Mariano Sabatini torna con il suo cronista investigativo: "Stavolta è sulle tracce di un serial killer"

Intervista al giornalista e critico tv che ha pubblicato il suo secondo romanzo "Primo venne Caino": "Con Leo Malinverno do vita a un personaggio seriale che non è il solito commissario"

Mariano Sabatini torna con il suo cronista investigativo: 'Stavolta è sulle tracce di un serial killer'
TiscaliNews

Non è facile farsi largo e distinguersi in un panorama editoriale tanto affollato e concorrenziale, ma sembra proprio che Mariano Sabatini ci sia riuscito con il suo primo romanzo, “L’inganno dell’ippocastano”, con il quale solo lo scorso anno si è aggiudicato il premio Romiti e il prestigioso Flaiano opera prima, dopo aver conquistato migliaia di lettori. Due edizioni in due settimane. Ecco perciò il nuovo titolo del giornalista, critico tv e scrittore romano, da poco nelle librerie: “Primo venne Caino”, pubblicato sempre da Salani, e con lo stesso protagonista, Leo Malinverno. Uno scaltro, strafottente, fascinoso e talentuoso cronista investigativo, in forza al quotidiano capitolino Il Globo. Dopo aver risolto, nella precedente storia, il caso del candidato sindaco di Roma, trovato sgozzato e con gli occhi cavati nello studio della sua villa in collina; stavolta Malinverno è addirittura sulle tracce di uno spietato serial killer che fa fuori una dietro l’altra persone tatuate. "Il fatto che in Italia ci siano stati serial killer, pensiamo al Mostro di Firenze, e ce ne siano in attività rende la storia verosimile e, come mi ha fatto notare un’amica, ancora più terrificante".

 Tra tanti commissari, un giornalista nella narrativa di genere.
"Sì, l’intento era quello di dar vita a un personaggio seriale che non fosse il solito commissario alcolizzato o un maresciallo con il cinto erniario. Malinverno fa il mestiere di procacciatore di notizie, è credibilissimo dunque che incappi in storie di morti ammazzati. Lui poi scrive, nella finzione narrativa, anche libri-inchiesta, il che lo porta in conflitto con i cosiddetti poteri forti o con la criminalità organizzata. Non è il signore in giallo della situazione che porta tanti cadaveri quanta sfiga ovunque si trovi. Tanto per capirci, non leggerete mai, nei miei romanzi, di Malinverno in crociera con un cadavere rivenuto nella cambusa".

Che tipo di uomo è il suo Malinverno?
"Potrei dire, mutuando Flaubert, Malinverno c’est moi. Me lo sono fatto a mia immagine e dissomiglianza, perché se fisicamente è identico a Luca Argentero (per inciso, l’attore ha letto e apprezzato i romanzi, ndr), caratterialmente è molto simile a me. Sensibilità, slanci, cuore, gusti culturali, amore per la cucina e per le donne… Lui piace anche molto alle donne. È meno stanziale di me, prende e parte. A differenza mia crede poco nell’amore e riesce ad apprezzarlo solo quando lo perde, a distanza di sicurezza, cioè".

Lo si potrebbe definire un supereroe?
"Direi proprio di no, è invece un giovane uomo, forse un po’ immaturo, pieno di dubbi e di senso di inadeguatezza. In questo secondo romanzo poi, al di là del giallo, l’ho voluto mettere in difficoltà, con il padre che gli piomba in casa dopo anni e l’amica e collega malata gravemente. Oltre alle sfide professionali, perciò, anche quelle umane. Per chi sa coglierle".

Primo venne Caino, a differenza dell’altro romanzo più noir, è un thriller.
"Salani ha voluto dare questa etichetta e a me è andata bene. Ma quando finisco una storia non so mai a quale genere afferisca. In Italia poi questa moda di collocare i romanzi nella dimensione “di genere” può indurre a considerarli di serie minore, c’è una sorta di insopprimibile pregiudizio. Come se, sapendo che si tratta di un giallo e di un poliziesco, ci si possa esimere dal leggere “Il nome della rosa” di Eco o “Il giorno della civetta” di Sciascia. I romanzi vanno giudicati per come sono scritti e per le emozioni che suscitano. Io cerco in tutti i modi di sedurre i lettori, di tenerli avvinti. La suspense è solo uno degli strumenti di seduzione".

Dopo questa storia si diffonderà il panico tra le persone tatuate?
Come insegna la letteratura criminologica, i serial killer non scelgono a caso le loro vittime ma hanno in testa un preciso disegno, un progetto macabro. Malinverno cerca di decrittarlo per dare un volto all’assino. Dietro c’è però una riflessione di tipo sociologico, e infatti su Amazon il romanzo è stranamente tra i primi nella categoria Sociologia".

Altre storie di Malinverno in cantiere?
"Spero intanto di poter dare presto una notizia prestigiosa che riguarda i due romanzi già editi. Per quanto riguarda il futuro di Malinverno, il finale della seconda storia si riallaccerà all’attacco della terza che sto scrivendo. I lettori m’incalzano e io non voglio deluderli".