"Capra, cervello di gallina, scimmia, tu zoc..a devi penzolare": quell'enciclopedia di odio social siamo noi

Sapiens di Luz è un progetto di racconto dell'attualità che va contro i titolacci ad effetto e riparte dalla credibilità. Cominciando a spiegarci come il social network ci stia facendo regredire fino alla rissa continua

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

E' ufficialmente cominciata la guerra degli haters. Gli odiatori social, i leoni da tastiera che non aspettano altro che vomitare insulti e sospetti maligni contro tutti. Generalmente si parte con i politici e le celebrità. Ne sa qualcosa Virginia Raggi, sindaca di Roma, che sembra abbia tutte le colpe degli innumerevoli problemi che si sono moltiplicati per anni nella Capitale, ne sanno moltissimo attrici, modelle (sì, il genere femminile è molto più odiato di quello maschile, e spesso l'odio proviene da altre donne). E anche persone che si sono esposte per un ideale di pari diritti (vedi le frasi che inneggiano allo stupro dell'azzurra paralimpica di scherma, Bebe Vio) o perché tradite da amici o fidanzati che hanno pubblicato in Rete i video in cui facevano sesso (il caso di Tiziana Cantone, che si è impiccata per la vergogna). Una questione che chiama in causa i media, l'informazione, il modo in cui video, meme e post "virali" vengono gestiti. Perché in nome dei titoli acchiappaclick (il cosiddetto clickbaiting) e dei contenuti di facile intrattenimento cresce la tendenza all'odio, al bullismo, e alla disinformazione.

Un video contro l'hate speech

Prova a invertire la tendenza Luz, società specializzata nella consulenza e creazione di contenuti editoriali che conta su un network mondiale di più di 400 autori, foto e video reporter. E comprende lo storico archivio fotografico Grazia Neri. Luz ha creato il progetto multimediale e social Sapiens, che si schiera contro il bullismo e gli "odiatori" social. Lo fa a partire da un video, Thanks for the hate speech che riassume tutti gli insulti che si sono generati attorno a fatti di cronaca negli ultimi mesi. Con ironia, e con un finale beffardo. Ma non è tutto. Ne abbiamo parlato con Alice Siracusano, Ad di Luz e a capo del progetto Sapiens.

Alice, avete una strategia per contrastare gli zeri del mondo che credono di diventare qualcuno a forza di grida e insulti sui social network. A parte il corto Thanks for the hate speech, come procederete?
"Il progetto Sapiens di Luz nasce con l'obiettivo di tornare all'informazione di qualità. Non lo diciamo soltanto noi, sono gli stessi padroni dei grandi network, da Google a Facebook fino a Bezos con il Washington Post, a dire che il futuro sarà fatto di notizie con vero peso specifico, verificate, approfondite, credibili. Dunque tutto il "rumore" che oggi va per la maggiore è destinato a finire. Anche in termini di business. Quindi offriamo ciò che produciamo a piccoli e grandi editori. Quando parliamo di qualità, parliamo di approfondimento. Non di titolacci urlati, e poi una volta che ci clicchi su, trovi storie di dubbia credibilità oppure gossip offensivi. L'esigenza di comunicare e informarsi è cambiata, chi prima si muove su questa strada potrà recuperare la credibilità che i grandi giornali e le tv storiche rischiano di perdere".

Fin qui le buone intenzioni. Più nel concreto?
"Stiamo allestendo una serie di pagine social tematiche, dedicate a temi specifici, che diventeranno l'arcipelago in cui ci muoveremo con i nostri inviati e videomker. La credibilità viene prima della viralità. Per poterci permettere di dire questo a chi legge e guarda, dobbiamo porci in modo credibile. Andando a raccontare storie reali, con protagonisti reali, e documentando il tutto in modo rigoroso. Sia quando si parla di sessismo che di bullismo, oppure quando mostriamo come si vive e cosa accade in quelle zone del mondo di cui tutti parlano, ma spesso facendo disinformazione. Come l'Africa o il Medio Oriente. Stiamo producendo tutto questo materiale. Ad esempio con lo scrittore e sceneggiatore Diego Cajelli abbiamo approfondito il tema della violenza su Internet, partendo dal suo Manuale illustrato dell'idiota digitale. Lui ha sezionato tutti i modi in cui la gente, alle prese con i social, diventa stupida, in modo pericoloso. 

Altra guerra in corso è quella all'accoglienza dei migranti. Va sempre di moda lo stereotipo: "Lo Stato gli paga 30 euro al giorno per non fare nulla e non aiuta gli italiani".
"E' una delle storie che stiamo cercando di raccontare con i nostri autori e reporter. C'è un ricco archivio fotografico che dice in modo chiaro cosa succede nella vita di quelle persone che lasciano i posti in cui sono nati e vissuti, per tentare di sopravvivere dalle nostre parti. E una rete di collaboratori che ci offrono la loro esperienza. Faccio l'esempio di un nostro format video, chiamato Wilson. Sono micro racconti in video fatti da Dino Lanzaretti, che ha abbandonato la sua professione per andare a visitare in bici le zone del mondo di cui sentiamo spesso parlare in modo stereotipato. Il suo racconto in diretta è suddiviso in puntate brevissime, trenta secondi o poco più, e i video sono realizzati con taglio verticale, pensati già per essere visti su smartphone. Potrei fare molti altri esempi, io vengo da Google e so come vanno pesati i click sul Web. Il numero di condivisioni, sbandierato da molti, è ingannevole. Molta gente condivide ma non legge quel che ha condiviso, spesso si fermano al titolo, o a un frammento di titolo. La loro interazione è minima. Perciò grandi numeri, analizzati meglio, poi si rivelano piccoli così. E' importante l'analisi del singolo click. Da dove proviene, per quanto tempo una persona si è soffermata su quel contenuto, e cosa ne ha fatto a sua volta. L'analisi della credibilità, appunto".