Dieudonné torna in scena ma il menù è lo stesso: odio contro ebrei e gay

Dieudonné torna in scena ma il menù è lo stesso: odio contro ebrei e gay
Redazione Tiscali

Dieudonné, il controverso comico francese, è tornato sulle scene ma il suo menù non è cambiato: anche nel suo nuovo spettacolo intitolato “La guerre” deride e offende ebrei e gay e riesce a prendere di mira perfino le donne vittime di stupri. Il comico, il cui nome per intero è Dieudonné Mbala Mbala, nel novembre del 2015 era stato condannato dal Tribunale di Liegi a due mesi di prigione e a una multa di 9.000 euro per incitamento all'odio e alla diffusione di discorsi discriminatori, antisemiti, negazionisti e revisionisti durante uno spettacolo a Herstal il 14 marzo 2012. A niente era servito il suo ricorso alla Corte di Strasburgo in nome della libertà di espressione: la Corte aveva rigettato in via definitiva il suo ricorso contro la condanna per offesa pubblica nei confronti degli ebrei bollando il suo spettacolo come “una dimostrazione di odio e di antisemitismo”.  Nello stesso anno era finito nei guai, accusato di fare “apologia del terrorismo”, per un suo post su Facebook nel quale si dichiarava “Charlie Coulibaly”, mettendo cioè sullo stesso piano il giornale assassinato e uno dei suoi assassini. A fine 2013 l’allora governo francese tentò di fermare i suoi spettacoli perché come aveva segnalato il ministro dell’Interno Manuel Valls “non bisogna confondere la libertà d’opinione e l’antisemitismo, il razzismo e il negazionismo”. Ma le accuse e le polemiche non si fermano qui: la figura di Dieudonné ha assunto i contorni dell’agitatore politico fin da quando, in uno sketch tv, si presentò in abiti da ebreo ortodosso e salutò con braccio teso e grido: “IsraHeil”, fondendo cioè il nome di Israele a quello del saluto nazista.

Ora invece, con la “Guerre”, come rende conto il Corriere delle Sera, Dieudonné è riuscito a tornare in scena e ovunque registra il tutto esaurito, facendo parlare di sé e offendendo i politici francesi a cominciare dal premier Macron che lui chiama Petite pedale (“il frocetto”). Sul palco echeggiano le sue battute complottiste sul Bataclan (“che è a 800 metri eppure ero qui e non ho sentito niente”), sulle donne che nei conflitti vengono stuprate (dovreste svegliarvi e giocare d’anticipo”), sugli ebrei Attali e Rothschild trattati come profittatori di guerra e sulle vittime del genocidio che secondo lui “piagnucolano”.

Nel finale Dieudonné non disdegna di fare pubblicità al suo merchandising (tazze, magliette  e magneti per il frigorifero) e racconta di aver assunto come venditore Nolan, un ragazzo che venne condannato per aver dato uno schiaffo a Valls: “Sì, lo abbiamo assunto; ora sapete quello che dovete fare per entrare nella nostra equipe”.