Sabelli Fioretti: "Io anziano cialtrone tra gli youtuber decerebrati. Un giorno da pecora? Mi manca moltissimo"

"All'inizio eravamo cattivi. Poi ci siamo affezionati a gente come Gasparri, Giorgia Meloni e Cirino Pomicino: quando arrivi a quel punto te ne devi andare": intervista al giornalista e conduttore radiofonico

di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

Si definisce “giornalista, conduttore radiofonico, ortolano, vignaiolo, viaggiatore e fancazzista”. In questo ordine. “Sembra una contraddizione perché uno che fa tutte queste cose non è certo un pigro, ma per me "fancazzista" significa fare quello che ho voglia di fare in quel momento in cui lo sto facendo. Che so, magari sto scrivendo e non ho più voglia? Allora mi metto a potare le vigne. Una libertà che uno scrittore vero non può permettersi perché la scrittura è prima di tutto disciplina”. Ama il paradosso Claudio Sabelli Fioretti, così come la provocazione. La stessa che per tanti anni ne ha fatto una formidabile penna del giornalismo italiano, migrante da un giornale all’altro (Panorama, Repubblica, l’Europeo, Cuore, Corriere della Sera, Sette, “in tutto una ventina, dai quali sono sempre stato rigorosamente cacciato”) e la stessa che dal 2005 esercita in radio, prima per otto anni in “Un giorno da pecora” e ora, da un anno e qualche mese, in “ME anziano YOUtuberS”, tutti i giorni in onda alle 23,30 su Radio2.

"Gli youtuber? Sono vecchi e conservatori" - Un’ora e mezza di chiacchiere e confronti partendo dallo scontro-incontro generazionale tra lui, 72 anni, l’anziano, come ha iniziato a definirsi proprio in “Un giorno da pecora”, Claudio  Di Biagio (“youtuber ormai dimissionario”) e Federico Bernocchi, spettatore onnivoro di cinema ed ex “Canicola”, sempre su Radiodue. “La cosa stupefacente è che alla fine questi giovani sono dei vecchi, dei conservatori. E io invece, che teoricamente sarei il vecchio, sono il pazzo, l’anticonformista, l’unico che dice le parolacce. La verità è che questi youtuber una volta raggiunta la supposta fama di cui godono sono disposti a tutto per difenderla. Possono uccidere per un like. Io invece in quanto vecchio ho perso il senso del pudore, non faccio più l’ipocrita. Un giovane non dice mai ciò che pensa se è scomodo perché perde un voto, un follower”.

Il discorso arriva alla youtuber più detestata del momento, quella Greta Menchi entrata nella Giuria degli Esperti di Sanremo e insultata per giorni sui social perché non ritenuta all’altezza del compito. Con lei se la sono presa pure i bocciati eccellenti, come Gigi D’Alessio. Sabelli Fioretti naturalmente non ha pietà e spara: “Secondo me non c’è bisogno di capirne di musica per fare il giurato a Sanremo. Detto questo, noi Greta Menchi la prendiamo in giro un giorno sì e l’altro pure. La mettiamo sullo stesso piano di Sofia Viscardi, Cicciogamer89, Favij: tutta gente che io fin dal primo giorno ho definito dei decerebrati. Povera ragazza. Mi fanno un po’ tenerezza questi giovani che credono di aver ottenuto la fama perché vanno in un supermercato e hanno 200 ragazzini di 8 anni che vogliono fare il selfie con loro. Sono convinti di essere famosi perché hanno un milione di visualizzazioni ma le visualizzazioni sono delle scemate. È un click che non conta niente. Tornando a Sanremo, è chiaro che la presenza di Greta Menchi in giuria è una “captatio benevolentia” nei confronti dei giovani e infatti ha vinto Gabbani, uno che per mia madre non è un cantante”.

"Un giorno da pecora? Non riuscivamo più a essere cattivi" - Sabelli Fioretti nella videointervista concessa a Tiscali.it parla anche della sua decisione di lasciare un programma di successo come “Un giorno da pecora”: “Mi manca moltissimo. Non tanto il programma in sé quanto il gruppo di lavoro che si era creato. Ma il programma non mi piaceva più. Non mi piaceva più la noia della politica. Il fatto che i politici grossi non venissero più perché avevano paura o che gli altri venissero perché non gliene fregava niente. E poi eravamo diventati troppo buoni. All’inizio eravamo cattivi. Poi pian piano ci siamo affezionati a Gasparri, a Giorgia Meloni, Cirino Pomicino. Capisci? Non è possibile. Quando arrivi a quel punto te ne devi andare. Poi tra un anno magari me ne andrò via anche da qua. Bisogna cambiare”.

"Cuore" e il giornale di satira che non s'ha da fare - A uno che è stato direttore di “Cuore”, non si può non chiedere se oggi ci sia spazio per un giornale satirico: “Rispondo come risponde Michele Serra, direttore di Cuore prima di me, quando gli fanno questa domanda. I giornali satirici nascono intorno a un gruppo, a un’idea e in un momento particolare. E ora non c’è né un’idea, né un gruppo né il momento particolare. Di satira oramai sono pieni tutti i quotidiani, dal Corriere alla Stampa. Anche se poi a bene vedere è una satira di bassissimo livello, anzi più che altro è umorismo. E poi appena c’è qualcuno che fa satira vera tutti insorgono con quel “c’è un limite a tutto”. E invece come tutti sanno la satira è tale solo se non ha limiti”.