Renato Zero: "Ora che ho fatto pace con i miei demoni"

Né musical né concerto, "Zerovskij - Solo per amore" è la sua sfida più ambiziosa che ora si affaccia pure nei cinema: "Sarà difficile tornare a fare semplicemente un concerto": videointervista al nostro artista più istrionico

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di Cinzia Marongiu   -

“I miei demoni? Quando hanno visto che non c’era trippa per gatti mi hanno assecondato e ora sono diventati innocui. Non danno fastidio, non sporcano, non fanno chiasso. Abbiamo imparato a convivere”. Con quel suo lessico unico e una dose massiccia di autoironia, Renato Zero racconta la sua ennesima sfida vinta, la più ambiziosa, la più rischiosa. Cilindro nero calcato sulla testa, occhiali tondi, basette lunghe sui capelli corvini, l’artista italiano più istrionico, autentico camaleonte dello spettacolo, con il suo “Zerovskij – Solo per amore” ha messo insieme pop e musica alta, recitazione e danza, e le ha fatte dialogare con i grandi temi dell’esistenza, regalando un nome e un volto all’Amore e all’Odio, alla Vita e alla Morte e perfino al figlio di nessuno, Enne Enne. E ora, non pago di un album doppio e di un tour sold out, si spinge ancora più in là, spuntando nei cinema per tre giorni (il 19, 20 e 21 marzo in oltre 300 sale, distribuito da Lucky Red nella versione registrata all’Arena di Verona), da vero funambolo delle emozioni qual è.

"La canzone ora mi sta stretta"

“Sono talmente soddisfatto del risultato che sarà difficile per me affacciarmi su qualunque palcoscenico per fare semplicemente un concerto. La scommessa con me stesso è stata davvero grande: sono riuscito ad allargare la ragione sociale dei miei pensieri e dei miei bisogni, a portare sul palcoscenico 120 persone e a uscire dall’ambito della canzone, forse per me ormai un po’ ristretto.”Zerovskij” mi aiuta a crescere ancora, perché ho ancora voglia di imparare”.

In questo show scritto e ideato insieme con Vincenzo Incenzo, collaboratore oltre che amico ventennale, per sé Renato ha ritagliato il ruolo di capostazione dell’ultima frontiera possibile del nostro tempo, un ruolo da filosofo gentile, che alla fine del viaggio conoscerà una trasformazione, l’ennesima. “Ho visto Zerovskij andare sicuramente nelle parti alti del cosmo, ma io non accetterei mai il paradiso se non affrontassi l’inferno tutti i giorni”. Così commenta il finale del film Renato Zero nella videointervista concessa a Tiscali.it, nella quale accetta di confrontarsi anche con il tema della violenza sulle donne e della solitudine.

Solo con me stesso

“Sono stato solo mio malgrado e per colpa di nessuno. Quando ero piccolo e i miei genitori lavoravano, venivo affidato alla nonna che mi portava a visitare tutto il parentado. Tuscolana, Tiburtina, erano dei veri viaggi. E io stavo tutto il tempo in un ambiente di anziani e un po’ mi sentivo solo. Più avanti ho conosciuto la solitudine del pancake e dei lustrini: è stato quando ho iniziato a indossare la follia e in cambio ricevevo insulti e ortaggi. Alla fine sai che è successo? Che mi sono affezionato a questa solitudine. Le voglio molto bene, me la porto al mare, le faccio vedere dei film, ci prendo il thé. In fondo non si sta mica poi tanto male da soli”.