Razzismo, 15enne di colore esclusa da una gara canora di Verona "solo per italiani veri"

Razzismo, 15enne di colore esclusa da una gara canora di Verona 'solo per italiani veri'

«Non accetto stranieri”. E ancora: “Italiani si nasce, non si diventa, e si nasce da genitori italiani... io la penso così ed è riservato ad esclusivamente italiani di fatto», tutto in lettere maiuscole. E poi, tanto per essere più chiaro: «Ci sono anche cinesi con cittadinanza italiana ma non sono italiani di fatto...». Un messaggio di evidente stampo razzista che è rimasto memorizzato sull’account Facebook di Dora B., 15 anni, studentessa di un liceo classico veronese, appassionata di pallavolo e musica, italiana ma con la pelle nera perché i suoi genitori, in Italia da oltre 30 anni, sono di origini ghanesi. Il motivo del contendere era la partecipazione della ragazza al “Canta Verona Music Festival”, un piccolo concorso canoro aperto “solo ad italiani”. Come appunto Dora. Peccato che per l’organizzatore le leggi, a partire dall'articolo 3 della Carta Costituzionale, e la cittadinanza italiane non rappresentino quasi nulla: lui vuole appunto “italiani di fatto” che, secondo i suoi personalissimi criteri, non possono avere la pelle nera.

Anziché tacere, ha preferito condividere la sua indignazione

La ragazzina, però, non si è persa d’animo: ne ha parlato con uno dei suoi tre fratelli e ha denunciato l’accaduto sui social. In particolare ha scritto alla pagina "Italiani senza cittadinanza" che hanno condiviso e portato a conoscenza il caso di razzismo. In breve, la sua storia ha fatto il giro dell’Italia intera, suscitando indignazione ovunque e diventando un vero e proprio caso politico che ha fatto scomodare perfino Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. Nel tentativo di spegnere le polemiche sulla vicenda, Zaia ha dichiarato: "Abbiano ben altri problemi che star qui a vietare ad una ragazzina di cantare in un concorso. Si faccia questo atto e si eviti di aprire un'altra polemica, magari con qualcuno che ci venga a dire che per risolvere questi problemi ci vuole lo ius soli". E ancora: "Lo ius soli mi vede contrario, perché il buon senso deve risolvere problemi come questi senza fare delle leggi. Si tratta semplicemente di dare un segnale di civiltà; non si arrivi a dire che serve lo ius soli. Fatela cantare e sia finita qui”.

Le scuse tardive

In effetti l'organizzatore della gara canora, forse per evitare le inevitabili ripercussioni e la pubblicità negativa, ha cercato di correre ai ripari. E, su invito del fratello di Dora, ha chiesto scusa alla ragazzina e le ha proposto di farla partecipare ad altre manifestazioni. Ma ormai era troppo tardi. La storia di Dora è diventata il simbolo dell'emergenza razzismo che si registra nel Bel Paese. E dire, che per non ammeterla alla gara, avrebbe potuto semplicemente appellarsi al regolamento che prevede concorrenti maggiorenni. Requisito, questo sì, che a Dora manca.