Sanremo, ascolti boom. Trionfa Gabbani. Fiorella Mannoia: "La prossima volta state zitti"

di all'inviata Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

Alla fine hanno vinto in tanti e gli ascolti boom dell'ultima sera (oltre 12 milioni di italiani inchiodati davanti alla tv, il 58,4% di share, mai così bene dal 2002) lo confermano. Magia di Sanremo capace di inglobare nel suo formidabile carrozzone sacro e profano, alto e basso, serio e scherzoso e di farne venire fuori un qualcosa di unico. Per dirla con Pippo Baudo, perché “Sanremo è Sanremo”. A trionfare è Francesco Gabbani che infila un uno-due micidiale all’Ariston essendo riuscito a vincere nel 2016 tra le Nuove Proposte e nel 2017 tra i Big. Partiva come outsider ma il suo balletto con lo scimmione e la travolgente “Occidentali’s karma”, capace di mettere alla berlina tutte le fisime orientaleggianti e zen di noi occidentali stressati e modaioli, aveva una marcia in più. Dissacrante e ironica, a ogni passaggio televisivo o radiofonico si guadagnava nuovi adepti incapaci di resistere ad accennare qualche passo di quel micidiale balletto contagioso. Tutti proprio come “la scimmia nuda”. 

Parlano i vincitori - “Dedico la vittoria a chi ha creduto in me, a chi mi sta accanto, alla mia famiglia”, dice ancora visibilmente emozionato, quando raggiunge la sala stampa. “Io non me l’aspettavo per niente anche se in un angolino del mio cuore ci speravo”. Probabilmente lo stesso angolino che coltivava Fiorella Mannoia, data per vincitrice e quindi, giustamente un po’ sfavorita da tanta sicurezza. Ma “Che sia benedetta” è una canzone destinata a durare, un inno alla vita da ascoltare come mantra mattutino quando l’umore è sotto i piedi e la fatica si fa sentire. E Fiorella, che di canzoni entrate nella storia della musica italiana se ne intende,  sa che quella del tempo è la vittoria più dolce da assaporare, perché è quella più vera. Anche se poi, scherzosa nella sua signorilità, avverte i giornalisti con un sorriso e l’occhiolino: “La prossima volta però non ditelo più che vinco io”.

Al terzo posto c’è Ermal Meta, cantautore albanese naturalizzato italiano, talentuoso e molto apprezzato anche come autore, con “Vietato morire”, un pezzo che racconta gli abusi subiti in famiglia, commovente e autobiografico. “Un inno alla disobbedienza perché alla violenza bisogna avere il coraggio di dire basta quando senti che ti sta comprimendo l’anima. La mia dedica va alla persona che mi ha insegnato a disobbedire, mia madre”. Tre pezzi diversissimi, tre pezzi che ascolteremo tantissimo e che suggellano il 67° Festival della Canzone italiana. Quello delle larghe intese, quello capace di mettere insieme il numero 1 della Rai con la numero 1 di Mediaset e di vederli crescere insieme giorno dopo giorno, senza snaturarsi, ma proteggendosi l’uno con l’altro. È stato così anche durante la finale. Un sodalizio suggellato tra le risate da Gepi Cucciari che li ha resi protagonisti di un siparietto strappalacrime (e risate) ribattezzato "Sanremo per te", versione Rai del programma culto della De Filippi.

Vince Maria De Filippi, definitivamente umanizzata dalla cura festivaliera. Non più cyborg acchiappa-ascolti, ma donna di spettacolo finalmente morbida nel lasciarsi condurre dalle emozioni, negli abbracci ai protagonisti, nei baci alle rockstar e nell'intesa con i colleghi. Fedele a se stessa nell'ostinazione con cui riesce a essere la prima conduttrice della storia del Festival a non scendere le temutissime scale ("non ne sono capace"), ma rinnovata nello sguardo auto-ironico con cui mostra le sue legittime fragilità.

Vince Carlo Conti, definitivamente assurto al ruolo di fuoriclasse e non più soltanto "bravo presentatore". Capace di fare da spalla ai comici ma anche di sottlineare le emozioni dei super ospiti, senza mai perdere il ritmo e soprattutto il sorriso,  nonostante il fuoco di fila di provocazioni e rumors velenosi al quale è stato sottoposto per settimane. Va a finire che il vero cyborg è lui.

Vince Maurizio Crozza finalmente rappacificato con quel palco che qualche anno fa lo aveva fischiato. All'ultima sera si materializza all'Ariston rispolverando una delle sue maschere più riuscite, quella imparruccata del senatore Razzi e mena fendenti a destra e a manca, capace di raccontare le idiosincrasie della politica così come quelle festivaliere. Sgrida Carlo Conti che gli anticipa una battuta e dà 10 euro a Maria De Filippi: "Non lavorare gratis, è diseducativo per i bambini". Poi la bacia urlando: "È tutto finto".

Vince Zucchero, super ospite italiano e internazionale insieme, che regala alla storia di Sanremo uno dei momenti più alti e commoventi con quel duetto virtuale con il grande Luciano Pavarotti sulle note di "Miserere" salutato da una standing ovation. Zucchero qui a Sanremo ci aveva lasciato le penne. "le prime due volte passai inosservato. Poi con Donne, arrivato al penultimo posto, qualcosa cominciò a cambiare. Ma se oggi mi presentassi in gara, mi farebbero fuori subito". E racconta la genesi di quel capolavoro che è "Miserere" e come riuscì a convincere il grande Pavarotti a interpretarla con lui:  "In quel periodo ero depresso e leggevo Bukowski perchè stava peggio di me. Fu così che nacque "Miserere". Da subito però mi fu chiaro che l'unico che poteva cantarla con me era Big Luciano. Mi presentai a casa sua  e quando mi disse che era troppo impegnato per riuscire a trovare il tempo di registrarla presi la cassetta e la buttai nel suo caminetto acceso. "Ma cosa fai? Sei pazzo? Big Luciano non sapeva che in macchina di cassette ne avevo altre due".

Vince soprattutto il Festival, capace ancora una volta di essere l'unico vero grande evento dello spettacolo italiano, di raccogliere ascolti da record, di guadagnare soldi con la pubblicità e di farsi specchio della vita. Accoglie le storie di straordinaria normalità e la grande musica e regala emozioni. Ha 67 anni ma sembra un ragazzino.