Nella guerra fra Battisti e Mogol entra Vivendi: messo in liquidazione il catalogo delle canzoni

Nell'intrico di rancori e cause fra il paroliere e la vedova del cantante, entra la società francese che detiene una quota importante delle edizioni musicali

Lucio Battisti, Giulio Mogol e Vincent Bolloré di Vivendi
Lucio Battisti, Giulio Mogol e Vincent Bolloré di Vivendi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Per tanti anni è stato Battisti-Mogol. Firma perfetta della migliore canzone italiana. Poi è diventata la guerra Battisti-contro-Mogol, attraverso Grazia Letizia Veronese, vedova di Lucio, che vuole impedire lo sfruttamento commerciale di quel patrimonio musicale, e che per questo è stata provvisoriamente sconfitta in tribunale da Giulio Mogol venendo condannata a pagargli 2 milioni e 651 mila euro (sugli 8 chiesti) di risarcimento. Mentre si aspetta la sentenza di appello, tra i due litiganti si inserisce il terzo a sparigliare le carte. E non è un terzo da poco. A dare il via alla vendita dei diritti delle canzoni di Battisti e Mogol è nientemeno che il gruppo Vivendi, lo stesso che fa molto discutere per il tentativo di scalata di Mediaset, con tutti i prevedibili contraccolpi in Borsa. Durante l'assemblea dello scorso 21 dicembre, i soci non hanno trovato l'accordo per prorogare la durata della società Acqua Azzurra, che a marzo è stata messa in liquidazione. Vivendi detiene una quota non da poco di quel patrimonio sonoro: il 35%.

Fine di un'epoca

Con la vendita del catalogo di Battisti-Mogol detenuto da Acqua Azzurra e ora in liquidazione, gli altri soci (Aquilone srl, di Grazia Letizia Veronese e Luca Battisti, vedova e figlio di Lucio ha il 56% e L'Altra Metà srl controllata da Mogol e dai figli Alfredo e Letizia Rapetti detiene il 9%) avranno molto meno controllo sullo sfruttamento di quelle canzoni. Ma continueranno a riceverne i proventi. In ballo c'è una torta da circa 800 mila euro l'anno. I liquidatori hanno avuto il mandato di promuovere entro il 31 dicembre 2017 la vendita in blocco del catalogo editoriale impedendone lo smembramento per evitarne "l'inevitabile svalutazione". Chi subisce una nuova battuta d'arresto, con questa decisione, è la Veronese, di cui si attendono le reazioni. 

Gestire i diritti: così Lucio e Giulio sono diventati nemici

Tempo fa, in occasione della presentazione del suo libro Il mio mestiere è vivere la vita, Giulio Mogol aveva raccontato le ragioni della clamorosa rottura fra lui e Battisti, che fondarono la società di edizioni Acqua Azzurra e l'etichetta discografica Numero Uno nel 1969. Poco prima di rompere per sempre. Questa la versione del grande paroliere: "Allora c'era questa formula per cui il musicista prendeva l'8% e il paroliere il 4%, la Siae voleva così. Battisti quando ha iniziato era un dilettante, eppure io non ho mai voluto fargli firmare nessun documento sotterraneo. Sempre il 4% a me l'8% a lui. Quando abbiamo venduto i diritti dei brani alla Numero Uno ho detto che avrei scritto alla pari: 6% a lui e 6% a me, altrimenti non avrei più scritto. Da allora Lucio ha cominciato lavorare con altri". Una rottura dovuta a questioni di soldi, dunque, niente di nuovo. Ma Mogol non la descrive così: "Non sono attaccato al denaro, neanche so quanto ho in banca, devo sempre chiedere a mia moglie, è una questione di principio. Ai principi sono attaccato fino alla morte". E ora entra in campo Vivendi.