Il bambino e l'ultimo viaggio nella foresta: lo struggente addio di un maestro

Un romanzo a fumetti bellissimo ed emozionante. L'opera definitiva di un artista unico, stroncato troppo presto dalla malattia. La recensione

Dettaglio di una tavola del romanzo disegnato di Taniguchi. A destra, l'autore
Dettaglio di una tavola del romanzo disegnato di Taniguchi. A destra, l'autore
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Un terremoto che squassa i paesi immersi nel verde. Una foresta che emerge dal nulla. Un luogo di incanto che "parla" in mille modi. E sembra abitato animali mai visti prima. Fra i tanti già conosciuti. E un bambino che ha perso quel che gli restava in quel sisma. Dopo aver perso la mamma. Comincia una nuova vita, e comincia dal dramma, dallo spostameto forzato in casa di nonni amorevoli. In una scuola mai vista prima, tra compagni sospettosi e inclini al bullismo. Fino a quando è proprio la natura a dare al piccolo Wataru una forza che non avrebbe mai sospettato di poter sentire dentro di sé. E' la storia di un incanto, La foresta millenaria. L'ultimo romanzo disegnato di Jiro Taniguchi, rimasto incompiuto quando la malattia ha colpito il maestro della narrativa illustrata e se lo è portato via a febbraio del 2017. L'edizione, accuratissima ed elegante, dei tipi di Oblomov, restituisce tutta l'emozione che si sprigiona dalle tavole di Taniguchi. Il suo amore per le vicende intime, la sua ossessione gentile per il rapporto tra gli esseri umani e la natura. 

"Continua ad arrampicarti, puoi farcela"

C'è una sequenza bellissima e centrale ne La foresta millenaria. E' un rito di accettazione e di passaggio a cui deve sottostare il bambino finito in una terra di nessuno. Certo non la sua terra. Quando, per resistere alla nostalgia e ai pensieri tristi, passeggia per i boschi mozzafiato della foresta (e si sprigiona tutta la potenza lirica del tratto, delle inquadrature e dei colori di Taniguchi), viene sorpreso dai bulli. Gli altri bambini sfidano Wataru ad arrampicarsi sul grande Sem, il gigantesco albero che regna in quel mondo incantevole e forse un po' inquietante. L'impresa sembra impossibile. Ma mentre il piccolo tentenna, è l'albero a chiamarlo, a incoraggiarlo perché abbandoni la paura e si arrampichi fra i suoi rami. Wataru va su, sempre più su, fino a dove nessuno aveva mai osato, gli altri bambini sorpreso e spaventati sono costretti ad accettarlo, a rispettarlo. E lui comincerà a scoprire cose di sé straordinarie, e capirà poi che riguadano altri membri della sua famiglia. 

Un artista unico

Definire Jiro Taniguchi un autore manga, una firma del fumetto giapponese, è parziale e impreciso. Il suo stile, che rispetta la tradizione di quello nipponico, nel corso degli anni di una carriera faticosa e luminosa, si era ibridato con quello dei maestri francesi. Era diventato la fusione di Oriente e Occidente. Indagando in modo meraviglioso l'animo umano e la bellezza che spesso si nasconde nelle cose apparentemente semplici, come una passeggiata, il ritornare nei luoghi in cui si è cresciuti, cercare l'armonia con una natura ferita, trovare un senso compiuto al proprio presente dopo aver indagato profondamente sul passato. Racconti disegnati come L'uomo che cammina, Quartieri lontani e La vetta degli dei sono di dritto nella storia della grande narrativa. E pluri-premati. La foresta millenaria doveva comprendere altri libri, dove si sarebbe sprigionato il tema della difesa dell'ambiente, della rapacità umana e dell'intesa fra il bambino protagonista e di una coetanea, impegnati nella missione apparentemente impossibile del fermare lo sfruttamento minerario selvaggio della foresta comparsa dal nulla. Oblomov pubblica schizzi, tavole preparatorie. Anche questi bellissimi.Ciò che rende l'addio di Taniguchi ancora più amaro, con dentro la nostalgia pungente di ciò che ancora avrebbe potuto raccontare. 

Un altro particolare de "La foresta millenaria"