Pino Daniele, la morte tre anni fa. Parlano i figli. Alex: "Mi manca". Sara: "Cominciai a bere"

Pino Daniele, la morte tre anni fa. Parlano i figli. Alex: 'Mi manca'. Sara: 'Cominciai a bere'

Sono passati tre anni da quella sera in cui Pino Daniele entrò con le sue gambe nella macchina che Amanda Bonini, sua compagna da due anni, avrebbe guidato da Orbetello in Toscana fino all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove, dopo vari tentativi di rianimazione, sarebbe stato dichiarato morto poco prima delle undici di sera. Un infarto che gli è stato fatale anche perché, come dichiarò in quei giorni il suo cardiologo di fiducia Achille Gaspardone, “la vita di Pino era appesa a un filo e lui lo sapeva bene. Ogni giorno era un giorno di vita guadagnato”. Aveva una gravissima malattia alle coronarie da 27 anni, Pino Daniele e grazie a 4 interventi di angioplastica ha potuto vivere fino alla soglia dei 60 anni.

La commozione viaggia sui social

Oggi i social rieccheggiano delle sua musica e delle sue parole. L’uomo in blues, il “nero a metà”, l’autore di “Napule è” e di decine di altri capolavori delle note, da “Je so’ pazzo” a “Quando”, da “I say i’ sto ccà” a “A testa in giù”, da “Anna verrà” a “O scarrafone”, da “Tuta nata storia” a "Quanno chiove", l’innovatore capace di costruire un nuovo linguaggio e una nuova grammatica della napoletanità, è impresso nel cuore di milioni di italiani e anche di tantissimi musicisti e artisti con i quali ha collaborato nel corso della sua carriera.

La Rai lo ha ricordato mandando di nuovo in onda lo speciale di Giorgio Verdelli “Il tempo resterà” nella notte tra il 3 e il 4 gennaio. Ma sono tante le iniziative che lo vedranno protagonista. A cominciare dalla sua Napoli dove nella chiesa di San Severo al Pendino viene inaugurata «Terra mia - Pino Daniele story», mostra iconografica a cura di Federico Vacalebre, in collaborazione con il fotografo Pino Miraglia. Ma nella città partenopea ci saranno anche flash mob, mentre “Napule è” sarà in scaletta nel concerto dell’Epifania tenuto dall’Orchestra sinfonica dei Quartieri Spagnoli. Omaggi e ricordi ci saranno anche a Cantù e a Taranto. E altri, più importanti, sono previsti il prossimo 19 marzo, giorno del suo compleanno e l 7 giugno allo stadio san Paolo di Napoli con un grande tributo live dal titolo “Pino è”, che vedrà la partecipazione di alcuni tra i più grandi artisti della musica italiana e amici del cantautore.

Il figlio Alex: "Mi manca il dialogo"

A piangerlo naturalmente non sono solo gli amici e i fan. Pino Daniele aveva avuto cinque figli, due dalla prima moglie, Alessandro e Cristina, e tre dalla seconda, Sara, Sofia e Francesco. E in questi giorni sono stati loro a prendere la parola e ad aprire il cuore su una ferita che resta aperta. "Mi manca soprattutto il dialogo, quello sulle nostre frequenze, legato a un certo tipo di linguaggio prettamente partenopeo, dove spesso bastava una parola o un'espressione idiomatica per racchiudere il senso di un discorso": Alex Daniele, il figlio grande di Pino Daniele e suo personal manager, ha raccontato all’Ansa il vuoto lasciato dalla perdita improvvisa del papà. Attraverso le iniziative della fondazione di cui è presidente, la Pino Daniele Trust Onlus, il figlio cerca di testimoniare "la sua ricerca sonora, il coraggio di cambiare e di evolversi partendo dalla conoscenza delle proprie radici, sperimentando attraverso i generi musicali e la contaminazione etnica. La sua arte e la sua figura artistica - aggiunge - sono l'espressione di un sistema di valori etici ed umani, che cerco di trasferire nei nostri progetti". L'ultimo è 'Quando', cofanetto con il meglio del repertorio di Pino Daniele pubblicato dal 1981 al 1999, 95 brani rimasterizzati, il DVD del film documentario 'Il tempo resterà', scritto e diretto da Giorgio Verdelli, e un libro di 72 pagine che racchiude testi, foto, commenti, rarità.

La figlia Sara: "Ero piena di rancore, irriconoscibile"

Ma a parlare in questi giorni è anche Sara Daniele, 21 anni, carissima amica di Aurora Ramazzotti che chiama “sorella”. Intervistata dal settimanale Oggi ha rivelato: “Dopo la sua morte ho cominciato a bere, ora sono rinata”. E ha spiegato: “Dopo la morte di mio padre, nei mesi successivi, quando il rumore intorno a noi si era spento e l’attenzione scemata, quando la gente pensava che ormai il brutto fosse passato, è successo che io mi sono persa. Ma per davvero. Passavo la mia giornata in tuta e alle 11 del mattino avevo già il bicchiere di vino in mano. Odiavo tutto e tutti. Per prima me stessa”. E ancora: “Ero smarrita. Fragile. Irriconoscibile. Piena di rancore che riversavo su me stessa… Un giorno ho capito che dovevo cambiare qualcosa, io e basta, e ho telefonato all’università inglese che mi aveva accettato l’anno precedente e ho chiesto di rientrare la sessione successiva… So benissimo di essere scappata. La mia famiglia ha elaborato il lutto, io l’ho solo accantonato”.