Niccolò Fabi: "Quel brano che ho censurato per non rispondere a domande su mia figlia"

Il cantautore festeggia i primi 20 anni di musica con un doppio cd "Diventi Inventi 1997-2017" e prenota Palalottomatica per il prossimo 26 novembre

Codice da incorporare:
di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

Il tritacarne social e la morbosa curiosità dei media non risparmiano nessuno. Nemmeno chi della sua vita, artistica e non, ha fatto un capolavoro di discrezione e di impavida ricerca. È il caso di Niccolò Fabi che suo malgrado si è trovato al centro di un clamoroso cortocircuito informativo. È successo un mese e mezzo fa quando, di sito in sito e di titolo in titolo, ha visto modificarsi sotto i suoi occhi una sua dichiarazione resa durante un’intervista. L’iniziale “considero conclusa una fase artistica della mia carriera” era diventata nello spazio di poche ore “smetto con la musica”. “Per me è stato sorprendente. Non avendo una vita che si presta alla notizia eclatante sono rimasto sorpreso di questa specie di blob che aumentava ogni secondo, ogni volta che questa condivisione veniva amplificata e il titolo veniva trasformato, deformandosi e tirando in ballo cose che non c’entravano niente. Sempre peggio. Prima era “mi ritiro dalle scene”, poi “annuncio shock”; infine, quando ho letto “faccio l’ultimo concerto in memoria di mia figlia e poi mi ritiro”, mi sono detto: “Ragazzi, ma che c’entra? A quel punto mi è sembrato corretto per la prima volta nella mia vita fare delle precisazioni. Ammetto che mi ha commosso la risposta emotiva di migliaia di persone, del tipo “non lasciarci”.

Il meccanismo perverso dell'informazione

Il resto invece è la dimostrazione della perversione mediatica cui siamo giunti. Vedere all’opera il meccanismo perverso nel quale il giornalista o il titolista ormai è costretto a dover sintetizzare o a dover mettere in primo piano solo notizie che contengano una polemica, un errore, una svista, una gaffe o una notizia shock è stato sconcertante. Ormai tutti noi siamo entrati in un meccanismo per cui lo skroll, con cui leggiamo questo papiro infinito di informazioni, è una modalità che ti impedisce l’approfondimento. Si finisce solo per collezionare titoli. Questa perversione mediatica, poi, ha cambiato l’approccio promozionale anche all’attività di noi artisti. Ormai ti rendi conto che per riempire un palazzetto dello sport o uno stadio sembra esserci solo una modalità. Se fai un’intervista per dire che c’è un concerto a Napoli di Niccolò Fabi non se la fila nessuno. Ma se fai una sparata su Napoli che è zozza o se sbagli un cartellone pubblicitario, come in effetti è successo a me, allora se ne parla e la gente viene a sapere anche che c’è un concerto. D’altra parte le carriere di tanti artisti contemporanei si basano solo su questo: cioè su come fare sì che ogni 15 giorni si parli di loro, un giorno ti fidanzi, poi fai una polemica e così via”.

Qella canzone che ho censurato per non espormi a domande su mia figlia

A Niccolò Fabi invece la voglia di fare musica non è per niente passata. Così in questo inizio d’autunno si presenta con un doppio cd, un cofanetto in edizione limitata, un concerto unico e speciale al Palalottomatica (il prossimo 26 novembre) e perfino un libro intervista (lungo 9 anni…) di Martina Neri dal titolo “Solo un uomo”. Il tutto per festeggiare i suoi primi vent’anni di carriera, proprio come recita il titolo del cd “Diventi Inventi 1997 – 2017”. Nel primo cd ci sono 16 brani risuonati e rivisitati per l’occasione, compreso l’inedito “Diventi inventi”. Il secondo cd invece contiene provini di canzoni già pubblicate, demo di canzoni inedite e la versione live che Niccolò cantò di “Attesa inaspettata” in quell’irripetibile 30 agosto 2010 a Mazzano Romano per la prima edizione di “Parole di Lulù”, una manifestazione che ogni anno si rinnova in importanti progetti di beneficenza con l’intento di ricordare la sua bambina morta a nemmeno due anni per una meningite fulminante.

Ed è proprio questo secondo cd a riservare autentiche sorprese, come nel caso del brano “Il primo della lista”.  Un gioiello composto nel 2011 ma rimasto in un cassetto per una forma di auto-censura più che comprensibile: “Mi sono reso conto che è più bella e meritoria di tante canzoni che invece ho pubblicato negli anni. Un errore di valutazione forse dovuto al fatto che parlava di cose che non volevo raccontare in quel momento e in quella maniera. Questa canzone sarebbe dovuta entrare nel disco “Ecco” ovvero nel primo disco che ho pubblicato dopo la morte di mia figlia. Ma forse lo avrebbe fatto pendere troppo sul versante sentimentale, un versante che non volevo minimamente sfiorare per non dovermi trovare a fare i conti con quella curiosità morbosa legata a quell’evento. E poi mi dava qualche problema l’idea che in quel brano non fossi stato obiettivo nel sentirmi una sorta di Gesù Cristo, che si carica sulle spalle il peso delle sofferenze del mondo e che ha il compito di passare attraverso certe prove della vita per poterle raccontare agli altri. Mi sembrava un po’ presuntuoso.  Anche se poi, a pensarci bene, è questo il ruolo dell’artista”.