Addio Hefner: è morto l'uomo che amava le donne. Ma il porno online lo aveva già ucciso

Il fondatore dell'impero di Playboy si è spento a 91 anni. Ritratto di un libertino che ha sfidato censura e processi, e si è scontrato a lungo con le femministe

di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Levare le donne nude dalle copertine. Già pensare a questa pensata di The Hef, l'uomo che aveva sfidato per decenni il perbenismo e la censura, fa capire quanto l'impero di Playboy da lui fondato stesse cedendo sotto i colpi di Internet. E dell'hard disponibile gratis, in ogni sua variante, su smartphone e tablet. La scomparsa di Hugh Hefner a 91 anni è solo l'atto finale di una parabola discendente negli ultimi anni. Ma la rivista patinata e gaudente più famosa del mondo ha lasciato un segno sulla cultura di questo pianeta che resta indelebile. E che continua ad avere un peso importante. Perché considerare Playboy come rivista per sporcaccioni che vogliono vedere le donne nude è quanto di più stereotipato e miope si possa pensare.

Sorvegliatissimo

Playboy è diventato l'arma di distruzione perfetta di tutti i sessismi, i bigottismi e le repressioni sessuali della seconda metà del Novecento, e ha abbattuto il puritanesimo protestante tipico degli americani. Su Playboy è comparsa la prima coniglietta islamica, libera di far fotografare la propria nuda bellezza, su quelle pagine è stata fotografata la prima trans diventata stella di copertina di un mensile già diffusissimo. Nelle sue tv, Hugh Hefner ha ospitato esponenti della comunità afroamericana quando era considerato oltraggioso e sconveniente. Sempre dalla parte della liberazione sessuale, del femminismo più aperto, e perciò sempre osteggiato dalle femministe più intransigenti che gridavano il loro diritto di bruciare i reggiseni e poi coprivano il corpo con vestitoni informi, presentandosi spettinate e struccate per andare contro lo stereotipo di oggetti del desiderio maschile, Hefner sulle pagine di Playboy ha ospitato reportage e contributi culturali formidabili. Citiamo in breve alcune prestigiose firme: Jean Paul Sartre, Malcolm X, Bertrand Russell, Ray Bradury (fu Hefner a sdoganare al grande pubblico il capolavoro Fahrenheit 451), Vladimir Nabokov (autore di Lolita), Saul Bellow, John Updike, Joyce Carol Oates. Fu Playboy a stampare la confessione privata del presidente americano Jimmy Carter, che parlava apertamente dei propri fantasmi sessuali e dei desideri vissuti fra clandestinità e colpa. Il mensile con il coniglietto stilizzato debuttava nel 1953 tra scandali e successi, attestandosi presto attorno al milione di copie vendute. Le celebri mansion, le case dei piaceri e dei divertimenti, furono presentate per la prima volta nel 1960. L'immagine di uomo che se la gode, circondato da bellezze e amante del sesso, della cultura e dell'intrattenimento di lusso, si incarnò definitivamente in Hef, tra molti processi, campagne di discredito delle femministe più integraliste e la sorveglianza imposta dall'Fbi di Hoover già negli anni Cinquanta.

Vergine fino a 22 anni

Prima di tutto questo, Hugh Hefner era stato un bambino mite dall'immaginazione sfrenata, disegnava fumetti horror, e dopo il servizio militare, mentre lavorava come addetto agli imballaggi, il suo talento grafico gli permise di avvicinarsi all'editoria, disegnando pubblicità per Esquire. Vergine fino ai 22 anni, sposò la sua fidanzata storica, Millie Williams. L'idea di fondare Playboy gli venne in mente partendo da quel che il mercato offriva: settimanali retrogradi, maschilisti e puritani, oppure periodici pieni di sozzerie pornografiche che non avevano niente dell'eleganza e della cultura del godimento come la intendeva lui. Playboy, creato con 600 dollari di risparmi personali e qualche migliaio offerto da finanziatori privati, inclusa la madre di Hugh, fu un boato e una luce accecante. Sorretto dalla dichiarazione programmatica secondo cui la società era colpevole di applicare una morale antica al sesso in pieno Novecento, di impedire l'aborto, l'uso libero e controllato di marijuana e la rappresentazione del corpo in modo desiderabile e artistico, Hef divenne un rivoluzionario e un protagonista di battaglie sociali che negli anni Sessanta erano nuove e dirompenti. Nel corso del tempo sarebbero state superate, o messe in secondo piano dagli affari, dalla ricchezza e da un modello (quello del gaudente libertario che ti fa comprare la sua idea di libertà, che ti invita a far parte dell'edonismo globale, in una società idealizzata fondata sul binomio del maschio playboy che conquista le donne) ormai superato. 

L'altra faccia della medaglia

Le battaglie di Hefner contro le femministe sono nella storia del Novecento, ed è una guerra mai sopita. Specie quando l'ansia libertaria di Playboy si è ridotta a una serie di affari costruiti su casinò, show televisivi, resort a tema e reality show televisivi che vivevano di nuovi stereotipi, quelli creati dall'impero delle conigliette. Una delle quali in particolare, Holly Madison, descrisse Hefner come un manipolatore, sessualmente poco attivo, ma che viveva della sua immagine (la vestaglia di lusso, la pipa, le foto attorniato dalle bunnies) e costringeva per contratto le bellissime che lavoravano per lui a vivere in perenne posa, assecondandone la vanità. Nei primi anni Duemila, Playboy ha sbandato nel porno, proponendo contenuti molto più hard del solito sul suo sito a pagamento, nel tentativo di contrastare il proliferare di community del sesso a luci rosse. Una battaglia persa, lontanissima dalla bellezza dirompente del nudo di Marilyn Monroe esibito in una copertina incendiaria decenni prima. Da lì, la decisione di togliere le donne nude dalle cover, un'assurdità poi rientrata dopo poco tempo. Oggi Hef, l'uomo riservato ma audace, che come raccontarono i suoi collaboratori, licenziava sui due piedi chi abusava di alcol e droghe, ma si tirava su con Pepsi e anfetamine, viene sepolto al Memorial Park di Los Angeles, e lascia un impero che vive della propria memoria, celebrando su Internet i tanti scoop e i servizi fotografici che cambiarono l'immaginario globale. Qualche decennio fa.