alle orecchie per poter ascoltare tutto ad altissima fedeltà senza distruggersi l'udito. Phil paga caro il suo essere temerario, guascone, showman naturale. Nel 2017 disse che era intenzionato ad abbandonare per sempre il music business. Ma il richiamo del palco è irresistibile e così via con un nuovo tour. Tra difficoltà sempre maggiori, e forse l'offesa più difficile da digerire: non poter più suonare la batteria, suo primo e grande amore. Ed essere costretto a cantare sempre più spesso seduto, con contorno di bastone per aiutarsi a rimettersi in piedi. L'altra grande traditrice è la schiena.

La terapia dolorosa per non morire dentro

Phil Collins ha subito diversi interventi alla colonna vertebrale che gli hanno dato parziale sollievo, lasciandogli postumi fastidiosi. Lui stesso ha raccontato tempo fa: "Dopo le operazioni ho ripreso una forma accettabile ma il mio piede destro è rimasto come intorpidito, poco sensibile. La ragione è che i nervi sono danneggiati". Peciò il divo pop si è sottoposto ad una terapia a base di scariche elettriche (che lui ha definito "dolorosa") per rigenerare, millimetro per millimetro, il tratto di nervi che dalla colonna vertebrale arriva fino al piede destro. L'alternativa sarebbe stata lo stop assoluto, e una lenta morte interiore, lontano dalla musica e dallo spettacolo. La ricrescita dei nervi è stata parziale, e interrotta da una brutta caduta in una stanza d'albergo durante una pausa del tour, che lo ha costretto a fermarsi con i live. Ricomparendo sul palco con il bastone, e seduto. L'ultima sua apparizione pubblica, a Miami, lo vede invecchiato e fragile. Il rock and roll è un dio che con una mano dà, con l'altra toglie. Forse vale la pena di maledirlo. Come fanno gli Stones da sempre. E per questo non invecchiano, diventano qualcosa che è fuori dal tempo, come le piramidi d'Egitto.