Stefano Rulli: "Ho scritto "La Piovra" e "La meglio Gioventù" ma la storia che avrei voluto scrivere non è mia"

Lo sceneggiatore che in coppia con Sandro Petraglia ha firmato i film più importanti della storia recente del cinema e della tv racconta come nasce una storia

di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia Su Fb

Il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Sandro Petraglia ma soprattutto alla storia del cinema e della grande serialità televisiva italiana. Stefano Rulli, che Tiscali.it ha intervistato a La Maddalena durante l'ultima edizione del Premio Solinas, ha firmato "La Piovra" così come "La meglio Gioventù", "Romanzo Criminale" così come "Il ladro di bambini" di Amelio, "Pasolini, un delitto italiano" di Marco Tullio Giordana così come "Il muro di gomma" di Marco Risi ma anche "Il portaborse" e "La scuola" di Daniele  Lucchetti e via scrivendo e sceneggiando, di successo in successo. Al suo attivo, tra l'altro, ben quattro David di Donatello, oltre che la presidenza del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo del MIBACT, dopo quella del famoso movimento dei "Cento Autori".

Sullo sfondo del tramonto infuocato di Punta Tegge a La Maddalena, Stefano Rulli racconta come nasce una storia. "Per me è sempre frutto di un'emozione e spesso scatta da una chiacchierata con altri autori. In passato era proprio un metodo di lavoro usato da grandi come Age e Scarpelli, Benvenuti, De bernardio Suso Cecchi d'Amico. Una condivisione di impressioni e di intuizioni, al punto che a volte è difficile distinguere chi sia il vero creatore di un'idea. Altre volte l'idea nasce da un'esperienza personale. A me è successo nel caso de "La meglio Gioventù", sicuramente la storia che mi appartiene di più tra quelle che ho scritto. Ci ho messo 20 anni, insieme con Sandro Petraglia, a scriverla perché cercavamo una chiave per raccontare quella generazione uscita dal '68 che non erano né terroristi, né figli dei fiori né disoccupati. A volte, più raramente, ti capita l'idea delle idee. A noi è successo con Carlo Mazzacurati quando abbiamo scoperto che ci sono dei tori da monta che valgono più di un quadro di Van Gogh. Ci sembrava impossibile e invece c'è tutto un mercato pazzesco con tanto di foto di questi animali, come fossero delle star del cinema. Da lì è nato il film "Il toro".

Rulli parla anche della spinosa questione del raccontare i mafiosi e in generale la criminalità organizzata: "In questi giorni si parla tanto della possibile scarcerazione di Totò Riina e credo che varrebbe la pena racconatare anche questo aspetto della carcerazione e del 41 bis". E sull'accusa che spesso viene rivolta agli sceneggiatori, nel rendere eroi questi criminali, sottolinea: "Cerco sempre l'analisi e non il giudizio. In certi casi, poi, come avvenne per "La Piovra" il nostro lavoro è fondamentale per far capire al grande pubblico come avvengono certi fenomeni. Ad esempio, come si fa a spiegare il riciclaggio del denaro fatto dalla mafia? Noi lo risolvemmo con la scena delle mele e credo sia stato importante raccontarlo al grande pubblico".

Rulli, nell'intervista concessa a Tiscali.it, parla anche della nuova generazione di autori e dell'importanza della collaborazione reciproca con chi ha più esperienza: "In questo senso il Premio Solinas, che fa incontrare nuovi talenti con chi ha più esperienza, è un unicum molto importante". Infine, confessa queale sia la storia divenuta un film dal successo mondiale che avrebbe voluto scrivere lui.