Mannarino, la condanna e il primo posto in classifica: "Io, vagabondo dalla strada alle stelle"

di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

Appena è uscito sul mercato, il suo nuovo album è volato primo in classifica. E nel frattempo, una dopo l’altra, le date del suo tour in Italia, annunciato per fine marzo, sono state subito dichiarate sold out. Un’enorme soddisfazione ma non certo una sorpresa perché Alessandro Mannarino è una delle più belle certezze della musica d’autore italiana. Il suo quarto disco, uscito il 13 gennaio, è “Apriti cielo”, come l’omonimo singolo, e fin dal titolo dichiara molte letture possibili. Come spiega lo stesso cantautore romano di 37 anni. “Mi piace il fatto che l'espressione “apriti cielo” possa essere letta in modi diversi, sia come un'esortazione che come esclamazione. E mi piace il fatto che ognuno possa dare il proprio senso al titolo, come quando si guardano le nuvole o le stelle e si creano delle forme. Siamo noi che mettiamo i significati nelle cose della vita: possiamo trovare un senso positivo o negativo a tutto quello che viviamo... questo è un po' il significato del disco: la tua vita dipende da te”.

Parole profonde che diventano ancora più dense di significato se si pensa che proprio Mannarino un anno e mezzo fa è stato protagonista di una vicenda giudiziaria che l’ha visto prima arrestato e poi condannato a un anno e 6 mesi di carcere con la condizionale. Una vicenda che naturalmente ha lasciato dei segni. Mannarino nella video-intervista concessa a Tiscali.it risponde così: "Per fortuna ho imparato a scrivere canzoni. È da quando sono piccolo che di fronte a qualcosa che mi turbava o che mi faceva soffrire, mi mettevo a scrivere e inventare storie. Diciamo che con quello che mi è successo ho avuto materiale per inventarmi delle belle favole e cercare dei colori che mi facessero stare bene. E con questo disco sono riuscito a farlo. La copertina è piena di colori e di bandiere. Ma non sono bandiere normali, sono bandiere destrutturate e mischiate. Mi viene in mente un romanzo “Il vagabondo delle stelle”, la storia di un uomo che sta in galera e che viene picchiato. Ma non demorde perché è convinto di questo: "Potete menarmi, rinchiudermi, avere il mio corpo, ma la mia libertà sta dento di me”. Ecco, io credo che ognuno nella propria vita, in quello che sembra un carcere a cielo aperto, debba lottare per rimanere libero nella propria testa. È questa la grande sfida. Ti possono controllare con le telecamere o col Gps,  ti possono spiare negli acquisti che fai, ma nella tua testa non ci può entrare nessuno. E finché riesci a rimanere libero, fa la differenza”.