Francesca Michielin e la vita col volume al massimo: "Ho scoperto il bello della sofferenza"

Intervista a cuore aperto alla giovane cantautrice e polistrumentista: "Non so alzare paletti con gli altri né proteggermi. Mi do completamente. A volte va bene, a volte no"

Francesca Michielin e la vita col volume al massimo: 'Ho scoperto il bello della sofferenza'
di Cinzia Marongiu   -

“L’idea era quella di fare un pezzo vulcanico in tutto e per tutto. E di utilizzare parole che cominciassero con la lettera “V” che in qualche modo rappresentassero l’idea di essere come un vulcano e di vivere come un vulcano. Esattamente come mi sento io ora. Quindi ad esempio c’è V come Volume, che ha un doppio significato, perché indica l’ampiezza di qualcosa ma anche il volume che puoi alzare esattamente come fa un vulcano quando erutta. Ma anche come Verità contrapposta a Vanità: questo è un concetto che mi sta molto a cuore”. E ancora: “Un vulcano è estremamente diretto, non ha sovrastrutture, è ciò che è”. Si vede proprio che Francesca Michielin crede nel suo nuovo, bellissimo singolo perché è un profluvio ininterrotto di parole. D’altra parte “Vulcano” è un brano di rottura sia nelle sonorità sia nel contenuto per l’autrice di “Nessun grado di separazione”.

Francesca, immagino che tu ti riconosca di più nella Verità che nella Vanità.
“È vero. Con questo brano in particolare volevo essere molto sincera e ho cercato di mantenere poche sovrastrutture sia nella musica sia nel video. L’ho girato a Berlino e le comparse del video sono davvero persone incontrate per strada che passavano in quel momento. Non c’è nessun copione. Tutto vero, diretto, sincero. Non volevo un progetto patinato, ma un qualcosa capace davvero di raccontare la mia quotidianità. Ad esempio, quando nel testo parlo di un “bar dell’indiano” è perché appartiene alla mia vita come a quella di tantissimi altri ma in realtà non viene mai citato nelle canzoni”.

Ci sono dei versi che ti descrivono in una passeggiata notturna in preda “alla vertigine di te”. Chi è quel “te”?
“Non è una persona precisa. È di sicuro ispirata a qualcuno del passato. È più che altro una cosa romantica ma sospesa. Una cosa che magari ti capita di notte, quando stanno tutti dormendo e ti piace immaginare che ci sia qualcuno. È un pensiero protettivo e affettuoso”.

Sei una persona solitaria?
“Sto bene da sola ma non sono un orso. Non evito il contatto con la società e con gli altri. Credo negli incontri e nelle relazioni. E questa canzone, ad esempio, è nata da un incontro fatto in quel bar dell’indiano con una persona che non conoscevo e che non ho più rivisto”.

A proposito di vulcani, sei stata di recente sull’Etna o in qualche isola vulcanica?
“In realtà l’idea era proprio quella di scrivere questo pezzo su un vulcano. Poi però non sono potuta andare. Ed è stato forse più bello e più poetico immaginarlo a distanza, grazie anche alle foto e ai racconti di un amico di Catania. Comunque a breve andrò sul Vesuvio”:

Davvero?
“Sì, sto per partire con una mia amica. E trascorrerò lì le mie vacanze estive”.

C’è un verso della canzone che mi è piaciuto molto: “la volontà di camminare vicino al fuoco e capire se è vero questo cuore che pulsa”. È come se richiamassi il tema di “Nessun grado di separazione”, cioè la voglia di abbattere le barriere e di spingerti fin dove l’emozione massima ti può portare. È così? E se è così, nella vita di tutti i giorni come lo realizzi questo tuo desiderio?
“Il fatto di abbattere le barriere è il mio chiodo fisso.  E il motivo per cui mi sveglio la mattina. Quella frase in particolare l’ho scritta perché noto quanta finzione ci sia nei rapporti interpersonali. E ora che paradossalmente siamo tutti più connessi siamo anche più distanti. Le nostre relazioni sono spesso fittizie. Io credo nei rapporti veri, sinceri, nelle cose fatte col cuore. Magari anche facendosi del male. E comunque sono convita che si debbano sempre più abbattere le barriere. Non soltanto culturali, religiose, linguistiche, che sono cose sacrosante. Ma davvero essere sinceri con le persone”.

Tu permetti alle persone di avvicinarti? O alzi dei paletti?
“Sì, lo permetto. Anche troppo. E lo provo sulla mia pelle tutti i giorni. Non sono una che si protegge molto. Do il cuore in mano a tutti indistintamente. A volte succedono cose belle, a volte no. Ma cercherò sempre di essere così”.

Il rischio è quello di soffrire molto. Hai imparato a proteggerti dalla sofferenza? O la sofferenza, secondo te, è una di quelle emozioni che vale la pena vivere fino in fondo?
“Questo pezzo è nato da un po’ di tribolazioni, lo confesso. Ma nella vita si hanno due scelte: o ci lasciamo abbattere dalla sofferenza o trasformiamo tutto ciò che proviamo in qualcosa di positivo. Io cerco di fare così”.

Hai voglia di tornare a Sanremo?
“È stata un’esperienza magnifica ma per adesso non ci penso. Manca così tanto tempo…”.