Briga molla il rap e il marchio di "Amici". E spara a zero con "Che cosa ci siamo fatti?"

Briga molla il rap e il marchio di 'Amici'. E spara a zero con 'Che cosa ci siamo fatti?'
Briga è lo pseudonimo di Mattia Bellegrandi (29 anni).

Scrollarsi di dosso in un sol colpo due montagne esistenziali come “Amici” e la musica rap non è impresa da poco. Briga, pseudonimo di Mattia Bellegrandi, 29 anni vissuti tra Parigi, la Danimarca e la Roma di Trastevere, se la rischia e lo sa bene. “Vado in perfetta controtendenza. La mia, però, non è una scelta ragionata, ma dettata dall’istinto e dalla voglia di misurarmi in un campo nuovo. D’altra parte sono sempre stato un rapper atipico. I miei pezzi hanno spesso avuto dei ritornelli melodici e quindi credo che in qualche modo fosse un passo preannunciato. In più, ho curato molto la voce, ho studiato e ho imparato a gestirla”.

Il risultato è “Che cosa ci siamo fatti?”, un concept-album di impronta cantautorale con alcuni esperimenti quasi psichedelici (“Overlay”) e ricco di collaborazioni (Boosta dei Subsonica, Fabio Massimo Colasanti, il direttore d’orchestra Enzo Campagnoli e il sassofonista Fabrizio Dottori). “In pratica è la colonna sonora del mio romanzo uscito un anno fa, “Novocaina, Una storia d’amore e di auto-combustione”. I temi sono quelli dell’incomunicabilità, dell’incapacità relazionale dei ragazzi, delle insicurezze”.

Il disco parte con “Se ti sbranassero gli squali”. L’amore a volte può essere doloroso?
“Assolutamente. Il titolo è sulla falsariga di “Se ti tagliassero a pezzetti” di Fabrizio De André. Quello che esprimo nei confronti di una “lei” è un senso di repulsione per come si è comportata, per come mi ha trattato. Anche se poi nel testo mi contraddico e affermo “resterò con te fino a che tutti questi squali se ne andranno via”. Penso comunque che l’amore “bello” non si possa cantare e che forse non sia nemmeno amore. L’amore vero è sempre complicato ed emotivamente difficile da gestire”.

Briga ad "Amici", nel 2015.

Anche la title track “Che cosa ci siamo fatti?” tratta di amore e incomunicabilità. È così difficile amarsi oggi?
“La paura la fa da padrona e ci blocca. Spesso ci si aggrappa ad un’altra persona e non si riesce ad accettare la solitudine come assunto dell’esistenza umana. E si finisce col farsi del male a vicenda. Il fatto è che siamo generazioni allo sbando, abbandonate dallo stato. Viviamo una fase di declino socio-culturale, veloce, quasi implacabile. Spesso mi trovo a ragionare e a cercare di capire quale sia l’obiettivo di una ragazza che passa la sua vita a postare sue foto in bikini sui social o di ragazzi che aspirano al massimo a entrare nella casa del Grande Fratello. L’obiettivo di molti oggi è diventare popolari senza fare nulla, senza perseguire il proprio talento. Prima pensano a diventare famosi e poi a inventarsi qualche cosa pur di mantenere la popolarità acquisita. Così c’è chi va a “Uomini e donne” e poi si inventa deejay, o chi nasce come un youtuber e poi si trasforma in cantante”.

In questa situazione i social sono causa o sono effetto?
“I social sono grosso modo una fogna, da cui esce di tutto. Un posto dove tutti si sentono in diritto di esprimere opinioni su tutto. I social sono pieni di frustrazioni, invidie e cattiverie. Fogne piene di schifezze che fanno male. Sicuramente hanno contribuito allo sfascio che viviamo. Una realtà cibernetica fatta di smile e di confessioni da account nascosti. Poi, certo, ci sono anche quelli che ne fanno un buon uso”.

Nel disco c’è anche una canzone molto intima dedicata a tuo padre, “Ciao papà”.
“È una lettera, quella classica delle parole mai dette. La mia generazione è pervasa dal senso di andare oltre pur di sentirsi vivi e di riuscire a ricordarsi qualcosa di una serata. Ma poi ti accorgi che ciò che conta è la normalità. Con mio padre abbiamo sempre avuto in comune la passione per il calcio e quindi ricordo le camminate sul lungotevere per andare insieme allo stadio”.

Che cosa ti ha lasciato la partecipazione ad “Amici”. Ti piacerebbe essere invitato come ospite alla finale?
“Non sono stato invitato ma mi sembra normale visto i tantissimi pretendenti che ci sono. Certo che mi piacerebbe tornare lì ad esibirmi. Ad “Amici” ho vissuto uno dei periodi più strani e carichi della mia vita”.

Ti ricordiamo piuttosto polemico con alcuni professori della scuola.
“Diciamo che non sempre sono stato ammesso a confrontarmi con dei luminari. Per dirlo in modo educato. Di sicuro non ho mai permesso che si gettasse fango su di me o sulla mia poetica. E se qualcuno on mi rispetta faccio fatica a trovare un punto di incontro”.

“Volevo essere per te” è uno dei brani più poetici dell’album.
“L’ho scritto pensando a quando salivo le scale del portone della mia ex fidanzata e in quel momento abbandonavo tutte le cose che mi facevano soffrire ed ero felice di ripararmi in quel luogo per me confortevole”.

Ora quindi quel luogo non c’è più?
“Troverò di sicuro altre scale”.